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Il know how delle imprese sarde per rilanciare l’economia della Tunisia

Il know how delle imprese sarde per rilanciare l’economia della Tunisia

CAGLIARI. Non aspettare che fuggano sui barconi verso chissà quale terra promessa, ma sostenerli a “casa loro”, per evitare che diventino dei migranti. È questo il sacrosanto motivo che ha spinto la...

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CAGLIARI. Non aspettare che fuggano sui barconi verso chissà quale terra promessa, ma sostenerli a “casa loro”, per evitare che diventino dei migranti. È questo il sacrosanto motivo che ha spinto la Sardegna a sottoscrivere un patto di cooperazione con la regione tunisina di Jendouba. Territorio dove la disoccupazione è al 15 per cento, non è lontana da quella dell’isola, e in cui ci sono un’infinità di risorse naturali – dal sughero al legno – che da sole e se vendute bene potrebbero risollevare il Prodotto interno lordo in questa fetta del Nord Africa in subbuglio. Anche se dal 2014 questo Stato ha una liberal democrazia che sembra reggere bene ai terremoti politici sulla sponda opposta del Mediterraneo. In un anno la Sardegna, che ha scelto come base logistica il Sulcis-Iglesiente, e Tunisia condivideranno quelle che gli esperti in economia-sociale chiamano le buone pratiche: pastorizia, agroalimentare, apicoltura, biodiversità. Sarà una dare-avere che dovrebbe portare benefici da una parte e dall’altra. Ed è questo, in effetti, l’obiettivo del progetto «Partenariati». «Portiamo avanti una strategia che immagina la Sardegna come un ponte verso il Nord Africa», ha detto l'assessore Filippo Spanu, nel presentare il progetto insieme a una delegazione tunisina. Delegazione in missione dal 2 luglio e capeggiata dal funzionario governativo Tarek Ghodhbani.

Il senso di «Partenariati» – che può contare su un finanziamento di 440mila euro della Regione, del ministero degli Esteri e del Consorzio per il Sulcis – è soprattutto: «Anticipare il fenomeno epocale della migrazione e non subirlo», ha aggiunto Spanu, mentre Ghodhbani: «I nostri giovani vanno via perché non c’è lavoro ma noi non vogliamo che i nostri figli fuggano ed è in casa che dobbiamo costruire le occasioni economiche per trattenerli». La cooperazione è proprio quel punto d’incontro che potrebbe mettere in contatto e non in conflitto questi due mondi ora contrapposti senza neanche volerlo.

Con la visita della delegazione tunisina è cominciata la fase operativa del progetto, che consisterà nella visita a diverse aziende sarde specializzate nell'agroalimentare: Argiolas Formaggi, Sa Cabreria, Aresu Formaggi, Coop 27 Febbraio, La produzione di miele di Giampaolo Pittau, le coop Euralcop e San Lorenzo. «Nel nostro territorio esistono tanti prodotti poco valorizzati, ai quali manca la spinta della commercializzazione e del marketing. Abbiamo bisogno di uno scambio con l’Europa e in questo caso la Sardegna, per lanciare progetti economici e fermare l’immigrazione clandestina che nessuno di noi vuole», ha aggiunto Chaabane Abbes, vicepresidente dell'Università di Jendouba. (ua)

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