La Nuova Sardegna

Fluorsid, l’area invasa dal solfato di calcio 

di Mauro Lissia
Fluorsid, l’area invasa dal solfato di calcio 

Primi risultati delle analisi mentre il manager Bollani si difende dalle accuse: «Io solo un esecutore»

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CAGLIARI. Nell’area industriale di Macchiareddu si cammina sul solfato di calcio, uno dei residui di lavorazione della Fluorsid. I primi test compiuti sui terreni sequestrati dalla Procura confermano come l’azienda di Tommaso Giulini abbia sepolto negli anni un quantità ingente e ancor’oggi imprevedibile di veleni, realizzando un enorme risparmio sui costi dello smaltimento legale. Armando Bollani, il patron dell’Ineco, sapeva perfettamente dove gli scarti di lavorazione andavano a finire, perché era lui a fornire uomini e mezzi alla Fluorsid. Sapeva tutto ma era soltanto un esecutore di disposizioni che arrivavano dall’alto, dai responsabili della Fluorsid. Erano i dirigenti dello stabilimento a ordinare ai suoi uomini come muoversi, dove trasportare i materiali, come farli sparire. Lui poteva al massimo chiedere spegazioni, ma lo pagavano per eseguire e lui eseguiva. Così i rifiuti industriali, in buona parte pericolosi per la salute umana, animale e ambientale, prendevano le vie più disparate. L’anziano manager ha voluto dirlo direttamente al pm Marco Cocco, che al primo interrogatorio - quello di garanzia, dopo l’arresto - non era presente. Ci son volute tre ore abbondanti, il che fa pensare a qualcosa di più, non solo la replica della linea difensiva rivelatasi insufficiente perché il gip Cristina Ornano gli revocasse la custodia domiciliare. Stavolta sembra esserci qualche ammissione in più, la consapevolezza della destinazione dei carichi. Altro però non trapela e il difensore Carlo Massacci non può che rifugiarsi in un catenaccio stretto, forse utile a garantire agli investigatori nuovi canali d’indagine al riparo dalle curiosità dei cronisti. Bollani ha chiarito la questione del terreno di 2500 metri quadrati intestato alla moglie ottantacinquenne e messo sotto sequesto probatorio dal pm Cocco: nessun veleno sepolto, solo terra di risulta. Le analisi dei consulenti dovranno confermare questa indicazione o smentirla.

Oltre l’ufficialità, una cosa è certa: coi suoi 75 anni e il suo rapporto datatissimo con Fluorsid, di cui curò la costruzione dello stabilimento nel 1969, Bollani è una figura di riferimento per la Procura, una memoria storica dell’azienda di Giulini in grado di ricostruirne il cammino fin da stagioni remote. Niente di meglio per il pm Cocco e per il commissario del Corpo forestale Fabrizio Madeddu, che cercano le prove utili a definire le responsabilità di operazioni per ora rubricate come associazione a delinquere in inquinamento e disastro ambientale. Responsabilità al momento circoscritte agli anni 2015 e 2016, ma che potrebbero risalire all’indietro coinvolgendo altre figure centrali della Fluorsid oltre quelle già finite nel calderone dell’inchiesta giudiziaria e sparite dall’organigramma amministrativo e dirigenziale dell’azienda di Macchiareddu. Dove Giulini, il presidente del Cagliari calcio, non compare più da oltre tre anni se non come consigliere d’amministrazione senza deleghe operative. Tolto di mezzo Michele Lavanga, che aveva i poteri decisionali, adesso il presidente del consiglio di amministrazione è Lorenzo Di Donato, residente a Losanna, mentre l’amministratore delegato è il suo concittadino Lior Matzinger, che fa parte anche del Cda del Cagliari. Tutti gli altri indagati sono scomparsi dalla scena e Giulini, nel corso del suo lungo faccia a faccia col magistrato, ha formalmente preso le distanze da ogni scelta operativa ritagliandosi nell’azienda uno spazio da mero imprenditore.

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