Aritzo, polemica sul taglio dei pini
Mauro Pili: «Uno scempio». La replica del sindaco Mameli: «Lavori autorizzati»
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ARITZO. Lo scenario che presenta Mauro Pili è a dir poco catastrofico: «Un vero e proprio disastro nel cuore di Aritzo – dice il deputato di Unidos –. Centinaia di ettari di foreste rase al suolo da una società svizzera che nei mesi scorsi ha completato lo scempio». La Regione smonta subito l’allarme: «Quegli alberi erano stati piantati per essere destinati al taglio». E anche il sindaco del paese, Gualtiero Mameli, è sulla stessa linea: «Si tratta di taglio produttivo, regolarmente autorizzato» sottolinea, prima di ricostruire le vicende storiche di questi ettari boscati per la Marsilva già dai tempi della Cartiera di Arbatax. Il parlamentare (componente della commissione Ambiente della Camera dei deputati) insiste tuttavia sulla «gravissima devastazione delle montagne di Aritzo».
La Regione precisa subito «che non ha possesso di nessuno dei terreni di Aritzo nei quali, in passato, sono stati concessi dai proprietari privati diritti di esbosco. I terreni a cui fa riferimento il parlamentare Mauro Pili appartengono infatti a privati che in passato crearono impianti di arboricoltura produttiva». «Si tratta di 200 e non 200mila ettari di impianti di arboricoltura da legno – sottolinea una nota della Regione –, che la legge regionale e nazionale non ascriveva e non ascrive al bosco, né tutela in qualità di bosco. Gli impianti risalgono all’epoca in cui si intendeva produrre carta nell’industria di Arbatax, coltivando specie a rapido accrescimento in tutta l’isola».
Dopo un sopralluogo ad Aritzo con tecnici e dirigenti territoriali di Unidos Barbagia, Mauro Pili tuttavia rincara la dose rimarcando come «nel silenzio più assoluto uno dei paesaggi naturalistici e ambientali della Sardegna è stato letteralmente violentato da mercenari con la compiacenza di istituzioni e non solo. Lo sfregio ambientale all’ingresso ad Aritzo è di dimensioni devastante. Si vedono migliaia di monconi di alberi di pino rasi al suolo da un piano di devastazione messo in atto dopo il fallimento della Marsilva e company» va avanti Pili, che per l’occasione lancia anche la campagna #riforestiamolaSardegna. «La Regione – dice – ha consentito che i mercenari comprassero a quattro euro l’immenso patrimonio forestale impiantato a fine degli anni 70 e ora ridotto ad un deserto. Tutto questo a mille metri di altitudine con un paesaggio spettrale che si contrappone a quell’immagine di Aritzo e della Barbagia da sempre polmone verde della Sardegna».
La Regione precisa subito «che non ha possesso di nessuno dei terreni di Aritzo nei quali, in passato, sono stati concessi dai proprietari privati diritti di esbosco. I terreni a cui fa riferimento il parlamentare Mauro Pili appartengono infatti a privati che in passato crearono impianti di arboricoltura produttiva». «Si tratta di 200 e non 200mila ettari di impianti di arboricoltura da legno – sottolinea una nota della Regione –, che la legge regionale e nazionale non ascriveva e non ascrive al bosco, né tutela in qualità di bosco. Gli impianti risalgono all’epoca in cui si intendeva produrre carta nell’industria di Arbatax, coltivando specie a rapido accrescimento in tutta l’isola».
Dopo un sopralluogo ad Aritzo con tecnici e dirigenti territoriali di Unidos Barbagia, Mauro Pili tuttavia rincara la dose rimarcando come «nel silenzio più assoluto uno dei paesaggi naturalistici e ambientali della Sardegna è stato letteralmente violentato da mercenari con la compiacenza di istituzioni e non solo. Lo sfregio ambientale all’ingresso ad Aritzo è di dimensioni devastante. Si vedono migliaia di monconi di alberi di pino rasi al suolo da un piano di devastazione messo in atto dopo il fallimento della Marsilva e company» va avanti Pili, che per l’occasione lancia anche la campagna #riforestiamolaSardegna. «La Regione – dice – ha consentito che i mercenari comprassero a quattro euro l’immenso patrimonio forestale impiantato a fine degli anni 70 e ora ridotto ad un deserto. Tutto questo a mille metri di altitudine con un paesaggio spettrale che si contrappone a quell’immagine di Aritzo e della Barbagia da sempre polmone verde della Sardegna».
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