Indipendentisti, prove di dialogo
La Base apre al Pds: ma prima lasci la giunta. Devias boccia il cartello Psd’Az-Udc
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SASSARI. L’obiettivo è una squadra indipendentista per le regionali, ma il primo banco di prova saranno le politiche del 2018. In particolare al Senato, dove la galassia identitaria potrebbe riuscire nel colpaccio di piazzare un parlamentare a Roma. Ma per tagliare il traguardo occorre presentarsi uniti. Cosa che per ora non sembra alla portata di mano. Anche se c’è chi ha già iniziato a lavorare per quell’obiettivo. È il caso di sardisti, Udc e La Base, che hanno deciso di unirsi in un unico gruppo in Consiglio regionale. «Ai primi di settembre ci sarà l’ufficializzazione – dice Efisio Arbau, leader della Base –. Poi inizieremo a discutere di questo progetto di governo della Sardegna aperto a tutte le forze sardiste e autonomiste. Noi non poniamo nessun veto, ma non possiamo di certo ragionare con i partiti italiani. Altrimenti il progetto nascerebbe morto». Arbau non esclude un dialogo con il Partito dei sardi di Maninchedda. «Prima però deve prendere le distanze da questa maggioranza di centrosinistra, perché noi ci stiamo candidando proprio come alternativa a questo modo di governare totalmente sbagliato». Il numero uno della Base non teme nemmeno le tante voci della galassia indipendentista. «All’interno ci sono storie molto diverse, è vero, ma nel Pd o in Forza Italia ci sono ancora più incongruenze. Eppure vanno lo stesso insieme alle elezioni». In questo cartello civico-sardista-popolare c’è spazio anche per l’Udc di Giorgio Oppi. «Per ora abbiamo deciso di costruire un gruppo in Consiglio regionale – dice il leader centrista –. Fra qualche giorno ci vediamo per definire le cose e partiamo. Parlare di alleanze e di elezioni è ancora prematuro, ma affronteremo presto anche questo argomento. Noi siamo un cartello che alle ultime regionali ha preso 100mila voti e che intendiamo allargare». Anche al Partito dei sardi? «Siamo pronti a dialogare con tutti coloro che sono interessati al nostro progetto».
Anche Pierfranco Devias, timoniere di Liberu, chiede una unità delle forze identitarie, ma con paletti più alti. «Noi non ci alleiamo con forze italiane e con chi strizza l’occhio al mondo indipendentista e tiene in piedi il governo eterodiretto da Roma». Porte chiuse dunque al Pds. «I sardi hanno bisogno di intraprendere una nuova strada, ci vogliono persone nuove con progetti nuovi. Se oggi la Sardegna è così è anche per colpa di ha già governato. Di certo non di chi non ha mai governato». Ma Devias boccia anche l’accordo tra il Psd’Az, la Base e l’Udc. «Nel cartello tra Oppi e i sardisti di programmatico non c’è niente, hanno solo unito le consorterie per cercare di intercettare più voti. Oggi la vera sfida è riportare alle urne i tanti sardi che non hanno più speranza». Chiede l’unità di tutte le forze identitarie, e non da oggi, anche Claudia Zuncheddu, segretaria di Sardigna libera. «Unire le forze identitarie e indipendentiste per creare una coalizione elettorale che si contrapponga ai blocchi italiani, ormai sovrapponibili, per noi sardi è una necessità – afferma l’ex consigliera regionale –. Non possiamo più delegare partiti italiani a rappresentarci all’interno delle istituzioni né nel Consiglio regionale, né nel Parlamento italiano dove si decide per il destino dei sardi. È indispensabile in questo caso fare alleanze anche con forze politiche che nel resto d’Italia si pongono in antagonismo alle due coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Solo così si potrà avviare un processo reale di autodeterminazione che porti la Sardegna fuori dalla crisi». Un disegno in cui per ora non ci può essere spazio per Maninchedda. «Sino ad oggi nessuna presa di distanza da Pigliaru». Né per Oppi. «Il cartello con i sardisti è un tentativo di distruggere il progetto identitario, stiamo attenti». (al.pi.)
Anche Pierfranco Devias, timoniere di Liberu, chiede una unità delle forze identitarie, ma con paletti più alti. «Noi non ci alleiamo con forze italiane e con chi strizza l’occhio al mondo indipendentista e tiene in piedi il governo eterodiretto da Roma». Porte chiuse dunque al Pds. «I sardi hanno bisogno di intraprendere una nuova strada, ci vogliono persone nuove con progetti nuovi. Se oggi la Sardegna è così è anche per colpa di ha già governato. Di certo non di chi non ha mai governato». Ma Devias boccia anche l’accordo tra il Psd’Az, la Base e l’Udc. «Nel cartello tra Oppi e i sardisti di programmatico non c’è niente, hanno solo unito le consorterie per cercare di intercettare più voti. Oggi la vera sfida è riportare alle urne i tanti sardi che non hanno più speranza». Chiede l’unità di tutte le forze identitarie, e non da oggi, anche Claudia Zuncheddu, segretaria di Sardigna libera. «Unire le forze identitarie e indipendentiste per creare una coalizione elettorale che si contrapponga ai blocchi italiani, ormai sovrapponibili, per noi sardi è una necessità – afferma l’ex consigliera regionale –. Non possiamo più delegare partiti italiani a rappresentarci all’interno delle istituzioni né nel Consiglio regionale, né nel Parlamento italiano dove si decide per il destino dei sardi. È indispensabile in questo caso fare alleanze anche con forze politiche che nel resto d’Italia si pongono in antagonismo alle due coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Solo così si potrà avviare un processo reale di autodeterminazione che porti la Sardegna fuori dalla crisi». Un disegno in cui per ora non ci può essere spazio per Maninchedda. «Sino ad oggi nessuna presa di distanza da Pigliaru». Né per Oppi. «Il cartello con i sardisti è un tentativo di distruggere il progetto identitario, stiamo attenti». (al.pi.)
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