Rete ospedali, il Pd vota il rinvio
di Umberto Aime
Maggioranza a rischio, i dem spostano a settembre la discussione sulla riforma. Scontro Fadda-Arru
3 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO . Meglio non correre, il consenso fra la gente non c’è, i sindaci sono sulle barricate, le tensioni in maggioranza sono troppe, rischiare di andare in aula è inutile: «Rinviamo a settembre». Così ha deciso la direzione del Pd convocata sulla complicata riorganizzazione della rete ospedaliera. La corda non sarà tirata, non ci saranno maratone, la scadenza di luglio o a ridosso di Ferragosto è saltata nei fatti. Eppure neanche un mese fa il governatore Francesco Pigliaru aveva annunciato: «L’approveremo prima della pausa estiva». Non sarà possibile e forse non solo per colpa dell’anestetico d’emergenza voluto dal Pd. Anche i tempi tecnici fra emendamenti da approvare in commissione sanità, pareri del Comitato per le autonomie locali e relazioni di minoranza sarebbero stati stretti se non impossibili da rispettare. Il rinvio. Oggi lo stop and go votato dal Pd dovrà essere accettato dagli alleati, convocati in tarda mattinata, a Cagliari, per un vertice di maggioranza, presente Pigliaru e l’assessore alla sanità Luigi Arru, che doveva essere decisivo in vista del possibile voto preliminare di domani in commissione e invece dovrebbe ridursi solo in una presa d’atto della volontà dichiarata ufficialmente dal partito di maggioranza relativa, quella del rinvio a settembre. Certo, un mese in più o in meno «non cambia la sostanza», ha detto il segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca, l’ultimo a intervenire in una direzione come sempre accesa quando c’è di mezzo la sanità figuriamoci il futuro degli ospedali.
Prima di raccontare quello che è accaduto a Oristano, ci sono altri due punti importanti da mettere in prima fila e sono un altro impegno del Pd. Per evitare che lo slittamento scateni contraccolpi in un centrosinistra da tempo sul chi va là, a essere congelato, insieme alla Rete ospedaliera, dovrà essere anche la pubblicazione dell’atto d’indirizzo – tradotto in piano di riorganizzazione e risparmio – annunciato per fine agosto, come gli impone la legge, dal manager dell’Asl unica Fulvio Moirano. Se così non fosse, si sa che ci sarebbe subito la rivolta di tutti gli alleati del Pd, che hanno minacciato: «Senza la Rete, altro non potrà essere fatto». Il secondo punto importante è questo: sarà un comitato composto da tre consiglieri regionali e da tre saggi nominati dalla segreteria a studiare come andare avanti fino alla nuova scadenza. «Perché – come ha detto il capogruppo Pietro Cocco – nei prossime giorni e anche a Ferragosto lavoreremo tutti nei territori per avere la certezza che, al rientro, intorno alla riforma ci sia davvero il massimo della condivisione». Quella che oggi non c’è.
Il confronto. Dopo tanto tempo in direzione sono intervenuti l’ex sottosegretario alla sanità Paolo Fadda, che è anche uno dei fondatori della corrente dei popolari-riformisti, e l’assessore Luigi Arru, indicato dal gruppo capeggiato da Soru. I due mai si sono amati e s’è visto anche stavolta. Perché anche se la direzione era stata secretata, cioè chiusa ai giornalisti, molto è trapelato compresi i battibecchi. L’esordio di Fadda fra i primi a intervenire è stato secco e di fatto ha indirizzato la direzione verso il rinvio. «Credo che prima di dire sì o no dovremmo capire qual è il vero disavanzo della sanità. Se non c’è chiarezza sui bilanci e su com’è andato finora il piano di rientro, diventa difficile parlare di posti letto e reparti». Arru, che aveva aperto la direzione con un riassunto su quanto fatto finora, è stato deciso nel replicare allo stoccata. «Se continuiamo a cercare i punti di divisione – ha detto – non andremo da nessuna parte. Già adesso gran parte della riforma non è stata comunicata bene, come sarebbe dovuto essere, dal nostro stesso partito alla gente. Dobbiamo ricucire, non servono altri strappi» C’era bisogno di un armistizio invocato anche dall’ex sottosegretario alla cultura Francesca Barracciu e dal soriano Giuseppe Frau, che fa parte della segreteria. È arrivato, con il rinvio a settembre.
Prima di raccontare quello che è accaduto a Oristano, ci sono altri due punti importanti da mettere in prima fila e sono un altro impegno del Pd. Per evitare che lo slittamento scateni contraccolpi in un centrosinistra da tempo sul chi va là, a essere congelato, insieme alla Rete ospedaliera, dovrà essere anche la pubblicazione dell’atto d’indirizzo – tradotto in piano di riorganizzazione e risparmio – annunciato per fine agosto, come gli impone la legge, dal manager dell’Asl unica Fulvio Moirano. Se così non fosse, si sa che ci sarebbe subito la rivolta di tutti gli alleati del Pd, che hanno minacciato: «Senza la Rete, altro non potrà essere fatto». Il secondo punto importante è questo: sarà un comitato composto da tre consiglieri regionali e da tre saggi nominati dalla segreteria a studiare come andare avanti fino alla nuova scadenza. «Perché – come ha detto il capogruppo Pietro Cocco – nei prossime giorni e anche a Ferragosto lavoreremo tutti nei territori per avere la certezza che, al rientro, intorno alla riforma ci sia davvero il massimo della condivisione». Quella che oggi non c’è.
Il confronto. Dopo tanto tempo in direzione sono intervenuti l’ex sottosegretario alla sanità Paolo Fadda, che è anche uno dei fondatori della corrente dei popolari-riformisti, e l’assessore Luigi Arru, indicato dal gruppo capeggiato da Soru. I due mai si sono amati e s’è visto anche stavolta. Perché anche se la direzione era stata secretata, cioè chiusa ai giornalisti, molto è trapelato compresi i battibecchi. L’esordio di Fadda fra i primi a intervenire è stato secco e di fatto ha indirizzato la direzione verso il rinvio. «Credo che prima di dire sì o no dovremmo capire qual è il vero disavanzo della sanità. Se non c’è chiarezza sui bilanci e su com’è andato finora il piano di rientro, diventa difficile parlare di posti letto e reparti». Arru, che aveva aperto la direzione con un riassunto su quanto fatto finora, è stato deciso nel replicare allo stoccata. «Se continuiamo a cercare i punti di divisione – ha detto – non andremo da nessuna parte. Già adesso gran parte della riforma non è stata comunicata bene, come sarebbe dovuto essere, dal nostro stesso partito alla gente. Dobbiamo ricucire, non servono altri strappi» C’era bisogno di un armistizio invocato anche dall’ex sottosegretario alla cultura Francesca Barracciu e dal soriano Giuseppe Frau, che fa parte della segreteria. È arrivato, con il rinvio a settembre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
