Se il lavoro del pastore non vale più nulla
L'INTERVENTO - Una persona che oggi riposa nel cimitero di Thiesi mi disse una cosa che allora non capii: «Lavora oggi Fortunà che domani forse chissà se ne avrai voglia»
Una persona che oggi riposa nel cimitero di Thiesi mi disse una cosa che allora non capii. Era strana, enigmatica e ti riportava a concentrarti su cose che allora erano al di là della mia immaginazione. Ero giovane, brillante, le banche mi davano credito e lavoravamo in funzione di un reddito. Più lavoravo più guadagnavo. «Lavora oggi Fortunà che domani forse chissà se ne avrai voglia». Cosa vuol dire voglia, io ne avrò sempre voglia.
Correva l'anno 1990. Ora nel 2017 quelle parole mi ritornano indietro, mi colpiscono allo stomaco come un attacco di dissenteria e mi ricordano che la saggezza non dice mai cazzate ma al contrario semina cultura e dubbi che stimolano. Aveva ragione, vorrei lavorare oggi, ma mi è passata la voglia. Lo stimolo in funzione del reddito non esiste più perché ciò che produci non vale ciò che costa.
Mi è passata la voglia di fronte alle tragedie degli incendi e dei morti umani e animali che questi eventi causano. Mi è passata la voglia di credere in persone che dovrebbero rappresentare l'ancora di salvezza e si rivelano per quelle che recitano il tuo de profundis. Mi è passata la voglia di produrre cibo che viene usato per dare sapore alle porcherie che la globalizzazione ci propina. Abbiamo abdicato il sistema della remunerazione di ciò che produci per produrre a bassi costi tanto arrivano i premi. Ma abbiamo fatto male i conti e oggi paghiamo la conseguenza di aver demandato ad altri la difesa del gregge affidandolo ad un cane chihuaua anziché ad un valido pastore maremmano.
La natura poi ha fatto e sta facendo il resto. La siccità è silente ma colpisce inesorabile e i morti che essa causa fanno aumentare in maniera esponenziale gli avvoltoi che sotto le mentite spoglie di alimenti miracolosi per i tuoi animali affamati ci depredano del poco che ci è rimasto. Stiamo raggiungendo la soglia di non ritorno e non ci accorgiamo di ciò che sta per succederci. Da due anni siamo ormai in balia di eventi che noi non possiamo più amministrare e i sindacati sembrano impotenti di fronte a premi che non arrivano, dighe vuote, guerre per una cisterna d'acqua, assenza di leggi governative che aiutino a lenire questo disastro. Serve sempre l'onda d'urto del Movimento pastori per far nascere una rivalità costruttiva che aiuti a primeggiare nelle soluzioni che devono essere immediate.
Oggi l'allevatore non può distogliere manco una lira che non serva a comprare alimenti per i suoi animali. Niente Inps, Equitalia banche. Si farà più tardi, perché una volta esaurite le risorse gli animali morirebbero di fame e già sta succedendo. Il pastore deve impegnarsi al massimo per salvare i suoi animali, non deve fare altro. Le istituzioni facciano il proprio dovere, le competenze le hanno. Facciano arrivare i premi passati e futuri per far sì che i soldi trovino la gente viva e non in cimitero. Il grande senso di responsabilità dimostrato dal movimento di Felice Floris non tragga in inganno nel confondere la sua educazione con una debolezza.
I pastori se non avranno nulla da perdere si sono presi in passato e se lo prenderanno adesso “su saccu a coddu” e vada come vada. E smettiamola per favore con il trincerarci dietro uno schieramento di forze dell'ordine per dire che i pastori hanno sempre torto e i politici sempre ragione. Smettiamola perché è un insulto alla loro intelligenza e l'apertura di una falla nella credibilità ormai compromessa della classe politica. Cosa si può chiedere oggi a una classe lavorativa che in due anni ha perso praticamente il lavoro di una intera annata? Sparita dal calendario, svanita, abbiamo esaurito tutto e non siamo in grado di ricominciare. Come lo dobbiamo spiegare? L'ho spiegato io nel mio piccolo, lo ha espresso la Coldiretti, lo ha urlato il Mps. Quindi? Dobbiamo continuare a stare da bravi, cercare il dialogo? Ancora? Dobbiamo ancora rileggere i proclami di un mese fa, di due mesi, di tre? Io non voglio avvelenare un clima già saturo di benzina, voglio essere quelle che ancora una volta vuole mediare, ma per piacere, lo dico a tutti gli uomini di buona volontà, ascoltate questa voce.
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