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Orosei, mille proprietari di case scoprono di essere abusivi

di Paolo Merlini
Orosei, mille proprietari di case scoprono di essere abusivi

I terreni nelle frazioni di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas e Sos Alinos erano sottoposti agli usi civici

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OROSEI. Abusivi a loro insaputa, almeno almeno sino all’accertamento degli usi civici da parte della Regione nel 2005, i proprietari di mille abitazioni nelle frazioni di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas e Sos Alinos, nel territorio di Orosei, da dodici anni chiedono il riconoscimento di un diritto elementare: il diritto alla casa, sia pure seconda casa, che hanno costruito con regolari concessioni comunali su terreni acquistati da privati o, in più di un caso, dalla stessa amministrazione comunale. Sono cittadini perlopiù nuoresi che da tempo chiedono al Comune di Orosei e alla Regione di trasferire gli usi civici – venuti a galla 30, 40 e in qualche caso 50 anni dopo che avevano costruito le proprie case – nell’oasi ambientale di Biderosa. Una soluzione, a quanto pare suggerita anche dal commissario regionale degli usi civici, che ha visto nel tempo un atteggiamento altalenante e poco convinto da parte dell’amministrazione di Orosei, che dovrebbe avanzare la proposta, e che ha spinto il consorzio che da un anno riunisce i mille proprietari di case a muoversi per vie legali proprio contro il Comune.

Pressing sul Comune. Questa lunga premessa perché la domanda delle cento pistole è capire se, dopo il ricorso del governo contro la legge regionale che prevede questo tipo di trasferimento per gli usi civici, cambierà qualcosa per i proprietari di seconde case a Orosei. «La risposta è no – dicono Francesco Chironi e Felice Corda, presidente e vice del Consorzio Calaliberotto – La legge è stata semplicemente impugnata, dunque è ancora in vigore, e il Comune di Orosei potrebbe chiedere il trasferimento degli usi civici, come avrebbe potuto farlo in passato sulla base dell’articolo 18 della legge regionale 12/1994 e dell’articolo 19 della legge 2/2003».

Il caso Biderosa. La pensa così anche Stefano Deliperi, leader del Gruppo d’intervento giuridico, associazione per nulla indulgente verso gli scempi ambientali che da tempo guarda con favore il trasferimento degli usi civici “fittizi” da Cala Liberotto, area fortemente urbanizzata da anni, all’oasi ambientale di Biderosa, ampiamente tutelata eppure continuamente esposta ad appetiti di sfruttamento turistico. «È solo un ricorso – dice Deliperi – quindi la legge resta in vigore in attesa che si pronunci la Corte costituzionale, e vedremo come andrà per quel che riguarda gli usi civici. La soluzione ipotizzata per Orosei è ancora praticabile, se solo l’amministrazione comunale lo volesse realmente».

Vie legali. Nel frattempo però il Consorzio Caliberotto, stanco dell’inerzia sul caso dell’amministrazione comunale, ha scelto di muoversi per vie legali. Attraverso lo studio associato Vignolo Massa, i proprietari si sono rivolti all’assessorato regionale all’agricoltura e al Comune di Orosei sollecitando la soluzione del caso (appunto con il trasferimento degli usi civici); in caso contrario fanno sapere che sospenderanno il pagamento dell’Imu e chiederanno la restituzione delle somme versate negli anni passati: euro più euro meno si parla di una somma vicina al milione solo per il 2017. Un’azione di protesta suffragata dalla logica, perché «se gli edifici insistono su terre civiche – dicono i legali – non è dovuta al Comune nemmeno l’imposta sui fabbricati».

Ma gli avvocati del consorzio vanno oltre è annunciano un’azione giudiziaria di risarcimento danni nei confronti dell’amministrazione comunale, dato che «i terreni in questione sono stati venduti tutti proprio dal Comune ai consorziati o ai loro danti causa; se davvero le aree fossero gravate da uso civico, il Comune avrebbe l’obbligo di restituire con rivalutazione e interessi il prezzo ottenuto, oltre che di risarcire i danni ulteriori causati ai privati». In che modo? Per esempio rimborsando il costo sostenuto per edificare le proprie case. La nota è indirizzata anche alla Corte dei conti affinché valuti il danno erariale che ne deriverebbe.

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