Tremila sfilano in corteo «Non toccate gli ospedali»
di Alessandra Sallemi
A Cagliari, Nord e Sud dell’isola compatti contro la riorganizzazione della rete
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CAGLIARI. La Maddalena presente e così anche Ozieri, Olbia, Sassari, Lanusei, Nuoro e Cagliari alla grande manifestazione cominciata in piazza del Carmine e conclusa sotto le finestre del consiglio regionale per urlare il no alla riorganizzazione della rete ospedaliera di nuovo in discussione nell’assemblea sarda. Venticinque pullman da tutta la Sardegna, quasi tremila persone si sono riversate in via Roma con striscioni, c’è stato posto anche per ricordare Doddore Meloni l’indipendentista morto in ospedale due giorni fa. Con i dipendenti della sanità chiamati a raccolta da Cgil, Cisl e Uil Funzione pubblica anche numerosi sindaci e il presidente dell’Anci, Emiliano Deiana. La riorganizzazione della rete ospedaliera crea uno scontento trasversale ai gruppi sociali e per una volta vede il nord e il sud della Sardegna allineati sullo stesso fronte del no a una riforma giudicata paradossale. L’accusa fondamentale nei confronti della Regione è questa: prima si vogliono chiudere gli ospedali che in vari casi sono il punto di riferimento di contrade remote, rese lontane anche da una rete stradale più che inadeguata, poi si manda avanti il progetto per la rete che deve affrontare le urgenze e poi ancora la rete territoriale dell’assistenza. Cgil, Cisl e Uil ieri hanno mobilitato la piazza rifiutando poi l’incontro con i capigruppo in consiglio regionale «perché è da due anni che chiediamo di essere convocati – spiegava Roberta Gessa, responsabile regionale sanità della Cgil - ma non lo hanno mai fatto e oggi si sono mossi solo perché c’è la folla sotto il consiglio regionale». Davide Paderi, Funzione pubblica Cisl: «Oggi qui c’è un’ondata di partecipazione perché si vuole dire sì a una riforma della sanità che però non è quella in discussione in consiglio regionale. Quella bozza deve essere modificata, va filtrata con le esigenze dei territori. Altre regioni hanno lavorato bene e non c’è stata un’ora di sciopero. Noi oggi qui saremmo molti di più ma parte dei lavoratori sono stati precettati. E’ incredibile come molti politici parlino di lotta allo spopolamento e poi sono complici di questa scelta sulla sanità». Tra i sindaci Luca Montella della Maddalena e Marco Murgia di Ozieri: «La sanità deve tornare nei territori, la sanità non si gestisce con gli elicotteri. L’ospedale di Ozieri non va difeso perché ha 200 anni, ma perché serve un’area enorme: Goceano, Logudoro, Meilogu». Fulvia Murru, Cisl: «Questa riforma della rete ospedaliera è improponibile, prima facciano partire il sistema urgenze-emergenze, prima potenzino i servizi territoriali e soltanto dopo taglino i posti letto». Nino Cois, Cgil: «Il punto è che sui servizi territoriali non c’è nessuna proposta, la rete ospedaliera non può essere scissa da quella territoriale. Dobbiamo stare attenti alla sanità che viene vista come un business per i privati, la sanità privata dovrebbe integrare quella pubblica universalistica e invece, per esempio a Olbia, succede che la sanità privata sostituisca integralmente quella pubblica col Mater Olbia. Bisogna impedire che il sistema pubblico universalistico venga sostituito da quello all’americana delle assicurazioni». Ignazio Ganga segretario regionale Cisl: «Tra i mali della sanità sarda sono citati il consumismo sanitario con 19 milioni di ricette l’anno e l’inappropriatezza del 72 per cento degli accessi ai pronto soccorso: con una situazione del genere è ovvio che bisogna partire con interventi sul territorio, non dagli ospedali». Sostegno alla manifestazione è arrivato tra gli altri dal capogruppo dei Riformatori in consiglio regionale, Attilio Dedoni, e da Antonella Tedde, Ugl sanità di Sassari.
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