Scanu: vittime dell’uranio, bloccata la legge
Il presidente della commissione rilancia la battaglia per l’ ok alla norma. Sostegno da Maninchedda
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SASSARI. Nessuna paura di puntare il dito contro il parlamento e il governo. Il presidente della commissione di inchiesta sull’uranio impoverito Gian Piero Scanu spara ad alzo zero in audizione. L’oggetto della protesta è la legge che da un anno è rimasta impantanata nella palude parlamentare. La commissione l’ha preparata e presentata. Una piccola rivoluzione. La legge che la sua commissione ha presentato al ministro della Difesa Roberta Pinotti a giugno del 2016, depositata alla Camera e sottoscritta da 170 deputati. Da allora giace dimenticata, in attesa di essere approvata. La legge prevede la riforma del riconoscimento delle patologie per i militari. Non solo uranio impoverito, ma tutte le patologie che possono cogliere i soldati. Fino a oggi tutto è lasciato nelle mani dei militari. È una commissione interna a decidere. La legge rivoluziona tutto. Prevede che sia Inail a occuparsi dei lavoratori con le stellette. In questo modo tutto diventerebbe più rapido e oggettivo.
Sono molti i casi di militari morti per la Sindrome dei Balcani senza che il loro status venga riconosciuto. L’ultimo qualche giorno fa. Antonio Attianese, caporal maggiore dell’esercito italiano, che il 15 marzo era stato sentito dalla Commissione. Scanu lo ha ricordato e lo ha fatto con una dichiarazione diventata un atto di accusa, con cui ha aperto i lavori della commissione parlamentare. «È necessario che si svolga una forte azione di sollecitazione nei confronti del Parlamento e del Governo, perché è vergognoso che la legge presentata da questa Commissione sia ferma da più di un anno. E i segnali che, ovviamente in maniera informale, perché certe cose vergognose si fanno con le modalità carsiche della cattiva politica, per quello che ho avuto modo di verificare, non c’è alcuna intenzione di mandare avanti questa legge. Allora, quanto meno, finché avremo senno e fiato, eserciteremo questa funzione e queste facoltà della Commissione per non essere omologati in un immobilismo politico che non può essere sopportato dalle nostre coscienze, coscienze, prima ancora che di donne e uomini, di parlamentari. In memoria di Antonio Attianese, ricordando tutti coloro che sono morti servendo la Patria e che dalla Patria non hanno avuto nessun tipo di risposta esemplare se non qualche corona di fiori come estremo e quasi beffardo saluto, vi chiedo di rispettare con me un minuto di raccoglimento». Scanu denuncia ancora il muro di gomma che ferma la legge. E trova anche il sostegno, insospettabile, del leader del Partito dei Sardi Paolo Maninchedda, che nel suo blog riporta il testo della seduta e dà aperto sostegno alla battaglia di Scanu. «Avantieri Gian Piero ha pronunciato le parole che seguono che sono un durissimo atto di accusa verso le forze politiche rappresentate nel Parlamento italiano, e in particolare verso il partito di maggioranza relativa, ma anche verso le istituzioni italiane che usano la retorica della patria per reclutare i giovani per poi abbandonarli subito dopo come carne da cannone».
Sono molti i casi di militari morti per la Sindrome dei Balcani senza che il loro status venga riconosciuto. L’ultimo qualche giorno fa. Antonio Attianese, caporal maggiore dell’esercito italiano, che il 15 marzo era stato sentito dalla Commissione. Scanu lo ha ricordato e lo ha fatto con una dichiarazione diventata un atto di accusa, con cui ha aperto i lavori della commissione parlamentare. «È necessario che si svolga una forte azione di sollecitazione nei confronti del Parlamento e del Governo, perché è vergognoso che la legge presentata da questa Commissione sia ferma da più di un anno. E i segnali che, ovviamente in maniera informale, perché certe cose vergognose si fanno con le modalità carsiche della cattiva politica, per quello che ho avuto modo di verificare, non c’è alcuna intenzione di mandare avanti questa legge. Allora, quanto meno, finché avremo senno e fiato, eserciteremo questa funzione e queste facoltà della Commissione per non essere omologati in un immobilismo politico che non può essere sopportato dalle nostre coscienze, coscienze, prima ancora che di donne e uomini, di parlamentari. In memoria di Antonio Attianese, ricordando tutti coloro che sono morti servendo la Patria e che dalla Patria non hanno avuto nessun tipo di risposta esemplare se non qualche corona di fiori come estremo e quasi beffardo saluto, vi chiedo di rispettare con me un minuto di raccoglimento». Scanu denuncia ancora il muro di gomma che ferma la legge. E trova anche il sostegno, insospettabile, del leader del Partito dei Sardi Paolo Maninchedda, che nel suo blog riporta il testo della seduta e dà aperto sostegno alla battaglia di Scanu. «Avantieri Gian Piero ha pronunciato le parole che seguono che sono un durissimo atto di accusa verso le forze politiche rappresentate nel Parlamento italiano, e in particolare verso il partito di maggioranza relativa, ma anche verso le istituzioni italiane che usano la retorica della patria per reclutare i giovani per poi abbandonarli subito dopo come carne da cannone».
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