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Erika ha tentato di reagire si cerca il dna dell’assassino 

Erika ha tentato di reagire si cerca il dna dell’assassino 

La Procura smentisce il furto del Rolex e dei soldi dalla villetta di Lu Fraili

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SAN TEODORO. Due coltellate alla gola. La casa, il pavimento e le pareti inondate dal sangue di Erika, morta senza un lamento. Sgozzata con due violentissimi fendenti sul collo che le hanno tranciato la carotide. C’era sangue dappertutto, quando i carabinieri sono arrivati nell’appartamento di Lu Fraili. Ed era sporco di sangue e ferito anche il fidanzato della giovane commessa biellese: Dimitri Fricano, 29 anni, anche lui commesso a Biella. Era in evidente stato di shock quando è stato trovato sulla strada dal padrone di casa e amico che l’aveva immediatamente soccorso mentre venivano allertati 118 e carabinieri. L’intervento degli operatori sanitari era stato inutile: Erika Preti, 28 anni, era già morta. Da pochi minuti. Poco prima delle 11.

Un delitto ancora senza colpevole. Anche se il fidanzato è indagato per omicidio volontario. L’unico indagato, nonostante il suo racconto, nell’immediatezza dell’omicidio, sull’aggressione da parte di uno sconosciuto. Rafforzata poi da quel che Dimitri avrebbe raccontato ad Alberto Recanzone, suo amico e proprietario dell’appartamento di Lu Fraili, dove la giovane coppia biellese stava trascorrendo un breve periodo di vacanza. Racconto che Recanzone ha ripetuto davanti alle telecamere della Rai e di Mediaset: «Dall’appartamento sono spariti un orologio Rolex e circa 500 euro in contanti». Una versione che è stata smentita dai carabinieri del Comando provinciale di Nuoro, i militari del Reparto operativo insieme ai colleghi della Compagnia di Siniscola. Secondo quanto è stato accertato dagli investigatori, dall’appartamentino del delitto non mancherebbe assolutamente nulla. Inoltre non sarebbe trovata alcuna traccia che possa far pensare a una rapina finita nel sangue, così come non è stato trovato alcun segno di scasso nella serratura della porta della villetta. Accertamenti che confermano quale sia la pista privilegiata dagli inquirenti, anche se non viene sottovalutato alcun altro elemento. A fare luce sul mistero potrà essere l’esito della perizia necroscopica eseguita sul corpo martoriato di Erika. Se, come sembra, la ragazza si è difesa prima di essere sopraffatta, sicuramente sotto le unghie saranno rimaste le tracce dell’assassino. Gli esiti dell’autopsia e, soprattutto, del Dna saranno determinanti. Così come lo sono le impronte che dovrebbero essere state rilevate dagli specialisti del Ris sul coltello del delitto e anche nel resto dell’appartamento.

Intanto, Dimitri Fricano, ancora ricoverato in ospedale a Olbia, è stato sottoposto a un’accurata visita da parte di un medico legale incaricato dalla Procura della Repubblica di Nuoro. Il perito ha esaminato minuziosamente le ferite del giovane, in particolare quelle nelle mani e sulla fronte. Un altro tassello in un’inchiesta con ancora molti punti oscuri.

«Siamo in attesa dei movimenti della Procura di Nuoro – ha spiegato l’avvocato Roberto Onida che, insieme alla collega piemontese Alessandra Guarini, sta assistendo Dimitri Fricano su incarico dei familiari arrivati da Biella la sera del delitto e sempre al suo capezzale, impegnati ad allontanare chiunque provi ad avvicinarsi al giovane –. Al momento non sappiamo nulla e non abbiamo assolutamente niente da dire». In attesa anche l’avvocato Lorenzo Soro, il penalista del Foro di Nuoro a cui si sono affidati i genitori di Erika: «Aspettiamo gli esiti delle indagini e delle perizie». (plp)

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