la storia/1. l’imprenditore agricolo
La campagna non rende più: tanta fatica e pochi guadagni
SASSARI. Dalla campagna alla cattedra: si può fare, almeno è lecito provarci. Soprattutto quando la fatica di stare nei campi a coltivare la terra non dà i frutti sperati. Guadagno scarso e...
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SASSARI. Dalla campagna alla cattedra: si può fare, almeno è lecito provarci. Soprattutto quando la fatica di stare nei campi a coltivare la terra non dà i frutti sperati. Guadagno scarso e altalenante, tra un anno fortunato e un altro da dimenticare. Una situazione di precarietà che superata la soglia dei 40 anni può diventare insostenibile e spingere a cambiare strada. Così ha fatto Luca Fiori, 43 anni, di professione imprenditore agricolo e aspirante insegnante. Dalla sua non ha alcuna esperienza, solo tanta buona volontà e tenacia: la stessa che nel 2011 l’ha accompagnato sino alla laurea, titolo di studio conseguito in ritardo e per questo esibito con orgoglio ancora maggiore. «Lavoravo in campagna – racconta Luca – non avevo molto tempo da dedicare allo studio. Ma non ho mai mollato, e ce l’ho fatta. Volevo laurearmi perché avevo capito che con seguire il titolo mi sarebbe servito per aprirmi altre strade». Grazie alla laurea, Luca ha potuto presentare la domanda per le graduatorie di docenti di terza fascia: «Posso insegnare agraria alle scuole superiori e tecnologia alla scuola media», spiega. «L’esordio ancora non c’è stato – continua – l’anno scorso sono stato convocato perché c’era la possibilità di fare una supplenza ma hanno avuto la meglio persone con un punteggio superiore rispetto al mio. Siamo tanti, le graduatorie sono piene. Pazienza, aspetto, sono fiducioso». Perché Luca Fiori una certezza ce l’ha: i dieci ettari coltivati a cereali, più l’orto e il frutteto nella Nurra non possono garantirgli la stabilità economica che cerca. «So bene che anche come supplente sarei precario – dice – ma riuscirei comunque a integrare i guadagni che arrivano dalla campagna. E poi chissà, potrebbe arrivare la chiamata per una supplenza lunga, di qualche mese o addirittura di durata annuale». Nel frattempo la campagna resta al primo posto, come da buona tradizione di famiglia: «Mio padre e mio zio erano agronomi, io ho seguito le loro orme e ho la loro stessa passione». Ma quando sarà bandito il prossimo concorso della scuola, lui ci sarà: «Parteciperò per conseguire l’abilitazione. La crisi economica non molla, solo pochi fortunati possono vantarsi di avere certezze e stabilità lavorativa. Io guardo avanti – conclude Luca Fiori – e non mi precludo alcuna possibilità». Come i tanti, tantissimi aspiranti supplenti e docenti dell’ultima ora che aspettano trepidanti una chiamata. (si. sa.)
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