Blindati, una telefonata scagiona Sanna?
di Mauro Lissia
Cinque presunti rapinatori al giudizio abbreviato, confronto tra accusa e difesa sull’alibi dell’orunese
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CAGLIARI. L’orunese Salvatore Sanna non può aver fatto parte del commando che il primo settembre 2015 ha assaltato il furgone portavalori della Vigilpol sulla statale 131 all’altezza di Bonorva: l’ha sostenuto l’avvocato Rinaldo Lai nel giudizio abbreviato davanti al giudice Giovanni Massidda, imputati anche Giovanni Francesco Bussu, Fabrizio Francesco Crisponi, Vittorio Fogu e Pietro Mereu difesi da Salvatore Castronuovo, Angelo Merlini, Mauro Antonio Bonu, Margherita Baragliu e Beatrice Goddi.
A supporto della tesi difensiva c’è una telefonata partita dal cellulare di Sanna che lo colloca alle 8.39 a Orune, mentre la rapina non si è conclusa prima delle 8. Secondo la polizia quella quarantina di minuti è sufficiente a percorrere il tragitto tra il luogo dell’assalto e il paese di Sanna, un esperimento giudiziale condotto con una Bmw X3 dimostra - così sostiene il pm Danilo Tronci - che viaggiando a 170 all’ora si può coprire la distanza in 43 minuti. Per la difesa è impossibile: a quell’ora del mattino la strada è trafficata, il percorso è tortuoso, forse soltanto un pilota professionista, rischiando la pelle, potrebbe farcela. Non certo Sanna, che una volta portata a termine la rapina - bottino 500 mila euro - avrebbe dovuto anche fermarsi per cambiare i vestiti, nascondere le armi e far sparire il passamontagna e gli altri indumenti usati per il colpo.
Ieri il pm Tronci ha portato in aula l’ispettore Alessandro Tarallo, che ha riferito sull’esperimento compiuto. Il 17 luglio, su disposizione del giudice Massidda, saranno chiamati a testimoniare altri due agenti della polizia di stato che hanno preso parte al test. Per Salvatore Sanna si tratta di un punto di svolta del procedimento penale che lo vede imputato di associazione a delinquere in rapina e tentata rapina, perchè quella di Bonorva - stando alle accuse - sarebbe il solo colpo consumato con la sua partecipazione diretta.
I fatti sono esposti nel fascicolo processuale: sono le 7.40 del primo settembre 2015 quando un autocarro Dumper Perlini risultato rubato sbarra la strada al furgone portavalori della Vigilpol. E’ una rapina, si sparano molti colpi con armi da guerra e un vigilante rimane ferito. Per la Dda è stata la banda Olianas, capeggiata quel giorno dallo stesso ex vicesindaco di Villagrande, con lui Luca Arzu, Fabrizio Manca e Salvatore Sanna affiancati da almeno altri sei rapinatori la cui identità è rimasta sconosciuta agli investigatori. Il bottino è ingente, mezzo milione. Coi soldi spariscono i rapinatori, che si dividono in due: alcuni vanno verso Bolotana, altri verso Sassari non prima di aver preso le armi di tutte le guardie giurate. Per allontanarsi dal luogo della rapina i banditi usano automobili rubate, che verranno trovate nei giorni seguenti.
Gli altri 31 presunti componenti la banda vengono processati col rito ordinario, la prossima udienza il 14 luglio davanti al tribunale presieduto da Ermengarda Ferrarese.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A supporto della tesi difensiva c’è una telefonata partita dal cellulare di Sanna che lo colloca alle 8.39 a Orune, mentre la rapina non si è conclusa prima delle 8. Secondo la polizia quella quarantina di minuti è sufficiente a percorrere il tragitto tra il luogo dell’assalto e il paese di Sanna, un esperimento giudiziale condotto con una Bmw X3 dimostra - così sostiene il pm Danilo Tronci - che viaggiando a 170 all’ora si può coprire la distanza in 43 minuti. Per la difesa è impossibile: a quell’ora del mattino la strada è trafficata, il percorso è tortuoso, forse soltanto un pilota professionista, rischiando la pelle, potrebbe farcela. Non certo Sanna, che una volta portata a termine la rapina - bottino 500 mila euro - avrebbe dovuto anche fermarsi per cambiare i vestiti, nascondere le armi e far sparire il passamontagna e gli altri indumenti usati per il colpo.
Ieri il pm Tronci ha portato in aula l’ispettore Alessandro Tarallo, che ha riferito sull’esperimento compiuto. Il 17 luglio, su disposizione del giudice Massidda, saranno chiamati a testimoniare altri due agenti della polizia di stato che hanno preso parte al test. Per Salvatore Sanna si tratta di un punto di svolta del procedimento penale che lo vede imputato di associazione a delinquere in rapina e tentata rapina, perchè quella di Bonorva - stando alle accuse - sarebbe il solo colpo consumato con la sua partecipazione diretta.
I fatti sono esposti nel fascicolo processuale: sono le 7.40 del primo settembre 2015 quando un autocarro Dumper Perlini risultato rubato sbarra la strada al furgone portavalori della Vigilpol. E’ una rapina, si sparano molti colpi con armi da guerra e un vigilante rimane ferito. Per la Dda è stata la banda Olianas, capeggiata quel giorno dallo stesso ex vicesindaco di Villagrande, con lui Luca Arzu, Fabrizio Manca e Salvatore Sanna affiancati da almeno altri sei rapinatori la cui identità è rimasta sconosciuta agli investigatori. Il bottino è ingente, mezzo milione. Coi soldi spariscono i rapinatori, che si dividono in due: alcuni vanno verso Bolotana, altri verso Sassari non prima di aver preso le armi di tutte le guardie giurate. Per allontanarsi dal luogo della rapina i banditi usano automobili rubate, che verranno trovate nei giorni seguenti.
Gli altri 31 presunti componenti la banda vengono processati col rito ordinario, la prossima udienza il 14 luglio davanti al tribunale presieduto da Ermengarda Ferrarese.
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