La Nuova Sardegna

Sanna contro Abbanoa: «Via i vertici della società» 

di Giovanni Bua
Sanna contro Abbanoa: «Via i vertici della società» 

La richiesta del sindaco di Sassari dopo la sentenza del Consiglio di Stato «Gravi responsabilità del gestore idrico, la Regione deve intervenire»

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SASSARI. Chiede la testa dei vertici di Abbanoa: «Una società che disconosce l'Autorità regionale di controllo, incurante del ruolo dei Comuni suoi azionisti, ormai loro malgrado», auspicando che la Regione, azionista di maggioranza del gestore unico dell’acqua nell’Isola, colga l’occasione della prossima scadenza del triennio del mandato dell'ad e del direttore generale per «prendere le dovute iniziative per cambiare la situazione».

Parole pesanti, perché pronunciate dal sindaco di Sassari Nicola Sanna, che oltre ad essere, col Comune che guida, il secondo principale socio della società in house, è anche presidente dell’Egas, l’Ente di governo dell’ambito della Sardegna, controllore, almeno in teoria, della stessa Abbanoa.

Pesanti ma non certo inattese, con Sanna che da anni ormai porta avanti un corpo a corpo contro il dg Sandro Murtas e l’amministratore Alessandro Ramazzotti, che da primo cittadino di Sassari ha anche portato in tribunale per interruzione di pubblico servizio.

Ora la sentenza del Consiglio di Stato, che condanna Abbanoa a pagare 680mila euro riconoscendo che l'Antitrust aveva sollevato problemi reali sulle sue pratiche commerciali, che l'abitudine di far pagare a chi subentra in un'utenza i debiti di chi se n'è andato è una prassi aggressiva, che ci sono grosse carenze nella gestione dei reclami e che lo stato di monopolio in cui opera il gestore del servizio idrico garantisce alla società regionale di esercitare un «indebito condizionamento sulle scelte commerciali del consumatore».

«Il Consiglio di Stato fa giustizia – attacca Sanna – su una situazione che non creava le condizioni favorevoli per un rapporto leale e collaborativo con gli utenti. Mette in evidenza le gravi e inequivocabili responsabilità gestionali dei vertici. Una situazione caratterizzata inoltre da infrastrutture idrico fognarie non adeguate e carenti di migliorie nonostante le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione da Ue, Stato e Regione e non ancora utilizzate. Una erogazione dell'acqua che la maggior parte delle volte non è potabile e per la quale si pretende che sia pagata come se lo fosse. Un sistema di lettura dei consumi e bollettazione borbonico che non dà certezze. Una gestione del personale basata sull'impoverimento delle strutture decentrate, con licenziamenti e trasferimenti bocciati dalle autorità giudiziarie. È arrivato il momento di cambiare, la Regione non perda l’occasione».

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