La Nuova Sardegna

I pastori invadono Cagliari Pigliaru: subito 35 milioni

di Umberto Aime
I pastori invadono Cagliari Pigliaru: subito 35 milioni

Migliaia in corteo: disordini davanti alla Regione. Poi l’incontro con la giunta

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CAGLIARI. Felice Floris veste la solita maglietta azzurro-pastori del Movimento, è quella delle mille battaglie per il latte. Francesco Pigliaru, in maniche di camicia bianca, s’è liberato senza fatica della giacca blu da presidente. Sotto, la folla. I due sono vicini, fianco a fianco, con un solo microfono per quattro mani, ma insieme riempiono la scena del camion diventato palco. Il Leoncino è parcheggiato in via Roma, nello stesso quadrato dove tre ore prima, sotto le finestre del Consiglio regionale, poliziotti, carabinieri e almeno tremila manifestanti avevano inscenato un furibondo mezzogiorno di fuoco fra botte, transenne sradicate e lanciate, cariche e controcariche. Sono invece le 15 e qualcosa, in quel teatro ora riappacificato, quando il capopopolo invita l’ospite e urla: «La nostra gente vuole sapere cosa abbiamo ottenuto». Voce ferma, sguardo dritto sulla gente, il governatore dà subito la notizia: «Ci siamo impegnati a recuperare altri 35 milioni per voi». Non sarà facile, il bilancio della Regione è tutt’altro che ricco, ma l’accordo è questo. L’hanno raggiunto dopo una riunione fiume, affollata e dura, consumata in una delle stanze più grandi del Consiglio, quella della commissione bilancio. Già occupata, nel 2010, da quanti oggi vivono un dramma che è la fotocopia di quelli vissuti sette anni fa e anche ieri: campagne moribonde, soldi azzerati, più tanta, troppa rabbia. Quel giorno, era una mattina d’ottobre, finì molto male, feriti e arresti, stavolta potrebbe essere andata meglio per tutti. All’inizio della prossima settimana si saprà se arriveranno i soldi in più per tappare l’emergenza, da aggiungere ai 15 votati martedì dal Consiglio. Potrebbero essere in tutto 50 milioni: serviranno a comprare tremila tonnellate di foraggio, con le scorte che da mesi scarseggiano negli ovili per colpa della siccità. Sarà mezzo quintale fino ai primi d’autunno per ogni pecora, che in Sardegna sono tre milioni.

«Le greggi sono la prima grande ricchezza della Sardegna: se muoiono loro, moriamo tutti», è il discorso inaugurale di Floris a un popolo arrivato da ogni appezzamento possibile e radunato nel piazzale della Fiera. Il colpo d’occhio è forte quando alle 11 il corteo azzurro s’incammina verso via Roma. In testa ci sono solo molti figli di pastori, fieri nello sguardo come i loro padri. Poi una cinquantina di sindaci, che sull’allarme sociale vissuto nei Comuni potrebbero scrivere un trattato giornaliero. Sotto un sole a picco e immersa in una bolla di 40 gradi, la marcia è imponente e lo è più delle altre organizzate da altri gruppi nei mesi scorsi. Questa è lunga duemila passi, una striscia zeppa di bandiere, striscioni, slogan e cartelli. Uno per tutti: «L’acqua costa più del latte: che siate maledetti». La manifestazione è compatta e allegra fino a una via Roma blindata, ultima tappa davanti a quel Palazzo-obiettivo protetto dalle transenne intrecciate a nido d’ape. È davanti alla barriera, quando sono le 12 e qualcosa, che scoppia improvviso il corpo a corpo fra chi vuole sfondare e gli antisommossa impegnati nel ricacciare indietro l’avanguardia della protesta. «Vogliamo entrare tutti», è l’urlo d’incitamento che arriva dalle retrovie. Solo dodici però sono ammessi in delegazione, più tre sindaci: Andrea Soddu, Emiliano Deiana e Renato Casula. «Torneremo vincitori», è la promessa lanciata dalla pattuglia che sale scortata fino al secondo piano. È una riunione a porte chiuse, ha deciso chi è in attesa dall’altra parte del tavolo: i due presidenti Pigliaru e Ganau, gli assessori Paci e Caria, bilancio e agricoltura, e tutti i capigruppo. La tensione è subito alta, alcuni parlano, i politici, ma sono gli altri a gridare e si sente: «Avete rotto con gli annunci, stavolta vogliamo essere ascoltati». I pastori sono testardi, decisi, Floris pretende fatti e non può bastare la proposta, tirata fuori da Pietro Pittalis, Fi, di una seduta straordinaria del Consiglio per saldare il conto. C’è bisogno di soldi, vanno messi sul tappeto e a capirlo per primo è Pietro Cocco, Pd, mentre Pigliaru poi confesserà: «Ho visto una disperazione sincera sul volto di chi mi stava davanti». Così da una possibile nuova occupazione, i pastori ci hanno pensato, il vertice è virato verso l’accordo. Quello poi rilanciato, in mezzo alla folla, dal governatore e dal capopopolo. Un patto a metà fra l’ancora di salvezza e la sopravvivenza: fra pochi giorni tutti sapranno quando e come potrebbe diventare realtà. Perché una donna l’ha detto in faccia al governatore: «La scongiuro, non ci tradisca», e lui di rimando: «Abbiate fiducia».

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