Bitcoin, la moneta virtuale che crea Paperoni reali
di Salvatore Santoni
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Francesco Piras, Stefano Lai, Luigi Angotzi e Mauro Pili, fondatori nel 2015 dell'Associazione Bitcoin SardegnaDiffusione in aumento anche nell’isola: a Cagliari è nata un’associazione Il suo valore è aumentato di sette volte e mezzo nell’arco di soli 12 mesi
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SASSARI. Si annidano tra le righe di codice che circolano in rete per dare la caccia all’oro digitale del nuovo millennio. L’identikit è quello dei classici insospettabili, lavoratori e professionisti che tentano l’investimento alternativo. Per loro niente soldi in banca o in titoli di Stato ma un più succulento tesoretto in criptomoneta. Sono i nuovi Paperoni sardi del bitcoin, che si produce scavando in miniere digitali e viene quotato in dollari. La moneta virtuale è sbarcata nell’isola in sordina ma nell’ultimi anni è stata la fortuna di tanti: tra il 2016 e il 2017 il valore è aumentato di sette volte e mezzo.
Nuovi Paperoni. Identificarli è molto difficile per via dell’impianto a pseudonimi, e quindi non totalmente anonimo, del sistema del bitcoin. I più assidui si trovano però nel Sud dell’isola, nell’associazione Bitcoin Sardegna fondata a Cagliari nel 2015 da Francesco Piras, Stefano Lai, Luigi Angotzi e Mauro Pili. Attualmente intorno al movimento sardo del bitcoin gravitano un centinaio di persone. L’associazione ha l’obiettivo di promuovere l’uso delle criptomonete, la conoscenza e la consapevolezza dello strumento. La parte speculativa non è in primo piano, anche se è quello che suscita più interesse tra chi si avvicina al gruppo cagliaritano. «Tra i nostri soci – spiega il presidente di Bitcoin Sardegna, Francesco Piras – ci sono persone che hanno guadagnato in maniera importante. L’anno scorso il bitcoin era sui 400 dollari, ora sfiora i 3mila dollari. Non parliamo di chi ha investito negli anni passati». Tradotto in euro significa che chi nel 2016 ha comprato 10mila euro in bitcoin, oggi ne ha in tasca circa 75mila. Un gruzzoletto raccolto cavalcando il trend positivo che sembra inarrestabile.
Rischio bolla? La storia del bitcoin non è fatta soltanto di lauti guadagni per gli speculatori. L’estrema volatilità della moneta virtuale ha creato anche grandi delusioni. Come il grande crollo del 2014, quando un furto di bitcoin a Mt.Gox – una delle principali piattaforme al mondo per lo scambio della criptomoneta – ha mandato le quotazioni in picchiata e messo sul lastrico molti trader. Nei mesi scorsi si è verificato un altro calo, minore ma improvviso. L’ultimo crollo del titolo in ordine di tempo è di pochissimi giorni fa, quando il valore è sceso da 3.000 a 2.500 dollari. «Tendiamo a essere cauti perché le quotazioni hanno alti e bassi, ma siamo convinti che questo mercato crescerà ancora – riprende Francesco Piras –. La possibilità che si tratti di una bolla finanziaria è argomento molto dibattuto in questo periodo, ma il bitcoin ha dimostrato di essere la moneta digitale più solida».
Il bitcoin. Lo dice la parola stessa: il bitcoin è, appunto, un insieme di bit. E quindi si tratta di un insieme di dati, che devono essere scovati nella rete. Come? Scavando in una miniera digitale con opportune operazioni di calcolo fatto dai minatori, computer con un’enorme potenza di calcolo in grado di risolvere l’algoritmo che protegge i blocchi di bitcoin. Chi libera un blocco incassa 25 bitcoin che può riversare sul mercato e quindi conseguire un guadagno. Anche i nodi, le maglie della catena che supervisionano e approvano le transazioni, incassano una piccola percentuale. Per il resto, il bitcoin si comporta come una moneta tradizionale: c’è un portafoglio digitale che viene utilizzato per acquisti o vendite come fosse una carta di credito.
Un cuore criptato. La blockchain è il cuore del bitcoin, e anche una delle componenti tecnologiche che sta alla base delle criptovalute, nate come funghi in giro per internet. Ma cos’è e come funziona la blockchain? In sostanza si tratta del libro contabile in cui sono registrate tutte le transazioni fatte in bitcoin. Tecnicamente si tratta di un database distribuito che lavora con la tecnologia peer-to-peer. Significa che chiunque può prelevarlo dal web diventando così un nodo del sistema di verifica della criptomoneta, un sistema che non ha bisogno del benestare delle banche per effettuare una transazione.
Poca circolazione. Se da un lato la speculazione il bitcoin piace agli speculatori; dall’altro la moneta stenta a diffondersi. Nell’isola viene utilizzato come metodo di pagamento da 13 esercenti. La presenza maggiore (9) è nel Cagliaritano. Gli altri sono a Sassari, Nuoro e nell’Iglesiente. Numeri ancora risicati, ma la tendenza potrebbe cambierà nel momento in cui il bitcoin inizierà a fare sistema.
Stati generali. Martedì 27 giugno a Cagliari si terranno gli stati generali sul bitcoin. L’iniziativa è organizzata da Sardegna Ricerche ed è rivolta a chi vuole avere informazioni chiare sui temi della blockchain e dei bitcoin. Alcuni dei principali esperti italiani condivideranno la loro competenza e la loro esperienza, fornendo utili strumenti conoscitivi ai partecipanti.
Nuovi Paperoni. Identificarli è molto difficile per via dell’impianto a pseudonimi, e quindi non totalmente anonimo, del sistema del bitcoin. I più assidui si trovano però nel Sud dell’isola, nell’associazione Bitcoin Sardegna fondata a Cagliari nel 2015 da Francesco Piras, Stefano Lai, Luigi Angotzi e Mauro Pili. Attualmente intorno al movimento sardo del bitcoin gravitano un centinaio di persone. L’associazione ha l’obiettivo di promuovere l’uso delle criptomonete, la conoscenza e la consapevolezza dello strumento. La parte speculativa non è in primo piano, anche se è quello che suscita più interesse tra chi si avvicina al gruppo cagliaritano. «Tra i nostri soci – spiega il presidente di Bitcoin Sardegna, Francesco Piras – ci sono persone che hanno guadagnato in maniera importante. L’anno scorso il bitcoin era sui 400 dollari, ora sfiora i 3mila dollari. Non parliamo di chi ha investito negli anni passati». Tradotto in euro significa che chi nel 2016 ha comprato 10mila euro in bitcoin, oggi ne ha in tasca circa 75mila. Un gruzzoletto raccolto cavalcando il trend positivo che sembra inarrestabile.
Rischio bolla? La storia del bitcoin non è fatta soltanto di lauti guadagni per gli speculatori. L’estrema volatilità della moneta virtuale ha creato anche grandi delusioni. Come il grande crollo del 2014, quando un furto di bitcoin a Mt.Gox – una delle principali piattaforme al mondo per lo scambio della criptomoneta – ha mandato le quotazioni in picchiata e messo sul lastrico molti trader. Nei mesi scorsi si è verificato un altro calo, minore ma improvviso. L’ultimo crollo del titolo in ordine di tempo è di pochissimi giorni fa, quando il valore è sceso da 3.000 a 2.500 dollari. «Tendiamo a essere cauti perché le quotazioni hanno alti e bassi, ma siamo convinti che questo mercato crescerà ancora – riprende Francesco Piras –. La possibilità che si tratti di una bolla finanziaria è argomento molto dibattuto in questo periodo, ma il bitcoin ha dimostrato di essere la moneta digitale più solida».
Il bitcoin. Lo dice la parola stessa: il bitcoin è, appunto, un insieme di bit. E quindi si tratta di un insieme di dati, che devono essere scovati nella rete. Come? Scavando in una miniera digitale con opportune operazioni di calcolo fatto dai minatori, computer con un’enorme potenza di calcolo in grado di risolvere l’algoritmo che protegge i blocchi di bitcoin. Chi libera un blocco incassa 25 bitcoin che può riversare sul mercato e quindi conseguire un guadagno. Anche i nodi, le maglie della catena che supervisionano e approvano le transazioni, incassano una piccola percentuale. Per il resto, il bitcoin si comporta come una moneta tradizionale: c’è un portafoglio digitale che viene utilizzato per acquisti o vendite come fosse una carta di credito.
Un cuore criptato. La blockchain è il cuore del bitcoin, e anche una delle componenti tecnologiche che sta alla base delle criptovalute, nate come funghi in giro per internet. Ma cos’è e come funziona la blockchain? In sostanza si tratta del libro contabile in cui sono registrate tutte le transazioni fatte in bitcoin. Tecnicamente si tratta di un database distribuito che lavora con la tecnologia peer-to-peer. Significa che chiunque può prelevarlo dal web diventando così un nodo del sistema di verifica della criptomoneta, un sistema che non ha bisogno del benestare delle banche per effettuare una transazione.
Poca circolazione. Se da un lato la speculazione il bitcoin piace agli speculatori; dall’altro la moneta stenta a diffondersi. Nell’isola viene utilizzato come metodo di pagamento da 13 esercenti. La presenza maggiore (9) è nel Cagliaritano. Gli altri sono a Sassari, Nuoro e nell’Iglesiente. Numeri ancora risicati, ma la tendenza potrebbe cambierà nel momento in cui il bitcoin inizierà a fare sistema.
Stati generali. Martedì 27 giugno a Cagliari si terranno gli stati generali sul bitcoin. L’iniziativa è organizzata da Sardegna Ricerche ed è rivolta a chi vuole avere informazioni chiare sui temi della blockchain e dei bitcoin. Alcuni dei principali esperti italiani condivideranno la loro competenza e la loro esperienza, fornendo utili strumenti conoscitivi ai partecipanti.
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