Lo sguardo della Regione sul voto di Oristano
di Alessandro Pirina
Centrosinistra diviso nel capoluogo: il Pds non appoggia il candidato del Pd Il centrodestra cerca la riscossa dopo vari ko, i grillini in corsa solo in due centri
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SASSARI. Definirlo un test per la Regione e le forze di opposizione forse è un po’ esagerato. Troppo pochi i Comuni al voto, e soprattutto un solo capoluogo di provincia. Ma proprio al risultato di Oristano si potrà dare una lettura sulla salute delle forze politiche isolane. In particolare sul centrosinistra che governa la Regione, alle prese con l’ennesima crisi dopo l’uscita di scena di Paolo Maninchedda. E proprio il suo Partito dei sardi a Oristano punta su un candidato diverso da quello del Pd. Ma le elezioni di domani saranno un test anche per il centrodestra, che cerca la rivincita a Oristano dopo che 5 anni fa, al termine di una lunga permanenza al governo della città, non riuscì nemmeno ad arrivare al ballottaggio. Tra i due poli anche nell’isola si pone il Movimento 5 stelle, che si presenta solo nei due Comuni principali, Oristano e Selargius.
La Regione. In questa campagna la Regione si è chiamata fuori. Il governatore Francesco Pigliaru non ha partecipato a nessun comizio o incontro elettorale, e anche gli assessori hanno più o meno tutti seguito il suo esempio. Negli ultimi due anni, infatti, le urne avevano penalizzato fortemente il centrosinistra al governo. Due anni fa la maggioranza si era polverizzata in due roccaforti come Nuoro e Porto Torres, l’anno scorso si era liquefatta a Carbonia e aveva perso, seppur di misura, anche Olbia. Si era salvata solo a Cagliari, ma in quel caso avevano influito due elementi: il fattore Zedda e il boom del Psd’Az. Quest’anno Pigliaru si è tenuto lontano da Oristano, dove la sua maggioranza si è divisa, ma è ovvio che una sconfitta del centrosinistra verrebbe letta come un ko della Regione.
Il centrosinistra. Le comunali di domani sono il primo test del Pd targato Cucca, che dovrà capire qual è il suo stato di salute dopo un anno di forti turbolenze. Un Pd che questa volta si è presentato in campagna elettorale senza i suoi big. Appena pochi mesi fa per la campagna referendaria aveva schierato anche nell’isola tutti i suoi pezzi da 90. Da Renzi a Franceschini, da Delrio a Orlando, dalla Serracchiani alla Finocchiaro. Questa volta da oltre Tirreno non è arrivato nessuno. Segno che non si è voluto dare valenza nazionale alla competizione. Ma è inevitabile che il Pd punti molto su Oristano, dove ha sacrificato il sindaco uscente e può contare su sardisti e Psi ma non sul Partito dei sardi di Maninchedda, e su Selargius, dove il candidato Francesco Lilliu è riuscito a mettere insieme l’intero centrosinistra. Non solo il Campo progressista di Pisapia, ma anche i fuoriusciti di Mdp. Tanto da ricevere anche la benedizione pubblica di Massimo D’Alema. Nel resto dell’isola, 62 centri sotto i 15mila abitanti, il centrosinistra si presenta senza simboli, all’interno di liste civiche. Ma anche in quel caso riesce a dividersi. Emblematico il caso di Lanusei, dove contro il sindaco uscente si sono candidati l’attuale segretario del Pd e ilpredecessore.
Il centrodestra. Oristano è la posta in palio più alta anche per il centrodestra. Nel 2012, dopo lustri di governo ininterrotto, clamorosamente il suo candidato restò fuori dal ballottaggio. Oggi ci riprova e lo fa con lo stesso candidato sconfitto di 5 anni fa. Un nome su cui si è ritrovato l’intero centrodestra, da Forza Italia ai Riformatori, a Fratelli d’Italia. Prove generali di rinascita per una coalizione che negli ultimi anni, fatta eccezione per la sorpresa Olbia, ha inanellato solo sconfitte.
I 5 Stelle. Su 64 Comuni i grillini si presentano in due, i più importanti: Oristano e Selargius. E in entrambi presentano due donne come candidate sindaco. Il loro obiettivo è il ballottaggio, perché è nel secondo turno che riescono a ottenere i risultati migliori. Lo dicono i successi strepitosi di Assemini, Porto Torres e Carbonia, i tre comuni insieme a Dorgali in cui il Movimento governa nell’isola.
Indipendentisti. La galassia degli indipendentisti si presenta in ordine sparso. Nessun bis del progetto comune con cui due anni fa conquistarono Nuoro, ma che l’anno scorso fece flop a Olbia. Il Psd’Az ormai sembra prediligere il modello Cagliari: con il centrosinistra sia a Oristano che a Selargius. Il Partito dei sardi, invece, a Selargius sceglie il Pd, mentre a Oristano si presenta in coalizione con l’Udc.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Regione. In questa campagna la Regione si è chiamata fuori. Il governatore Francesco Pigliaru non ha partecipato a nessun comizio o incontro elettorale, e anche gli assessori hanno più o meno tutti seguito il suo esempio. Negli ultimi due anni, infatti, le urne avevano penalizzato fortemente il centrosinistra al governo. Due anni fa la maggioranza si era polverizzata in due roccaforti come Nuoro e Porto Torres, l’anno scorso si era liquefatta a Carbonia e aveva perso, seppur di misura, anche Olbia. Si era salvata solo a Cagliari, ma in quel caso avevano influito due elementi: il fattore Zedda e il boom del Psd’Az. Quest’anno Pigliaru si è tenuto lontano da Oristano, dove la sua maggioranza si è divisa, ma è ovvio che una sconfitta del centrosinistra verrebbe letta come un ko della Regione.
Il centrosinistra. Le comunali di domani sono il primo test del Pd targato Cucca, che dovrà capire qual è il suo stato di salute dopo un anno di forti turbolenze. Un Pd che questa volta si è presentato in campagna elettorale senza i suoi big. Appena pochi mesi fa per la campagna referendaria aveva schierato anche nell’isola tutti i suoi pezzi da 90. Da Renzi a Franceschini, da Delrio a Orlando, dalla Serracchiani alla Finocchiaro. Questa volta da oltre Tirreno non è arrivato nessuno. Segno che non si è voluto dare valenza nazionale alla competizione. Ma è inevitabile che il Pd punti molto su Oristano, dove ha sacrificato il sindaco uscente e può contare su sardisti e Psi ma non sul Partito dei sardi di Maninchedda, e su Selargius, dove il candidato Francesco Lilliu è riuscito a mettere insieme l’intero centrosinistra. Non solo il Campo progressista di Pisapia, ma anche i fuoriusciti di Mdp. Tanto da ricevere anche la benedizione pubblica di Massimo D’Alema. Nel resto dell’isola, 62 centri sotto i 15mila abitanti, il centrosinistra si presenta senza simboli, all’interno di liste civiche. Ma anche in quel caso riesce a dividersi. Emblematico il caso di Lanusei, dove contro il sindaco uscente si sono candidati l’attuale segretario del Pd e ilpredecessore.
Il centrodestra. Oristano è la posta in palio più alta anche per il centrodestra. Nel 2012, dopo lustri di governo ininterrotto, clamorosamente il suo candidato restò fuori dal ballottaggio. Oggi ci riprova e lo fa con lo stesso candidato sconfitto di 5 anni fa. Un nome su cui si è ritrovato l’intero centrodestra, da Forza Italia ai Riformatori, a Fratelli d’Italia. Prove generali di rinascita per una coalizione che negli ultimi anni, fatta eccezione per la sorpresa Olbia, ha inanellato solo sconfitte.
I 5 Stelle. Su 64 Comuni i grillini si presentano in due, i più importanti: Oristano e Selargius. E in entrambi presentano due donne come candidate sindaco. Il loro obiettivo è il ballottaggio, perché è nel secondo turno che riescono a ottenere i risultati migliori. Lo dicono i successi strepitosi di Assemini, Porto Torres e Carbonia, i tre comuni insieme a Dorgali in cui il Movimento governa nell’isola.
Indipendentisti. La galassia degli indipendentisti si presenta in ordine sparso. Nessun bis del progetto comune con cui due anni fa conquistarono Nuoro, ma che l’anno scorso fece flop a Olbia. Il Psd’Az ormai sembra prediligere il modello Cagliari: con il centrosinistra sia a Oristano che a Selargius. Il Partito dei sardi, invece, a Selargius sceglie il Pd, mentre a Oristano si presenta in coalizione con l’Udc.
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