I vicini del centro migranti «Noi non siamo razzisti»
di Luca Fiori
Viaggio nella campagna di San Giorgio: i residenti condannano l’attentato Il rogo ha causato 15mila euro di danni. La Procura ha aperto un’inchiesta
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SASSARI. Spente le fiamme nelle campagne di San Giorgio restano paura e amarezza. L’incendio che la notte tra sabato e domenica ha distrutto un intero piano della villetta a pochi chilometri da Sassari che a fine mese dovrebbe accogliere un gruppo di ventuno bambini provenienti dall’Africa, alcuni dei quali accompagnati dalle mamme, ha seminato ulteriore inquietudine tra gli abitanti di questa piccola strada vicinale in cui la cooperativa Pegasus ha deciso di aprire un centro di prima accoglienza per migranti.
La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per incendio doloso - al momento contro ignoti - ma in attesa che gli investigatori della Digos e della Squadra Mobile individuino i responsabili del rogo che ha causato circa 15mila euro di danni, gli abitanti di via Mela Ruja respingono con forza l’etichetta di «razzisti» e si affrettano a condannare un gesto che ritengono gravissimo.
«La nostra protesta di sabato mattina - spiega Carlo Chieffi, l’ex proprietario della casa presa di mira dagli incendiari - era assolutamente pacifica. Eravamo scesi in strada per dire che quella villa secondo noi non era in grado di accogliere un gruppo di migranti - aggiunge Chieffi - ma mai avremmo pensato che qualcuno avrebbe messo in atto un gesto così grave. Un gesto che condanniamo duramente - conclude - e che personalmente mi rattrista ancora di più visto che quella era la casa dei miei genitori, in cui sono cresciuto».
Le fiamme si sono sviluppate infatti poche ore dopo che una nutrita rappresentanza degli abitanti della zona si era radunata davanti alla villa destinata a diventare un centro per richiedenti asilo e aveva denunciato pubblicamente un certo disagio. «Le nostre paure restano quelle di tre giorni fa - spiega Laura Sanna - qui veramente nessuno di noi è razzista, ma mettetevi nei nostri panni, improvvisamente si è sparsa la voce che dovevano arrivare quaranta migranti e noi che abbiamo bambini e bambine piccole che scorrazzano tutto il giorno in bicicletta su e giù per la via ci siamo domandati se la serenità di queste campagne avrebbe subìto un contraccolpo. Avremmo gradito che chi stava organizzando tutto questo a nostra insaputa - aggiunge la donna - ci avesse convocati e ci avesse avvisato di quello che stava per succedere. Il padrone della casa che ha preso fuoco ha detto che la presenza di questi 21 bambini renderà più viva e gioiosa questa zona, io rispondo che questa zona è già gioiosa grazie ai nostri bambini, quello che temiamo è che se gli ospiti del futuro centro di accoglienza dovessero invece essere adulti in questa strada chiusa, senza servizi, senza luce e lontano dal centro abitato qualche problema di sicurezza potrebbe verificarsi. Detto questo - conclude la mamma - speriamo che la polizia individui i responsabili dell’incendio, un gesto gravissimo che non possiamo che condannare». Parole di condanna anche da Gino Angelelli, ex poliziotto che vive proprio davanti alla villa a tre piani in cui sabato notte si sono sviluppate le fiamme. «È un gesto sconsiderato - spiega il pensionato - noi volevamo solo capire se era possibile trasformare una casa in un centro in cui ospitare quaranta persone, ma prendiamo assolutamente le distanze da chi ha scelto di risolvere i problemi con il fuoco».
Ci tiene tanto ad allontanare qualsiasi sospetto dagli abitanti della via anche Margherita Secchi, che vive a qualche decina di metri dalla villa di proprietà di Luigi Piluzza e Stefania Sotgia. «Siamo rimasti malissimo - spiega la pensionata - e condanniamo con forza questo gesto e qualsiasi forma di violenza. Ci dispiace tanto anche che i proprietari abbiamo detto che nessuno di noi si sia avvicinato per portare la solidarietà - aggiunge - io avrei voluto chiamare la signora Stefania ma non ho il numero di cellulare, ma voglio che sappia che sono addolorata e che è stato mio genero dopo aver visto le fiamme sabato notte a chiamare i vigili del fuoco e ad andargli incontro fino ai campi dei Salesiani per indicargli la strada per arrivare fino a qui».
Intanto ieri pomeriggio è proseguita la conta dei danni da parte dei responsabili della cooperativa Pegasus all’interno della villa. «L’impresa che ha fatto il sopralluogo - spiega Luca Pintus - ci ha assicurato che in quindici i giorni sarà tutto pronto e a quel punto potremo aprire». Non prima del sopralluogo della Asl e dei vigili del fuoco. «Solo a quel punto, quando avremo le relazioni - fanno sapere dalla Prefettura - potremo dare il via libera per dare ospitalità alle 37 persone, di cui 20 minori, che la cooperativa Pegaus intende far alloggiare all’interno della villa di via Mela Ruja».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per incendio doloso - al momento contro ignoti - ma in attesa che gli investigatori della Digos e della Squadra Mobile individuino i responsabili del rogo che ha causato circa 15mila euro di danni, gli abitanti di via Mela Ruja respingono con forza l’etichetta di «razzisti» e si affrettano a condannare un gesto che ritengono gravissimo.
«La nostra protesta di sabato mattina - spiega Carlo Chieffi, l’ex proprietario della casa presa di mira dagli incendiari - era assolutamente pacifica. Eravamo scesi in strada per dire che quella villa secondo noi non era in grado di accogliere un gruppo di migranti - aggiunge Chieffi - ma mai avremmo pensato che qualcuno avrebbe messo in atto un gesto così grave. Un gesto che condanniamo duramente - conclude - e che personalmente mi rattrista ancora di più visto che quella era la casa dei miei genitori, in cui sono cresciuto».
Le fiamme si sono sviluppate infatti poche ore dopo che una nutrita rappresentanza degli abitanti della zona si era radunata davanti alla villa destinata a diventare un centro per richiedenti asilo e aveva denunciato pubblicamente un certo disagio. «Le nostre paure restano quelle di tre giorni fa - spiega Laura Sanna - qui veramente nessuno di noi è razzista, ma mettetevi nei nostri panni, improvvisamente si è sparsa la voce che dovevano arrivare quaranta migranti e noi che abbiamo bambini e bambine piccole che scorrazzano tutto il giorno in bicicletta su e giù per la via ci siamo domandati se la serenità di queste campagne avrebbe subìto un contraccolpo. Avremmo gradito che chi stava organizzando tutto questo a nostra insaputa - aggiunge la donna - ci avesse convocati e ci avesse avvisato di quello che stava per succedere. Il padrone della casa che ha preso fuoco ha detto che la presenza di questi 21 bambini renderà più viva e gioiosa questa zona, io rispondo che questa zona è già gioiosa grazie ai nostri bambini, quello che temiamo è che se gli ospiti del futuro centro di accoglienza dovessero invece essere adulti in questa strada chiusa, senza servizi, senza luce e lontano dal centro abitato qualche problema di sicurezza potrebbe verificarsi. Detto questo - conclude la mamma - speriamo che la polizia individui i responsabili dell’incendio, un gesto gravissimo che non possiamo che condannare». Parole di condanna anche da Gino Angelelli, ex poliziotto che vive proprio davanti alla villa a tre piani in cui sabato notte si sono sviluppate le fiamme. «È un gesto sconsiderato - spiega il pensionato - noi volevamo solo capire se era possibile trasformare una casa in un centro in cui ospitare quaranta persone, ma prendiamo assolutamente le distanze da chi ha scelto di risolvere i problemi con il fuoco».
Ci tiene tanto ad allontanare qualsiasi sospetto dagli abitanti della via anche Margherita Secchi, che vive a qualche decina di metri dalla villa di proprietà di Luigi Piluzza e Stefania Sotgia. «Siamo rimasti malissimo - spiega la pensionata - e condanniamo con forza questo gesto e qualsiasi forma di violenza. Ci dispiace tanto anche che i proprietari abbiamo detto che nessuno di noi si sia avvicinato per portare la solidarietà - aggiunge - io avrei voluto chiamare la signora Stefania ma non ho il numero di cellulare, ma voglio che sappia che sono addolorata e che è stato mio genero dopo aver visto le fiamme sabato notte a chiamare i vigili del fuoco e ad andargli incontro fino ai campi dei Salesiani per indicargli la strada per arrivare fino a qui».
Intanto ieri pomeriggio è proseguita la conta dei danni da parte dei responsabili della cooperativa Pegasus all’interno della villa. «L’impresa che ha fatto il sopralluogo - spiega Luca Pintus - ci ha assicurato che in quindici i giorni sarà tutto pronto e a quel punto potremo aprire». Non prima del sopralluogo della Asl e dei vigili del fuoco. «Solo a quel punto, quando avremo le relazioni - fanno sapere dalla Prefettura - potremo dare il via libera per dare ospitalità alle 37 persone, di cui 20 minori, che la cooperativa Pegaus intende far alloggiare all’interno della villa di via Mela Ruja».
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