Legge urbanistica, Demontis contro Erriu
L’esponente dem replica all’assessore: «Differenze nette tra il suo articolo e la nostra proposta»
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CAGLIARI. Per indice d’ascolto, i bonus nei 300 metri dal mare non sono più in testa alla classifica delle bordate alla legge urbanistica proposta dalla giunta. Ormai quell’articolo è stato scavalcato, nelle preferenze e nei siluri, dalla norma destinata a regolare i futuri «grandi progetti ecosostenibili». Soru l’ha bocciata, «è irricevibile», dalla giunta hanno replicato che «la nostra decisione è più garantisca di quelle altrui», ma oggi c’è la controreplica di Salvatore Demontis del Pd, che ha presentato una proposta di legge, e la rilettura preoccupata dello stesso articolo, è il 43, da parte del comitato scientifico di Legambiente.
La controreplica. Per Demontis, che appartiene all’area Soru, «l’assessore Erriu sbaglia nel dire che il suo articolo è meglio del nostro o comunque noi sappiamo che le differenze sono nette». E spiega perché: «In quello della giunta è previsto che i grandi progetti possano determinare la modifica del Piano paesaggistico regionale, mentre nell’articolo 50, comma 5, della proposta che ho firmato insieme ad Alessandro Collu, c’è scritto l’esatto contrario. Cioè: i grandi progetti dovranno essere coerenti al Ppr e soprattutto non dovranno essere in contrasto con le norme a tutela delle aree destinate a tutela integrale». Per poi continuare: «Noi, lo ribadiamo, non riteniamo ammissibile che il Piano possa essere modificato su richiesta di Comuni stimolati dall’iniziativa intrapresa da investitori privati, e il fatto che la competenza sia trasferita dalla giunta al Consiglio non cambia la sostanza delle cose». Fino questa conclusione: «Quando diciamo che il disegno di legge della giunta è troppo complicato, non ci riferiamo solo al numero degli articoli ma alla sua formulazione, perché le leggi devono essere il più possibile semplici».
Il sospetto. Per Vincenzo Tiana, coordinatore del comitato scientifico di Legambiente, l’articolo 43 ricorda tanto il pasticcio commesso, nel 1993, con la vecchia legge urbanistica. «Anche allora – è scritto in una nota – fu inserito un’aggiunta con il 28 bis, che permetteva specifici accordi di programma tali da essere poi votati dal Consiglio regionale, come proposto ora in una correzione dell’attuale disegno di legge». Bene, secondo Legambiente, «quella scelta, adesso ribadita non fu dettata da uno spirito di maggior condivisione, ma dal fatto che a quel punto approvare l’accordo di programma come se fosse una legge, avrebbe messo la stessa decisione al riparo da ogni ricorso amministrativo e dato una forza smisurata, mostruosa, alle deroghe concesse ai Comuni». Gli effetti di quell’articolo, ricorda Tiana, furono devastanti: «Subito venne presentato l’accordo di programma per il Master plan della Costa Smeralda, che prevedeva 2 milioni e mezzo di metri cubi in più a Olbia e Arzachena, poi si accodarono altri: dal progetto Costa Turchese fino a quello Palau-Capo d’Orso. Ma Legambiente, con una forte campagna mediatica, si mise a capo del movimento delle “Diecimila cartoline”, poi consegnate alla Regione, e riuscì a non far approvare il Master plan e neanche gli altri progetti simili». Oggi – è la conclusione – «la giunta Pigliaru vuole ripercorrere la stessa strada che, a suo tempo, riuscimmo a bloccare e per questo anche oggi diciamo no a ogni possibile scorciatoia in cui sono solo anche immaginate nuove costruzioni nei 300 metri dal mare». (ua)
La controreplica. Per Demontis, che appartiene all’area Soru, «l’assessore Erriu sbaglia nel dire che il suo articolo è meglio del nostro o comunque noi sappiamo che le differenze sono nette». E spiega perché: «In quello della giunta è previsto che i grandi progetti possano determinare la modifica del Piano paesaggistico regionale, mentre nell’articolo 50, comma 5, della proposta che ho firmato insieme ad Alessandro Collu, c’è scritto l’esatto contrario. Cioè: i grandi progetti dovranno essere coerenti al Ppr e soprattutto non dovranno essere in contrasto con le norme a tutela delle aree destinate a tutela integrale». Per poi continuare: «Noi, lo ribadiamo, non riteniamo ammissibile che il Piano possa essere modificato su richiesta di Comuni stimolati dall’iniziativa intrapresa da investitori privati, e il fatto che la competenza sia trasferita dalla giunta al Consiglio non cambia la sostanza delle cose». Fino questa conclusione: «Quando diciamo che il disegno di legge della giunta è troppo complicato, non ci riferiamo solo al numero degli articoli ma alla sua formulazione, perché le leggi devono essere il più possibile semplici».
Il sospetto. Per Vincenzo Tiana, coordinatore del comitato scientifico di Legambiente, l’articolo 43 ricorda tanto il pasticcio commesso, nel 1993, con la vecchia legge urbanistica. «Anche allora – è scritto in una nota – fu inserito un’aggiunta con il 28 bis, che permetteva specifici accordi di programma tali da essere poi votati dal Consiglio regionale, come proposto ora in una correzione dell’attuale disegno di legge». Bene, secondo Legambiente, «quella scelta, adesso ribadita non fu dettata da uno spirito di maggior condivisione, ma dal fatto che a quel punto approvare l’accordo di programma come se fosse una legge, avrebbe messo la stessa decisione al riparo da ogni ricorso amministrativo e dato una forza smisurata, mostruosa, alle deroghe concesse ai Comuni». Gli effetti di quell’articolo, ricorda Tiana, furono devastanti: «Subito venne presentato l’accordo di programma per il Master plan della Costa Smeralda, che prevedeva 2 milioni e mezzo di metri cubi in più a Olbia e Arzachena, poi si accodarono altri: dal progetto Costa Turchese fino a quello Palau-Capo d’Orso. Ma Legambiente, con una forte campagna mediatica, si mise a capo del movimento delle “Diecimila cartoline”, poi consegnate alla Regione, e riuscì a non far approvare il Master plan e neanche gli altri progetti simili». Oggi – è la conclusione – «la giunta Pigliaru vuole ripercorrere la stessa strada che, a suo tempo, riuscimmo a bloccare e per questo anche oggi diciamo no a ogni possibile scorciatoia in cui sono solo anche immaginate nuove costruzioni nei 300 metri dal mare». (ua)
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