Il gap dell’insularità finirà sul tavolo dei grandi della terra
di Luca Rojch
A consegnarlo i governatori di Sardegna, Corsica e Baleari le 3 isole chiedono il riconoscimento del loro status speciale
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CAGLIARI. Il ruolo sembra quello del comodo divano, della quinta stupefacente che fa da sfondo nelle foto ai sette grandi della terra. Ma il G7 dei trasporti è una grande occasione anche per la Sardegna. Al di là della vetrina mediatica, dell’occhio del mondo puntato sull’isola, c’è un’opportunità concreta. La Sardegna punta alla sua personale rivoluzione dei trasporti.
Il governatore Francesco Pigliaru dall’inizio del suo mandato ha affrontato con decisione uno degli ostacoli maggiori allo sviluppo economico e sociale della Sardegna: l’insularità. Il mare tiene in ostaggio il territorio. E da subito Pigliaru ha cercato di far riconoscere il gap dell’insularità. Una battaglia giocata su più fronti. Da una parte con l’Unione Europea, che trasforma qualsiasi possibilità di sostegno al miglioramento dei trasporti come aiuto di Stato e di fatto lo vieta. Basta ricordare la vicenda Ryanair. Dall’altra il governo nazionale davanti a cui Pigliaru ha rivendicato il diritto a colmare questo gap. In Sardegna costa di più l’energia, costano di più i trasporti, costano di più le materie prime. I sardi devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri italiani. Per spiegare in estrema e brutale sintesi il Pigliaru-pensiero. Il riconoscimento di questo handicap geografico è stato alla base del Patto per la Sardegna. Nel 2015 la Regione aveva consegnato al premier Matteo Renzi il “Dossier insularità”. Lo studio misurava concretamente gli svantaggi dati dalla condizione di insularità anche in termini di mancato sviluppo e ha costituito la base per il Patto per la Sardegna, con il quale la Regione ha ottenuto 3 miliardi di risorse mirate, destinate a metano, trasporti e infrastrutture.
La battaglia a tre. Ma il governatore non si è fermato ai rapporti con Stato e Ue, ha tessuto una sottile trama che ha unito insieme tre isole del Mediterraneo: Sardegna, Corsica e Baleari. E insieme si presenteranno al G7. I tre governatori avranno l’opportunità di consegnare un documento comune che riguarda l’insularità e la necessità che chi abita nelle isole del Mediterraneo abbia lo stesso diritto alla mobilità degli altri cittadini europei. I governatori non chiedono più soldi, ma la possibilità di utilizzare le risorse che hanno in cassa per sostenere lo sviluppo dei trasporti e abbassare i costi per i cittadini. Spesso in questi anni la Regione non ha potuto sostenere la crescita del traffico passeggeri, la nascita di rotte aeree, il miglioramento dei collegamenti e l’abbassamento dei prezzi. Il motivo è sempre stato lo stesso. Le rigide norme imposte dall’Europa. Qualsiasi forma di sovvenzione era visto come un aiuto di Stato che alterava la libera concorrenza nel mercato.
Il ribaltamento. Pigliaru e gli altri governatori partono dal ribaltamento di questo concetto. Chi vive in un’isola deve avere la possibilità di muoversi. Sostenere questo diritto non è una violazione delle norme. Il senso dell’alleanza era stato spiegato da Pigliaru nell’incontro di aprile con il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. «L’accordo a tre è nato dalla necessità di dare risposte comuni a problemi comuni utilizzando un metodo condiviso. Uniti siamo più forti nei rapporti con i reciproci governi e possiamo parlare all’Europa con una voce sola ogni volta che presentiamo istanze comuni. È prioritario incidere sulla normativa europea a cominciare dagli aiuti di stato».Ed è quello che la Regione farà al G7.
Il governatore Francesco Pigliaru dall’inizio del suo mandato ha affrontato con decisione uno degli ostacoli maggiori allo sviluppo economico e sociale della Sardegna: l’insularità. Il mare tiene in ostaggio il territorio. E da subito Pigliaru ha cercato di far riconoscere il gap dell’insularità. Una battaglia giocata su più fronti. Da una parte con l’Unione Europea, che trasforma qualsiasi possibilità di sostegno al miglioramento dei trasporti come aiuto di Stato e di fatto lo vieta. Basta ricordare la vicenda Ryanair. Dall’altra il governo nazionale davanti a cui Pigliaru ha rivendicato il diritto a colmare questo gap. In Sardegna costa di più l’energia, costano di più i trasporti, costano di più le materie prime. I sardi devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri italiani. Per spiegare in estrema e brutale sintesi il Pigliaru-pensiero. Il riconoscimento di questo handicap geografico è stato alla base del Patto per la Sardegna. Nel 2015 la Regione aveva consegnato al premier Matteo Renzi il “Dossier insularità”. Lo studio misurava concretamente gli svantaggi dati dalla condizione di insularità anche in termini di mancato sviluppo e ha costituito la base per il Patto per la Sardegna, con il quale la Regione ha ottenuto 3 miliardi di risorse mirate, destinate a metano, trasporti e infrastrutture.
La battaglia a tre. Ma il governatore non si è fermato ai rapporti con Stato e Ue, ha tessuto una sottile trama che ha unito insieme tre isole del Mediterraneo: Sardegna, Corsica e Baleari. E insieme si presenteranno al G7. I tre governatori avranno l’opportunità di consegnare un documento comune che riguarda l’insularità e la necessità che chi abita nelle isole del Mediterraneo abbia lo stesso diritto alla mobilità degli altri cittadini europei. I governatori non chiedono più soldi, ma la possibilità di utilizzare le risorse che hanno in cassa per sostenere lo sviluppo dei trasporti e abbassare i costi per i cittadini. Spesso in questi anni la Regione non ha potuto sostenere la crescita del traffico passeggeri, la nascita di rotte aeree, il miglioramento dei collegamenti e l’abbassamento dei prezzi. Il motivo è sempre stato lo stesso. Le rigide norme imposte dall’Europa. Qualsiasi forma di sovvenzione era visto come un aiuto di Stato che alterava la libera concorrenza nel mercato.
Il ribaltamento. Pigliaru e gli altri governatori partono dal ribaltamento di questo concetto. Chi vive in un’isola deve avere la possibilità di muoversi. Sostenere questo diritto non è una violazione delle norme. Il senso dell’alleanza era stato spiegato da Pigliaru nell’incontro di aprile con il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. «L’accordo a tre è nato dalla necessità di dare risposte comuni a problemi comuni utilizzando un metodo condiviso. Uniti siamo più forti nei rapporti con i reciproci governi e possiamo parlare all’Europa con una voce sola ogni volta che presentiamo istanze comuni. È prioritario incidere sulla normativa europea a cominciare dagli aiuti di stato».Ed è quello che la Regione farà al G7.
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