La Nuova Sardegna

Riforma ospedaliera, 600 emendamenti

Il Partito dei sardi avverte Pigliaru: «A decidere la nuova rete deve essere il Consiglio e non Moirano»

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CAGLIARI. Seicento emendamenti ufficiali: sono le correzioni volanti di maggioranza e opposizione alla riorganizzazione degli ospedali. Erano molti di più, ma gli uffici della commissione sanità hanno dichiarato inammissibili almeno un migliaio di emendamenti. Qualunque sarà, nei prossimi giorni, il carico di lavoro sulle spalle dei commissari, è sempre più difficile che la riforma sia approvata dal Consiglio prima di Ferragosto. Anzi, in molti danno ormai per certo che slitterà a settembre. Non per il Partito dei sardi, che fa parte della maggioranza. «Siamo pronti a rimanere in aula anche ad agosto – ha detto il capogruppo Gianfranco Congiu – perché dev’essere il Consiglio a decidere come dovrà essere la Rete e non il direttore generale dell’Asl unica. Cioè chi entro fine agosto dovrà presentare la sua di riorganizzazione e se non ci sarà la nostra di Rete, deciderà lui». Sarebbe una scorciatoia inaccettabile, ha aggiunto il segretario Fransciscu Sedda: «È tempo che la maggioranza si fidi e si faccia guidare dal Partito dei sardi. Nella sanità siamo stati i primi a segnalare diverse criticità ma anche le le soluzioni. Oggi più che mai vogliamo difendere la sanità pubblica e non ci faremo dettare le regole dai numeri imposti dai decreti ministeriali». La maggioranza – sempre secondo il Pds – dovrebbe fidarsi anche dei 40 emendamenti presentati dai sovranisti. «Sono tutte correzioni – ha detto Augusto Cherchi – destinate a colmare le troppe zone grigie che ancora ci sono nella proposta della giunta. Sappiamo già che alcuni nostri emendamenti, quelli ad esempio sull’apertura della chirurgia negli ospedali delle zone disagiate, sono condivisi da gran parte della maggioranza. Noi vorremmo che martedì, quando ci sarà il prossimo vertice, diventino patrimonio del centrosinistra. Comunque faremo la nostra battaglia fino in fondo per modificare la riforma, lo faremo alla luce del sole, senza bisogno del voto segreto in aula». Il Pds è comunque sicuro che «sarà complicato ma non impossibile trovare l’accordo». Anche se – come ha detto Roberto Desini «la giunta avrebbe dovuto proporre la Rete prima, non a metà legislatura. È stato un errore e oggi siamo in emergenza». Il Pds ha un solo obiettivo e a ribadirlo è stato Alessandro Unali: «Vogliamo una sanità pubblica di qualità però dev’essere garantita a tutti». Ma Gigi Ruggeri del Pd ha contestato i toni del Pds: «C’è chi è affamato di visibilità e crede di ottenerla con arroganza, mentre oggi il centrosinistra compatto ha un solo dovere: cambiare subito questo sistema ospedaliero poco organizzato e poco specializzato». (ua)

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