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In spiaggia urlano Allah Akbar, è panico

In spiaggia urlano Allah Akbar, è panico

Puntaldia. In quattro vestiti da arabi corrono sull’arenile: panico tra i turisti, ma è solo il set di un film

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SAN TEODORO. L’affannarsi di tre o quattro giovani che, indossando la Kandura (le tradizionale tunica bianca o nera araba) e il capo coperto da una kefiah che correvano, urlando, tra le dune di sabbia e la bianchissima spiaggia di Puntaldia, ha incuriosito più di un bagnante.

Ma quando è risuonata, altissima, l’invocazione Allah Akbar (Dio è grande) l’interesse dei turisti si è trasformato in terrore.

Una donna si è attaccata al cellulare ed ha chiamato il 113, dando così l’allarme terrorismo che ha fatto giungere sul posto, in poco meno di mezz’ora, le volanti della polizia di Stato e gli uomini della Digos della questura di Nuoro, che armi in pugno hanno circondato la zona.

Il gruppo di “arabi” era ancora lì, e si è mostrato molto sorpreso dall’arrivo, in forze, della polizia.

«Siamo un gruppo di attori che stanno girando dei cortometraggi ambientati in diverse location italiane», ha spiegato il capo compagnia della improvvisata troupe cinematografica che aveva scelto come set le dune di Puntaldia, ideali per riprodurre il deserto.

Ai perplessi (e infastiditi) ispettori della Digos non è rimasto altro che identificare, uno per uno, tutti i componenti la troupe, dagli artisti ai tecnici, regista e segretaria di produzione, compreso l’autista (sardo di Monastir) del pulmini con il quale erano state trasportate le attrezzature di ripresa.

La polizia, completata l’identificazione, ha quindi invitato il gruppo di teatranti a “provare” le loro parti cinematografiche in zone meno frequentate, per evitare che l’abbigliamento di scena ma sopratutto le invocazioni, in arabo-romano, potessero ingenerare nuove e più preoccupanti situazioni di allarme. L’intera scena, svoltasi tra i finti arabi e poliziotti veri, è stata seguita da diverse decine di turisti, molti dei quali hanno scattato più di una foto per documentare l’accaduto. Una volta chiarito l’equivoco l’intera vicenda ha suscitato battute e sorrisini da parte dei presenti, mentre il gruppo di arabi, sfilate le tuniche e deposti i copricapi, si sono tuffati in mare per rinfrescarsi corpo e idee.

Il caso è comunque sintomatico di come, ormai, basta un niente per scatenare tra la gente il panico e materializzare lo spettro del terrorismo imposto dai fondamentalisti islamici che, con le loro tremende gesta, riempiono i notiziari di ogni canale televisivo.

Una invocazione religiosa, come quella rivolta dai fedeli al Dio dei musulmani, diventa un allarmante segnale di terrore se gridato tra le gente, in qualunque circostanza queste si trovino. (g.p.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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