La Nuova Sardegna

Legge elettorale 

I capigruppo messi alle strette

Francesco Agus di Cp: troppi veti sulla doppia preferenza di genere

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CAGLIARI. Se la doppia preferenza di genere continua a essere un fantasma nella legge elettorale regionale è colpa di troppi veti incrociati. Ma «è arrivato il momento in cui i partiti devono dire cosa vogliono fare», ha scritto il presidente dalla commissione riforme del Consiglio, Francesco Agus di Campo progressista, in una lettera inviata ai capigruppo. Nonostante la sottocommissione avesse deciso d’inserire subito la correzione per permettere così, nel 2019, l’elezione di più donne in Consiglio, ora sono soltanto quattro, la riforma si è arenata. Più che altro perché Pd e Forza Italia, i partiti guida di maggioranza e opposizione, non hanno detto ancora se puntano invece a rivoluzionare in tutto e per tutto una legge che dal 2014 in poi è stata più volte smentita da diverse sentenze della magistratura amministrativa. L’invito di Agus è molto chiaro: spetta a tutti i capigruppo diventare «promotori, in tempi brevi, del metodo più opportuno da adottare, per permettere alla commissione di riprendere il percorso e procedere nella maniera più veloce e più chiara possibile». Senza questa decisione, è scritto fra le righe della lettera, tutto rischia di rimanere bloccato e chissà per quanto tempo. Da più di un anno l’introduzione della doppia preferenza di genere è al centro del dibattito politico, sollecitato prima dal movimento Meglio in due, poi dalla Rete Heminas e infine dal segretario del Pd Giuseppe Luigi Cucca, ma finora nulla è cambiato. Ora la risposta dei capigruppo alla lettera sarà decisiva per capire quali potranno essere i tempi della riforma elettorale.

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