Soru punta sulle “zone speciali”
L’eurodeputato Pd invita la giunta a cogliere l’opportunità del Decreto per il Sud
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CAGLIARI. Le zone economiche speciali a burocrazia zero, previste dal secondo decreto del governo per il rilancio del Mezzogiorno, sono un'occasione di sviluppo che la Sardegna non può perdere. Soprattutto non possono farsela sfuggire i porti all’interno della mappa dei punti franchi: Cagliari, già perimetrato, Olbia, Porto Torres, Arbatax, Oristano e Portovesme. Il motivo è presto detto: le aziende all’interno delle aree speciali potranno contare su un credito d'imposta fino al 50 per cento dell’investimento, con un tetto massimo di 50 milioni, e anche di molti altri benefici. A ottobre, quando il decreto sarà convertito in legge, il governo pubblicherà i bandi per le Zone speciali e dovranno essere le Regioni del Sud, Sardegna compresa, a presentare le richieste con tanto di piano strategico per ogni area. La prima scadenza è fra pochi mesi e «bisognerà farsi trovare pronti e avere le idee ben chiare per non farsi sfuggire l’occasione». È quanto emerso dal convegno «Punti franchi, zone economiche speciali e fiscalità di vantaggio nelle politiche europee», firmato da SardegnaEuropa, l’associazione di Renato Soru, eurodeputato Pd. Che ha spiegato: «È partito un treno e, se possibile, bisognerebbe afferrarlo. Occorre parlare delle Zone speciali con urgenza, perché la politica vuol dire discutere del merito delle questioni, non solo star dietro a nomine o alle correnti». Secondo Soru la novità delle Zse deve essere portata in Consiglio: «Siamo di fronte alla possibilità di rendere operativa una grande infrastruttura immateriale che vale più di una banchina o qualche treno in più. Per forza la Regione deve presentare la domanda. Il no farlo sarebbe un errore clamoroso». Nei giorni scorsi, a Villa Devoto, c’è stato un primo vertice fra la giunta e sindaci, ma bisogna accelerare i tempi anche sul dibattito che le Zone speciali siano meglio o peggio dei punti franchi. Per il deputato Pd Francesco Sanna, «non dobbiamo infilarci nel confronto, spesso aspro, fra favorevoli e contrari a questo o quel vantaggio. Possiamo riuscire a integrarli fra loro, sfruttare il massimo di uno o dell’altro e semmai aggiungere ancora po’ di riduzione fiscale regionale per rendere la Sardegna ancora più attrattiva la Sardegna per le imprese soprattutto se sostenute da investitori stranieri». Nelle conclusioni Soru è stato chiaro: «Se la Regione non dovesse presentare le domande, la Sardegna avrà perso una grande occasione e la colpa sarebbe di tutti».
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