Cacciatori: no al piano venatorio 

Le associazioni contro la Regione: «Le superfici sono sbagliate»

TRAMATZA. La determinazione 11362 del 31 maggio, recante le valutazioni ambientali relative al piano Faunistico Venatorio Regionale, non piace alle associazioni dei cacciatori, e lo hanno detto in maniera chiara e forte in una riunione convocata nell’area di servizio tramatzese, alla quale hanno partecipato una cinquantina di cacciatori provenienti da tutta l’isola. Ad essere messi in discussione sono diversi punti della determinazione Regionale, e in particolare il non aver tenuto nella giusta considerazione le osservazioni proposte dai comitati faunistici provinciali, come gli ambiti di caccia, alcuni dei quali si troverebbero all’interno o vicino ad aree inquinate. «Quel Piano - è stato detto - non va bene perché soffre di una definizione sbagliata delle superfici, che devono essere assolutamente ridefinite e riperimetrate tenendo conto anche dell’aspetto socioeconomico dei territori».

L’attività venatoria muove un indotto economico notevole, che potrebbe andare facilmente in crisi se i cacciatori decidessero di fermare le doppiette. Dalla riunione sono emerse diverse proposte: quella di raccogliere le firme da presentare ai vertici della polica regionale per esprimere il dissenso delle associazioni; di costringere i politici a esprimere prima delle elezioni, nei programmi elettorali, il proprio pensiero circa la caccia; di esaminare, con legali specialisti in diritto amministrativo, se ci sono le condizioni per presentare un ricorso al Tar Sardegna finalizzato a bloccare il Piano faunistico venatorio regionale. (pi.maro)

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