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«Rwm potrebbe produrre protesi mediche»

Domusnovas, replica dei pacifisti alla lettera dei dipendenti dell’azienda che costruisce bombe


06 agosto 2017 di Tamara Peddis


DOMUSNOVAS. È un invito al confronto e alla riflessione la replica delle associazioni pacifiste e antimilitariste, Sardegna Pulita e Assotziu Consumadoris Sardegna, alla lettera dei dipendenti della società Rwm di Domusnovas specializzata nella produzione di ordigni bellici venduti all'Arabia Saudita per essere utilizzati nel conflitto in Yemen. I lavoratori di Domusnovas, insieme ai colleghi dello stabilimento di Ghedi (Brescia), hanno precisato il loro disinteresse alla riconversione della fabbrica auspicata dal neo comitato “Riconversione Rwm” che si è costituito ad Iglesias tre mesi fa. I due rappresentanti delle associazioni, Ennio Cabiddu di Sardegna Pulita e Marco Mameli di Assotziu Consumadoris Sardegna, che fanno parte del nuovo comitato, replicano ai dipendenti, invitando in primis a riflettere sui numeri reali dell'occupazione. Secondo i documenti relativi alla gestione del bilancio della Rwm a Domusnovas lavorano 83 unità e non 270 come dichiarato nella lettera dai dipendenti. A Ghedi 69 e non 104. Sardegna Pulita chiede in particolare “di poter conoscere almeno uno dei nomi di firmatari della lettera aperta, scrive Cabiddu, in modo da rivolgergli un invito ad un tavolo di confronto al quale sarebbe auspicabile sedessero anche le istituzioni locali, la Regione e i ministri per analizzare le ipotesi di riconversione perché non ci si può rassegnare alla guerra come scrivono gli operai”.

Poi, l'ipotesi provocatoria di riconversione: «Volendo, Rwm potrebbe decidere di produrre protesi per arti delle quali c'è un gran bisogno, allora sì che avrebbe senso esportare il 96 per cento della produzione della fabbrica come avviene purtroppo con le bombe». Marco Mameli, nella sua replica ai dipendenti ha allegato anche delle foto: «Sono immagini dure e terribili che danno il senso e le misure della tragedia che ogni giorno colpisce lo Yemen. Sono immagini tremende che ci parlano di bambini mai diventati grandi, mai diventati fratelli, padri, nonni e di bambine mai cresciute a cui non è stato concesso di diventare madri, sorelle, nonne, e di donne e uomini cui non è stato concesso di far crescere i loro figli. E gli ordigni usati per ucciderli – conclude Marco Mameli – sono stati fabbricati nella nostra terra, a Domusnovas.»

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