La Nuova Sardegna

Street food alla sarda: la cucina tradizionale conquista la movida

di Antonello Palmas
Il furgoncino di Sardovan (immagine dal profilo facebook di Sardovan)
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Il furgoncino di Sardovan (immagine dal profilo facebook di Sardovan)

Cresce il fenomeno dei piatti tipici cucinati sui furgoni Il successo di Sardovan, alternativa olbiese al solito panino

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SASSARI. Nel campo della ristorazione la velocità e la praticità non hanno quasi mai fatto rima con qualità, così il turista o chiunque abbia uno sfizio gastronomico da togliersi senza perdere troppo tempo al tavolino di un ristorante si è sempre dovuto accontentare. Ma i gusti cambiano, specie se la proposta si fa allettante. Sono diversi gli imprenditori sardi che hanno deciso di puntare tutto sullo street food, il cibo da strada, prendendo per la gola il passante o il partecipante a una sagra o a un party con idee nuove e spesso semplici, ma che strizzano l’occhio al livello qualitativo di ciò che viene offerto.

Così ora la tendenza sembra invertirsi, anche dai venditori ambulanti si pretende la qualità. Lo sanno bene Giada Delogu Deiana e Matteo Viglione, una giovane coppia olbiese che ha lanciato l’idea del Sardovan, il furgoncino forse più noto del suo genere tra i vari che stanno spuntando ovunque, che “spaccia” pietanze tipiche rimodulate a seconda dei gusti, delle voglie e delle esigenze: «Facciamo soprattutto piatti della tradizione gallurese – dice Giada –, ad esempio la mazza frissa, che molti si stupiscono di trovare per strada essendo un piatto che rievoca i pranzi della nonna. O gnocchetti con pulpedda, raviolini di ricotta, primi con le cozze, che proponiamo anche fritte con salsa allo yogurt». Il loro panino di punta è una spianata di Loiri, fatta con maiale sfilacciato al mirto, con insalatina e maionese al mirto autoprodotta.

Ma Sardovan va oltre i confini del nordest, con culurgiones, maccarrones, seadas, aggiungendo sempre un tocco personale alle proposte, che cambiano in continuazione per la gioia dei sempre più numerosi aficionados del gusto che vanno ormai a cercare il colorato ristorante su quattro ruote.

«Veniamo da tutt’altro mondo – spiega Giada –, io da un’azienda vitivinicola, il mio fidanzato dai trasporti. Abbiamo deciso di lanciarci in attività in proprio. Sì siamo stati coraggiosi, i risultati sono buoni e la clientela ci sostine. La cosa più bella è essere tra i primi in Sardegna ad aver cambiato l’idea di street food, imponendolo la nostra concezione: ovvero che c’è una differenza tra il classico panino alla salciccia del “caddozzone” (che pure piace pure a me...) e un piatto di qualità che si lega alla tradizione». Un anno e mezzo fa hanno acquistato il mezzo: «Mica facile capire come muoversi – confessa – ma avevamo ben chiaro che la strada non poteva essere quella di proporre ciò che trovi in tutte le feste». A febbraio il decollo, con la partecipazione a una fiera a Roma e una in Piemonte «poi abbiamo proseguito solo nell’isola, lavorando tutta l’estate; abbiamo in vista diversi appuntamenti fino a ottobre e poi, chissà, anche oltre». I problemi non mancano e sono legati ai regolamenti comunali: «Non siamo ben visti – dice – , ci sono ordinanze sindacali che ci vietano di sostare nella maggior parte delle zone nelle quali è possibile lavorare con profitto. Sta nascendo un’associazione dei food truck con i colleghi di Ape pizza, Pecora nera e altri, per provare a far capire alle amministrazioni che possiamo essere un valore aggiunto percittà e paesi se si traccia una linea e la si rispetta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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