Riapre il molo Tutti a fotografare lo yacht dell’emiro
di Giampiero Cocco
Dopo lo stop arrivano gli uomini della forestale Tutto in regola e Porto vecchio restituito al pubblico
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INVIATO A PORTO CERVO. Il varco pedonale, e le istantanee selfie sul molo vecchio di Porto Cervo per documentare il passaggio nel paradiso dei vip, sono nuovamente accessibili al pubblico. Il panfilo dell’emiro del Qatar, il mastodontico Katara, resta ormeggiato in testata di molo, mentre altre “barche” le si sono affiancate in questo finale di stagione. Complice l’imminente avvio della Rolex Cup di vela, che chiude il calendario delle maxi regate organizzate dal blasonato Yacht Club Costa Smeralda. Ieri, per verificare che tutto fosse in regola, è giunto sul molo di Porto Cervo il direttore dell’ispettorato forestale di Tempio Giancarlo Muntoni e gli agenti del corpo di vigilanza ambientale della stazione di Olbia. Tutto (o quasi) a posto, compreso l’accesso regolamentato delle auto mai contestato, in quanto previsto dal 2011 da una ordinanza della direzione marittima che prevede i controlli sugli accessi e le sbarre sottoposte a vigilanza. Il problema primario era un altro. L’inspiegabile divieto di accesso ai pedoni, oltre che quello di fotografare le imbarcazioni agli ormeggi su tutta l’area destra, zona demaniale in concessione, del vecchio porto. L’invito rivolto dal corpo forestale alla direzione della marina di Porto Cervo è stato dunque quello di rimuovere una delle transenne poste sull’area demaniale, per rendere visivamente più facile e agevole, a quanti lo desiderano, l’accesso agli spazi pubblici. Ieri pomeriggio il vecchio molo è stato visitato dai pochi turisti che hanno affrontato la prima pioggia caduta su Porto Cervo da sette mesi a questa parte. Il divieto di accesso (impartito da chissà chi, ora sarà arduo scoprirlo) è scomparso, dissolto nella attribuzione di un «eccesso di zelo» addossato ai due ragazzotti alla sbarra che avrebbero preso alla lettera la richiesta (?) del responsabile dei servizi di sicurezza della nave dell’emiro «i cui ospiti, appartenenti alla famiglia reale del Marocco, non desiderano essere fotografati». Noblesse oblige, anche se la inverificabile imposizione non troverebbe applicazione in terra sarda. Resta invece il dubbio, avanzato ieri, sulla reale finalità – a lungo termine – di tale divieto e su chi lo aveva sommessamente disposto affidando il compito di applicarlo «per vedere l’effetto che fa», ai due ignari giovanotti sardi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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