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Maltrattamenti, l’Aias responsabile civile 

Maltrattamenti, l’Aias responsabile civile 

Aperto il processo pubblico al direttore dell’azienda e alla responsabile della sede di Decimomannu

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CAGLIARI. I maltrattamenti ai disabili mentali nella sede Aias di Decimomannu ci sono stati, video e intercettazioni inchiodano alcuni operatori sanitari alle loro responsabilità: botte, spinte, insulti e punizioni di vario genere, scoperti grazie a video e intercettazioni ambientali. A confermarlo sono stati ieri due ufficiali di polizia giudiziaria Laura Murgia e Luigi Rugattini davanti al giudice Giorgio Altieri, che dovrà valutare la posizione del direttore amministrativo Vittorio Randazzo e della responsabile della sede, Sandra Murgia. Su entrambi - difesi da Leonardo Filippi e Paolo Loria - pesa l’accusa di aver omesso la vigilanza sull’attività dei dipendenti e di non aver assunto le cautele necessarie per evitare che i maltrattamenti si verificassero. Il giudizio ordinario era stato disposto anche per l’operatore sanitario Eugenio Ena, ma la sua posizione è stata stralciata in seguito all’istanza della difesa, che lamentava l’indeterminatezza del capo d’imputazione: sarà processato a parte, mentre gli altri dieci imputati hanno seguito la via dei riti alternativi.

Ieri il giudice Altieri ha accolto la richiesta del pm Liliana Ledda perché l’Aias venisse chiamata come responsabile civile e ha ammesso al giudizio 17 parti civili, pazienti e familiari dei pazienti che secondo l’accusa hanno ricevuto percosse e altre violenze durante la degenza nel centro Aias di Decimomannu. Se gli imputati saranno condannati potranno ricevere un risarcimento economico dall’azienda dei Randazzo e direttamente da Randazzo e Murgia.

Il processo che si è aperto ieri mattina davanti al giudice monocratico non è mirato sui fatti denunciati, le botte, gli insulti, il generale ambiente di degrado che a leggere le carte della Procura avrebbe caratterizzato il centro Aias di Decimomannu: questi aspetti della vicenda, nata a ottobre del 2014 dalle indagini della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri e del Nas, sono sostanzialmente accertati grazie all’ampia documentazione video raccolta dagli investigatori in alcuni mesi di attività. Il tribunale dovrà stabilire se Randazzo, nella sua veste di direttore amministrativo, e la Murgia come responsabile della sede fossero consapevoli della situazione e non abbiano fatto nulla per fermare i maltrattamenti. I due imputati hanno sempre preso le distanze dalle condotte degli operatori, così come hanno respinto l’accusa di aver lasciato la sede di Decimomannu a corto di personale e di mezzi necessari per l’assistenza ai disabili mentali. Il processo andrà avanti il 19 luglio, quando il giudice conferirà gli incarichi ai periti per la trascrizione delle intercettazioni e l’esame tecnico dei video. (m.l)



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