Il delitto di San Teodoro: l’ex capo del Ris nel collegio di difesa di Dimitri
Sopralluogo a Lu Fraili: un pool di esperti in difesa dell'unico indiziato dell'omicidio di Erika
SAN TEODORO. Le chiazze di sangue sono sparse ancora dappertutto, nella villetta degli orrori di Lu Fraili. Sul tavolo della piccola cucina, ci sono il dispenser pieno di maionese, un rotolone di carta da cucina, una bottiglia di acqua da due litri, una più piccola in parte già intaccata. E un nugolo di mosche si aggira insistente attorno ad alcuni involucri di alluminio che avvolgono quattro panini ormai ammuffiti. Mentre tutt’intorno ogni minuscolo angolo della casa che si affaccia sull’Orientale sarda emana un tanfo che rende l’aria pesante, quasi del tutto irrespirabile.
I resti della gita mancata a Tavolara – quella giornata in gommone che Erika Preti e Dimitri Fricano non sono mai riusciti a fare – hanno accolto alcuni giorni fa il primo sopralluogo del collegio che dallo scorso 11 giugno difende il giovane commesso biellese accusato dell’omicidio della fidanzata e finora unico indagato a piede libero. Dopo i rilievi, e i due sopralluoghi fatti nelle scorse settimane dagli esperti del Ris, il reparto di investigazioni scientifiche dei carabinieri, ieri, all’interno della villetta degli orrori, a un mese esatto dal delitto arriva il turno della difesa. E il collegio schierato dall’indagato è nutrito.
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Davanti alla villetta di Lu Fraili, si presenta un folto squadrone di professionisti. Ci sono tre avvocati: Alessandra Guarini e la collega di studio, a Biella, Donatella Poggi, insieme al collega del foro di Tempio, Roberto Onida. L’investigatore privato, di Biella anche lui, Nicola Santimone. L’ingegnere informatico e perito informatico forense, Michele Vitiello. Il medico legale Maurizio Saliva, coordinatore di medicina legale all’Asl di Napoli. E c’è anche l’ex comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano, da tempo presenza abituale in diverse trasmissioni televisive nel ruolo di consulente ed esperto di rilievi scientifici sulle scene del crimine. Per sciogliere quello che in tanti definiscono ormai il giallo di Lu Fraili, la difesa schiera dunque sette esperti. Un piccolo esercito di professionisti, alcuni dei quali hanno già lavorato insieme in altre vicende di cronaca nera.
Ciascun componente del collegio difensivo comincia a indossare la classica tuta bianca, stile “Ris”, e si avvia verso il portoncino d’ingresso dell’appartamento, ancora sotto sequestro su disposizione della Procura di Nuoro, dove esattamente un mese fa è stata uccisa la giovane commessa biellese Erika Preti. Da lì cominceranno tre ore di analisi, fotografie, controllo palmo a palmo dell’appartamento dell’orrore. L’obiettivo di questo sopralluogo, per la difesa di Dimitri Fricano, è quello di fissare la scena del delitto, fotografarne tutte le parti, osservare da vicino e senza filtri gli oggetti che da circa un mese sono rimasti lì, dove i due fidanzati li avevano sistemati, prima che si scatenasse l’inferno. E che Erika finisse sul pavimento, con la gola trafitta per due volte dallo stesso coltello di cucina con la lama a seghetto che poco prima aveva utilizzato per preparare alcuni panini da mangiare durante una gita in gommone a Tavolara. Quel coltello, insieme ad alcune scarpe, ai rilievi, a un mucchio di impronte digitali, e diversi indumenti appartenuti ai due fidanzati, la sera prima del sopralluogo sono stati visionati, uno ad uno, nei laboratori del Ris di Cagliari, sia dai carabinieri sia dall’intero collegio difensivo.
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Tra quei rilievi, tra quelle prove e indizi raccolti all’interno della villetta, si nasconde infatti la chiave per sciogliere il giallo di Lu Fraili. Chi e perché lo scorso 11 giugno, intorno alle 11.10, ha ucciso Erika Preti mentre era intenta a preparare i panini per una gita? Cosa abbia scatenato la furia del killer? Per i carabinieri della compagnia di Siniscola, presenti anche ieri sulla scena del crimine con il capitano Andrea Leacche, non ci sono molto dubbi: a uccidere Erika è stato il fidanzato Dimitri. Il movente? Sfugge a tutti.
Per la difesa, invece, non solo il movente ma anche la dinamica e i protagonisti sono ancora tutti da chiarire. Dimitri Fricano dalla sua casa di Biella continua a definirsi innocente. Dopo una decina di giorni di ricovero nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Olbia, il giovane commesso è rientrato nella sua casa di Biella. Non è ancora tornato al lavoro, chi lo conosce lo definisce ancora molto provato dalla vicenda.
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