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Scontro tra consiglieri sulla norma antiprofughi

Scontro tra consiglieri sulla norma antiprofughi

Il rischio è non riuscire a modificare il testo approvato prima di sei mesi  Resta la spaccatura. Peru difende la proposta. Forma: aboliamo il voto segreto

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CAGLIARI. Dentro o fuori? Per ora è dentro. È l’emendamento, diventato legge, legge sul turismo, che all’improvviso ha tracciato un solco fra gli alberghi, solo loro potranno chiedere i contributi alla Regione, e quelli trasformati in centri di accoglienza per profughi, invece tagliati fuori da qualunque possibilità di finanziamento. È lo stesso emendamento che ha scatenato un’infinità di polemiche morali, «è razzista, è nazista», e politiche. Presentato dall’opposizione di centrodestra, ha trovato in 7-8 voti segreti del centrosinistra un’inaspettata stampella nell’aula del Consiglio. La macchia nera però dovrebbe essere cancellata presto. Chi governa, dunque la coalizione guidata dal presidente Pigliaru, ha presentato una proposta di legge che abroga l’articolo incriminato, anche se non è detto che il colpo di spugna arrivi prima della pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Attenzione però: neanche la cancellazione tempestiva è sicura. Stando a un’interpretazione del regolamento dovranno passare almeno sei mesi prima che una legge già approvata possa essere corretta. Sono solo disquisizioni tecniche o di sostanza? Di sostanza per chi si è schierato contro l’emendamento antiprofughi. Rossella Pinna, consigliera regionale del Pd, ha scritto su Facebook: «I miei colleghi del centrosinistra che in aula hanno votato a favore dell'emendamento razzista, dovrebbero provare una profonda vergogna. Io di sicuro mi vergogno per loro». Che «oltre a essere vigliacchi, sono soprattutto dei deficienti», ha scritto il deputato Roberto Capelli, Campo progressista. Mentre il parlamentare Michele Piras, Articolo 1-Mdp, è stato deciso: «È una norma anticostituzionale e sarà impugnata dal governo». È lo stesso che hanno detto i consiglieri regionali di Mdp, con in testa Luca Pizzuto: sono stati i primi a contestare l’articolo. La maggioranza di centrosinistra avrebbe fatto bene ad ascoltare, prima del voto, la consigliera regionale del Pd Daniela Forma. In un vertice, aveva detto: «Quest’emendamento è scivoloso. Non basta dire che siamo contrari, va approfondito». Non le hanno dato retta e lo scivolone c’è stato. Rovinoso fino a tal punto che la stessa Forma prima non ha sottoscritto la proposta di legge-smacchiatore, «Era un’ipocrisia fra le 30 firme del centrosinistra c’era di sicuro anche chi aveva votato a favore», e poi in solitudine ha presentato la sua di proposta. Questa: l’abolizione del voto segreto in qualunque caso, escluso quelli in cui «le votazioni riguardino singole persone». Fin qui chi ha contestato l’emendamento, ecco invece i favorevoli. Oltre al primo firmatario Antonello Peru, Fi, «chi parla di razzismo non ha capito nulla e non conosce la realtà», anche la Confesercenti s’è detta favorevole. «Fra gli albergatori e chi sceglie di ospitare i migranti – è scritto in un comunicato – le differenze sono nette. Chi ha fatto la seconda scelta, riceve i soldi dal ministero dell’Interno e non può chiedere i contributi destinati invece solo ai professionisti del turismo». A far da arbitro fra i due fronti è intervenuto il governatore Pigliaru: «I finanziamenti per il turismo devono sostenere l’attività turistica e quando le strutture fanno altro, che si tratti di migranti o attività non strettamente turistiche, sorge un problema che va affrontato. Ma non certo con poche righe concentrate in un emendamento, tra l’altro legato a doppio filo solo alle persone nei confronti delle quali invece abbiamo il dovere dell’accoglienza, e neanche con un inaccettabile voto segreto».

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