La Nuova Sardegna

Gli indipendentisti bocciano il partito unico 

Gli indipendentisti bocciano il partito unico 

L’idea non piace a Devias e Muledda: «Meglio ragionare sui grandi temi come hanno fatto i catalani»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Il partito unico può attendere. Respinta l’idea di costruire un unico soggetto politico che racchiuda le tante anime dell’indipendentismo. Per i movimenti che portano avanti la bandiera dei quattro mori la diversità è il senso e lo spirito del pensiero politico. Ma chi pensa che i movimenti si vogliano condannare alla frammentazione eterna sbaglia. Una via verso l’unità del sardismo esiste. Ma non è il partito unico, ma un programma condiviso. Un progetto di ampio respiro che metta insieme i punti che i diversi movimenti vogliono portare avanti. Il Partito dei sardi si era proposto come piattaforma per inglobare tutti. Gli altri partiti mettono in discussione i punti fermi del Pds e rilanciano. Tagliente il leader dei Rossomori Gesuino Muledda, che alle dichiarazioni di vittoria e successo del partito dei sardi ribatte: «Beh se prendiamo per buono che il Pds è stato determinante per la vittoria a Girasole è vero – dice –. Ma l’orizzonte credo debba essere più ampio. Né credo che quello di Oristano si possa definire un exploit. Allearsi con l’Udc e prendere meno voti di loro non mi pare tanto un segno di vittoria dell’indipendentismo. Ma su alcuni punti concordo. Si deve creare uno schieramento alternativo a centrodestra e centrosinistra. Il momento è maturo, ma credo che ognuno si debba mettere al servizio con generosità e non rivendicare inutili e false supremazie. Sediamoci e discutiamo sulle idee, sulle proposte. Così come avevano fatto i catalani negli anni 90».

Anche un’altra anima dell’indipendentismo, Pierfranco Devias, di Liberu, crede poco alla possibilità di un partito unico. «Il partito unico non lo vuole nessuno – spiega – e alla fine è un bene che non ci sia. Un partito unico non consentirebbe un’espressione democratica delle diverse posizioni dell’indipendentismo. Liberu ha una concezione autonoma dell’indipendentismo che guarda a sinistra. Ci sono altre sigle che hanno una visione diversa. Altri che sono sigle insignificanti, partiti meno numerosi di un condominio. In realtà il problema non è quantitativo, ma qualitativo. In Catalogna ci sono tanti partiti e tutti lavorano a un unico progetto. Non hanno fatto un grande mucchione. Hanno trovato unità nella progettualità. Non nella struttura, ma nel sostenere gli stessi obiettivi. Il partito dei sardi non persegue obiettivi comuni con l’indipendentismo. Da quando è nato tiene in piedi un governo tra i più filo italiani della storia dell’autonomia. Nelle battaglie indipendentiste non c’è mai. Loro fanno una costruzione di un indipendentismo che è solo una riverniciatura dell’establishment filo-italiano. Non vanno meglio i partiti storici che si richiamano al sardismo, dove non ci sono accordi il voto del nazionalismo sardo non lo prendi. A Oristano il Pds è andato con l’Udc, non mi sembra una scelta indipendentista. Se si vuole crescere si deve avere il radicamento nel territorio e svolgere una reale attività politica, non recuperare sottobanco vecchi arnesi del colonialismo». (l.roj)



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative