Taras: la mia vita da cittadino del mondo
di Giovanni Bua
Il nuotatore ucraino ad Alghero da quando aveva 2 anni: mi sono sempre sentito uguale ai miei amici
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ALGHERO. Lui lo status di italiano l’ha acquisito automaticamente tre anni fa, diciassettenne, subito dopo la naturalizzazione della madre. E per farlo ha dovuto rinunciare a quella Ucraina visto che il paese di origine sua e dei suoi genitori non consente, per difendersi dall’invadente vicino russo, la doppia cittadinanza. Ma italiano si sente da sempre, visto che nella Riviera del Corallo vive da quando ha due anni e mezzo, ha studiato fino ad ottenere la maturità scientifica al Liceo Segni, ha costruito la sua vita sociale e una brillante carriera sportiva. Ma se a Taras Zherebetskyy, 20enne promessa del nuoto isolano, chiedete cosa ne pensa dello Ius soli rimane tiepido. Forse perché la carta di identità emessa dal Comune catalano se l’è dovuta sudare, forse perché alla fine si è abituato a sentirsi cittadino del mondo.
«Non nascondo – racconta l’atleta prima della Green Alghero e ora della Sport Full Time nuoto Sassari, fresca di promozione in serie A – di avere avuto qualche problema per il mio passaporto ucraino. Vivendo ad Alghero fin da piccolissimo infatti io mi sono sempre considerato uguale a tutti i miei amici, e il fatto di essere di una nazionalità diversa a volte un po’ mi ha disorientato. Il passaporto poi a volte ha creato qualche problema negli spostamenti. Ad esempio per me è stato un po’ più complicato entrare negli Stati Uniti, dove sono andato per un viaggio studio. Detto questo però il problema di essere o non essere italiano, il desiderio di diventarlo “ufficialmente” è maturato in me negli anni. E trovo che sia giusto che trascorra del tempo prima di avere la cittadinanza di un paese che, anche se è il tuo paese di nascita, o dove hai passato la maggior parte della tua vita, non è il tuo paese di origine».
Il passaggio da ucraino a italiano, tre anni fa, è stato molto naturale. La madre infatti ha acquisito la cittadinanza che, per legge in caso di figli minorenni e conviventi, passa a loro automaticamente. «Siamo diventati italiani insieme. È stato un momento importante, anche se mi è dispiaciuto dover rinunciare alla cittadinanza Ucraina. Nel mio paese infatti il doppio status non è concesso».
Importante ma non così carico di significati come “i grandi” lo vorrebbero far passare. «Io mi sento prima di tutto un cittadino del mondo. Ora che mi sono diplomato mi sto guardando intorno, e probabilmente andrò a vivere negli Stati Uniti. Da una parte per raggiungere mia madre, ma soprattutto per portare avanti i miei studi senza dover rinunciare al nuoto, la mia passione, il mio progetto per il futuro. Ci andrò da italiano, un po’ da ucraino, magari diventerò americano. Alla fine sarò sempre Taras, e questo è quello che importa».
«Non nascondo – racconta l’atleta prima della Green Alghero e ora della Sport Full Time nuoto Sassari, fresca di promozione in serie A – di avere avuto qualche problema per il mio passaporto ucraino. Vivendo ad Alghero fin da piccolissimo infatti io mi sono sempre considerato uguale a tutti i miei amici, e il fatto di essere di una nazionalità diversa a volte un po’ mi ha disorientato. Il passaporto poi a volte ha creato qualche problema negli spostamenti. Ad esempio per me è stato un po’ più complicato entrare negli Stati Uniti, dove sono andato per un viaggio studio. Detto questo però il problema di essere o non essere italiano, il desiderio di diventarlo “ufficialmente” è maturato in me negli anni. E trovo che sia giusto che trascorra del tempo prima di avere la cittadinanza di un paese che, anche se è il tuo paese di nascita, o dove hai passato la maggior parte della tua vita, non è il tuo paese di origine».
Il passaggio da ucraino a italiano, tre anni fa, è stato molto naturale. La madre infatti ha acquisito la cittadinanza che, per legge in caso di figli minorenni e conviventi, passa a loro automaticamente. «Siamo diventati italiani insieme. È stato un momento importante, anche se mi è dispiaciuto dover rinunciare alla cittadinanza Ucraina. Nel mio paese infatti il doppio status non è concesso».
Importante ma non così carico di significati come “i grandi” lo vorrebbero far passare. «Io mi sento prima di tutto un cittadino del mondo. Ora che mi sono diplomato mi sto guardando intorno, e probabilmente andrò a vivere negli Stati Uniti. Da una parte per raggiungere mia madre, ma soprattutto per portare avanti i miei studi senza dover rinunciare al nuoto, la mia passione, il mio progetto per il futuro. Ci andrò da italiano, un po’ da ucraino, magari diventerò americano. Alla fine sarò sempre Taras, e questo è quello che importa».
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