La Nuova Sardegna

Rete ospedali, il Cal frena: «Riforma da migliorare»

di Serena Lullia
Rete ospedali, il Cal frena: «Riforma da migliorare»

I sindaci riuniti alla Maddalena contestano alcuni punti del disegno di legge Deiana, Anci: «Serve riaprire subito il confronto». Forza Italia si spacca

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INVIATA ALLA MADDALENA. La cura per una sanità costosa e spesso poco efficiente la propongono i sindaci riuniti nel Consiglio delle autonomie locali e l’Anci. Sì a interventi chirurgici mirati, no ad amputazioni dei servizi. La discussione sulla riforma della rete ospedaliera regionale vede il suo atto finale nella sala consiliare della Maddalena. Il presidente del Cal, Andrea Soddu, sceglie di riunirsi sull’isola come luogo simbolo del disagio. Il Consiglio nei prossimi giorni metterà nero su bianco il parere, obbligatorio ma non vincolante, al disegno di legge varato dalla commissione Sanità. Nessuno dei primi cittadini arrivati alla Maddalena nega la necessità di una riforma della sanità sarda. Ma il documento va rivisto con una serie di emendamenti. E tra i punti considerati intoccabili c’è il Punto nascita della Maddalena.

In difesa dei piccoli presidi. Netta la posizione dell’’associazione nazionale comuni italiani, guidata dal presidente Emiliano Deiana. «Rispetto al primo orientamento della Regione ci sono stati avanzamenti positivi e i segni sono nel testo di legge – dice –. Ma non sono sufficienti. Servono ulteriori miglioramenti ed emendamenti. Dai presidi delle zone disagiate non si va via e il Punto nascita della Maddalena va conservato. La riforma va fatta. Noi non siamo per tergiversare, servirebbe solo a rinviare il problema. Ma va fatta con la politica dell’attenzione. Non con amputazioni ma con interventi chirurgici. Isili, Tempio, La Maddalena, Sorgono, Bosa, Thiesi, Muravera hanno diritto a una sanità di qualità».

Non solo Punto nascita. Il disegno di legge licenziato dalla commissione Sanità “disattiva” il Punto nascita della Maddalena. Che tradotto nel linguaggio sanitario significa che la Regione gli stacca la spina e lo sostituisce con un percorso nascita. I parti a rischio vengono dirottati a Olbia. «L’articolo di legge che ci riguarda è costruito così male che dal punto di vista giuridico non ci tutela, ma consente, con un semplice atto del direttore sanitario, di eliminare il servizio senza che si possa fare nulla – attacca il sindaco maddalenino, Luca Montella –. E poi in quel documento nulla si dice della camera iperbarica, della dialisi, dei servizi indispensabili. Come se La Maddalena fosse solo il Punto nascita. L’assessore Arru mi ha parlato di conti. A fronte di 13 milioni di spesa ne ritornano indietro solo tre. Ma i conti nelle zone disagiate non torneranno mai!. Si investe per civiltà». Per il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi «sarebbe utopistico pensare che ogni territorio possa avere tutto, bisogna fare delle scelte. Nei piccoli presidi vanno garantite le urgenze, ma nessuno si farà mai operare lì. Serve un chirurgo che faccia molti interventi e una anestesia di qualità». E rivolgendosi alle mamme isolane aggiunge. «Perché dovete mettere a rischio la vita vostra e quella dei bambini?O si riesce a dare un servizio decente, in sicurezza, o non si può volere far nascere i propri figli qui a tutti i costi per una questione di orgoglio». Posizione diversa quella del consigliere regionale di Fi Giuseppe Fasolino. «Nel Punto nascita della Maddalena va garantita la sicurezza della madre e del bambino e va salvato. Senza se e senza ma». E a tal proposito il consigliere regionale Upc, Pierfranco Zanchetta rassicura. «Il ministro Lorenzin è pronta a firmare la deroga quando le verrà presentata».

Autonomia gestionale. Posizione chiara anche quella del sindaco di Tortolì, Massimo Cannas, a nome di 22 sindaci dell’Ogliastra. «Da questa riforma ci aspettiamo che venga mantenuto il livello qualitativo dei servizi erogati e che il presidio ospedaliero di Lanusei conservi la qualifica di Dea di primo livello. Il nostro sistema economico e sociale pretende un servizio sanitario e una assistenza di qualità. Chiediamo inoltre il mantenimento dell’autonomia gestionale del distretto e dei dipartimenti».

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