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Le confessioni degli atei in fuga dalla Chiesa

Le confessioni degli atei in fuga dalla Chiesa

Professori, impiegati e sposini spiegano i motivi di una scelta che a volte crea contrasti

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SASSARI . L’universo degli atei in fuga dalla Chiesa è costellato di persone e storie di ogni tipo. Si comincia dal classico impiegato e, passando da docenti universitari, ex politici e attivisti Lgbt, si arriva ai fratelli che abbandonano la fede in coppia o ai coniugi che prima di sposarsi – rigorosamente in Comune – decidono prima di dire un no convinto alla religione cattolica. Paolo Francalacci è un docente di Genetica all’università di Sassari. Il suo sbattezzo lo definisce «meditato». «Io non ho abbandonato la religione cattolica – spiega – non l’ho proprio mai avuta. Non mi va di essere etichettato in una categoria in cui non ho mai creduto perché mi hanno battezzato da bambino». Lui non ce l’ha con i credenti ma con il potere che la Chiesa esercita sullo Stato: «Se un devoto accendesse per me un cero direi che non è affatto necessario – riprende il docente – ma non mi preoccuperei di impedirlo perché non avrebbe alcun impatto sulla mia vita. Il battesimo, invece, è un atto pubblico che interessa tutta la collettività, e il suo numero contribuisce a dare potere alla Chiesa cattolica nella società italiana: questo invece ha certamente impatto sulla mia vita». Massimo Mele, invece, è un attivista del Movimento omosessuale sardo (Mos). Lui si è sbattezzato nella parrocchia di San Giuseppe, a Sassari, nel 2005. Per lui il punto non si riduce a certificare lo sbattezzo ma «di dare o no il proprio assenso a quelle che sono le posizioni della Chiesa». «Lo sbattezzo si riferisce alla legge sulla privacy – aggiunge – non ha nulla a che fare con i sacramenti. Se si potesse non chiederei di annullare il sacramento. Non credo nel Vaticano, non sono credente ma non sono neanche ateo». Anna Pinna è un’impiegata che ha pronunciato il fatidico sì davanti al marito in Comune, ma non prima di aver entrambi detto un no in coro alla Chiesa cattolica. Lei la scelta dello sbattezzo l’ha maturata studiando Aldo Capitini, un filosofo e politico antifascista. «Sono stata educata alla religione cattolica e fino a 14 anni ne ero convinta – racconta – poi ho cominciato a perdere completamente la fede. Ho capito che si trattava di credenze umane e non ho più creduto in queste cose». Il caso di Roberto Schirru andrebbe considerato a parte. Lui è un ex consigliere comunale di Sassari del Pd che è andato a costruire una scuola in Uganda e da piccolo ha fatto pure il lupetto scout. A un certo punto della vita ha però maturato un tasso di anticlericalismo a tre cifre. Complice anche il fatto che un suo avo, Michele Schirru, tra gli anni ’20 e ’30 scrisse un pezzo della storia anarchica dell’isola. «Il mio sbattezzo – spiega l’ex consigliere – nasce dopo aver approfondito la storia della Chiesa cattolica romana che ha sulla coscienza milioni di morti. E sono diventato ateo proprio perché ho letto la Bibbia». La sua scelta l’ha fatta tre anni fa inviando una raccomandata alla parrocchia di San Giuseppe a Sassari: «Mia madre mi disse che sbattezzandomi le avevo fatto un torto. Le ho risposto che me l’aveva fatto lei battezzandomi quando non quando ero incapace di intendere e di volere». (s.s.)



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