La Nuova Sardegna

All’Insar si volta pagina nel cda 3 nomi di garanzia

di Alessandra Sallemi
All’Insar si volta pagina nel cda 3 nomi di garanzia

Spissu e Benini hanno già accettato, Piras aspetta il nullaosta dell’università Nuovo consiglio di amministrazione dopo l’intervento della Corte dei conti

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CAGLIARI. Insar, si volta pagina. La giunta regionale ha nominato i due nuovi consiglieri di amministrazione e lo stesso ha fatto Anpal ex Italia Lavoro (controllata dal ministero del Lavoro) per la sua quota. I nomi scelti dimostrano qualcosa delle intenzioni della giunta e del ministero a proposito di un ente pubblico che, negli ultimi due anni, è stato condotto da una gestione chiacchierata, denunciata in diverse interrogazioni in consiglio regionale, alla Camera, al Senato e che ha attirato l’attenzione della Corte dei conti.

I nomi. I nomi dei nuovi consiglieri sono quelli di Paola Piras, Luca Spissu e Romano Benini. La prima, elogiata in giunta dal presidente Francesco Pigliaru per il buon lavoro condotto da “commissaria” alla Camera di commercio di Cagliari, è ordinaria di Diritto amministrativo all’università del capoluogo, il secondo è un dirigente regionale esperto di politiche del lavoro, mentre Romano Benini docente universitario, consulente di ministeri e province, è conosciuto anche in Sardegna perché dal 2015 è consulente tecnico dell’Agenzia regionale del lavoro. Insomma, all’Insar (Iniziative Sardegna), società di promozione delle politiche del lavoro, entrano tre esperti nel tema che è poi la missione dell’ente, il motivo per il quale la giunta Cappellacci decise nel 2011 di non sopprimerlo ma anzi di restituirgli fiato. Spissu, poi, non è un dirigente indicato a caso a proposito di Insar: nell’ufficio di presidenza fino a due anni fa era il responsabile delle politiche del lavoro e quindi seguiva anche la società in house, poi è transitato alla neonata Aspal, Agenzia sarda di promozione delle politiche del lavoro.

Il ruolo dell’ente. Quest’ultima denominazione dimostra bene come la Regione, a proposito dell’Insar, debba procedere ormai a una nuova scelta: così com’ è strutturato, l’ente è titolare di una missione fotocopia rispetto ad Aspal. In altre parole: è un doppione e nelle varie interrogazioni presentate in questi anni, quando si metteva in luce l’eccesso di consulenze richieste dall’amministratore delegato di Insar e la difficoltà di capire se i progetti avviati avessero realmente promosso la crescita di piccole e medie imprese, si rilevava non benevolmente «la duplicazione dei ruoli».

Spissu e Benini hanno accettato l’incarico, Piras ancora no perché è in attesa del nullaosta dell’università. Benini sarà presidente, Piras e Spissu sono ugualmente indicati come candidati alla carica di ad.

La vecchia gestione. Fin qui il nuovo corso. Ma della vecchia gestione si parla ancora. E’ stato notato come l’ad uscente, Antonello Melis, non si sia presentato all’ultima assemblea del 10 agosto. Il presidente uscente, Giuseppe Grillo, ha scritto una lettera in cui ringrazia i dirigenti Insar e la consigliera di amministrazione Gabriella Massidda, ma non cita l’amministratore ed esprime invece disapprovazione per la sua assenza nel momento del commiato. Dopo la visita a fine giugno della Guardia di finanza che ha chiesto i documenti, tra l’altro, sulle troppe consulenze assegnate, in vari casi alle stesse persone, all’interno dell’Insar c’è un nuovo piccolo scandalo, causato da una lettera anonima che comincia così «Carissimi abitanti di Insarlandia, come va?». Nella lettera, l’io narrante che si definisce «Sibilla», racconta di consulenze non ufficiali e poi cita lo strano caso di un manuale di rendicontazione per un progetto la cui stesura sarebbe stata commissionata a un commercialista quando, sul sito della Regione, il vademecum è già consultabile. Infine, il nuovo cda dovrà occuparsi subito di due questioni delicate. I finanzieri hanno chiesto documenti sui troppi consulenti, l’ad uscente, per prepararli, ha nominato un altro consulente. Ancora l’ad uscente avrebbe promosso alcuni dipendenti a quanto pare all’insaputa del vecchio cda.

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