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Nuova vita per dieci fari diventeranno grand hotel  

Nuova vita per dieci fari diventeranno grand hotel  

Da Golfo Aranci a Capo Comino, le strutture pubbliche saranno messe all’asta  La concessione sarà di 50 anni: sì al restauro ma senza aggiungere altro cemento

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CAGLIARI. Il faro dello scienziato, a Golfo Aranci, e quello, a Capo Comino, trasformato in un set cinematografico dalla regista di un indimenticabile «Travolti da un insolito destino...» finiranno all’asta insieme ad altri otto. Non per essere venduti, ma dati in concessione per 50 anni a chi, a sue spese, vorrà trasformarli in alberghi, ristoranti, terrazze sul mare e musei. Sono tutti in luoghi meravigliosi, incontaminati, a picco sulla scogliera, spesso mischiati alla memoria della prima trasmissione radio a onde ultracorte tentata e riuscita da Guglielmo Marconi, nel 1932, e al ricordo, oltre quarant’anni più tardi, della sceneggiatura del film cult firmato da Lina Wertimuller con Giancarlo Gianni e Mariangela Melato. I dieci fari sono tutti pezzi unici, anche se alcuni – ormai abbandonati da tempo – hanno il tetto sfondato, i muri abbattuti, perché nelle casse pubbliche non c’erano e mai ci saranno i soldi per salvarli dal degrado. Meglio cederli ai privati, a chi – com’è accaduto con il faro di Capo Spartivento, non lontano dall’incantevole Chia – l’ha esaltato fino al titolo di miglior luxury hotel al mondo, nel 2010. Lo stesso dal bando in poi – sarà pubblicato entro l’anno dalla Regione e dall’Agenzia del demanio – potrebbe accadere oltre che per l’ex stazione radio di Capo Figari, a Golfo Aranci, e il faro di Capo Comino, a Siniscola, anche per quelli sulle isole di Razzoli e Santa Maria, nell’arcipelago di La Maddalena, Capo d’orso, a Palau, Capo Sperone, Sant’Antioco, e alle ex stazioni di Punta Scorno, all’Asinara, di Marginetto-La Maddalena, Capo Ferro ad Arzachena e Punta Falcone sulle scogliere di Santa Teresa di Gallura.

Secondo una stima della Conservatoria delle coste per rimettere a posto l’intero pacchetto potrebbero essere necessari in tutto 13 milioni. Chi vincerà le dieci gare però non potrà aggiungere neanche un metro cubo: sono tutti beni vincolati dal Codice Urbani, dal Piano paesaggistico regionale, all’interno della fascia dei 300 metri dal mare e comunque incastonati in parchi nazionali e aree marine protette. La Regione possiede beni di grande valore e ora, seppure attraverso i privati, devono produrre reddito e occupazione», ha detto il presidente della Regione Francesco Pigliaru. Per l’assessore agli enti locali Cristiano Erriu: «Ci sarà anche il coinvolgimento dei Comuni. Non saranno progetti calati dall’alto, ma essere condivisi dalle comunità e di alta qualità per rilanciare zone meravigliose che altrimenti rischierebbero di essere abbandonate com’è accaduto quando sono stati dimessi i fari e le stazioni di vedetta». Il rispetto dell’ambiente e della storia sarà assoluto, ha aggiunto l’assessora Donatella Spano, perché «abbiamo l’obiettivo di proporre soluzioni economiche che siano prima di tutto sostenibili». Per l’assessora al turismo Barbara Argiolas «la seconda vita dei fari amplierà l’offerta turistica della Sardegna e ci permetterà di proporre nel mondo un’immagine ancora più vicina alle richieste di una clientela che non si accontenta più solo del mare e delle spiagge, ma che anche quand’è in vacanza vuole vivere emozioni uniche».

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