Sfigurata dal fuoco: è indagata per omicidio
La Procura di Cagliari riapre il caso della donna di Bacu Abis ferita dall’ex marito morto tra le fiamme
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CAGLIARI. La Procura indagherà a fondo per stabilire se il 17 aprile 2011 è stato il muratore ventisettenne Manuel Piredda a sfigurare col fuoco Valentina Pitzalis finendo poi ucciso dalle fiamme nell’abitazione di Bacu Abis oppure è stata lei, l’ex moglie, a inscenare il tentativo di omicidio fino al punto di provocarsi le ustioni al viso, al collo e alle spalle che le sono costate numerosi interventi chirurgici e gravissime lesioni ancora visibili. Di certo, quando i vigili del fuoco entrarono nell’appartamento che Piredda occupava abusivamente trovarono il corpo del muratore quasi del tutto carbonizzato, accovacciato in posizione fetale appena dopo la porta d’ingresso, mentre la donna era viva e urlava in un’altra stanza, con le fiamme che ancora le divoravano parte del corpo. Nei rapporti trasmessi alla Procura la nuda descrizione dei fatti e niente che potesse smentire quanto la donna riuscì a dire fin dai primi attimi: «E’ stato Manuel, l’ha fatto perchè è un bastardo».
Ora il caso, chiuso con l’archiviazione, si riaprirà. È stato il procuratore capo Alessandra Pelagatti ad accogliere le numerose istanze dell’avvocato Gianfranco Sollai, che tutela la famiglia Piredda, dopo un lungo braccio di ferro sfociato il 14 ottobre 2016 in un esposto alla Procura di Roma contro il pm Paolo De Angelis, accusato dal legale di omissione di atti d’ufficio. De Angelis, dopo l’esame dei rapporti di carabinieri e vigili del fuoco, aveva ritenuto di non andare avanti con le indagini perché la vicenda appariva chiara e corrispondeva alle prime dichiarazioni della Pitzalis. «Piredda è stato accusato di tentato omicidio senza alcuna indagine e senza che potesse difendersi» aveva sostenuto Sollai.
Ora il fascicolo è nelle mani del procuratore aggiunto Gilberto Ganassi, incaricato formalmente di risolvere con un accertamento giudiziario il confronto a distanza fra chi vede nella Pitzalis la vittima designata di un delitto e chi al contrario l’accusa di aver organizzato tutto da sola.
Ma quali sono gli elementi che lascerebbero ancor’oggi il caso aperto a più letture? «Non è stata eseguita l’autopsia- sostiene tra l’altro Sollai - si dà per scontato che sia stato il fuoco a togliere la vita al muratore».
A sostegno della tesi accreditata dal pm De Angelis per l’archiviazione del caso c’è il fatto che Piredda indossava guanti di gomma e che vicino al corpo siano stati trovati il contenitore del liquido infiammabile e uno straccio imbevuto di benzina. La ricostruzione della Procura, finora l’unica, sarebbe dunque questa: al culmine di una lite legata a ragioni private il muratore si sarebbe presentato alla casa di Bacu Abis con un innaffiatoio pieno di benzina e l’avrebbe gettata addosso all’ex moglie, accendendo il carburante. Poi però il fuoco avrebbe attaccato anche lui stesso. La versione alternativa, sospettata dai genitori dell’operaio, vede la Pitzalis nelle vesti del carnefice: tramortito l’ex marito, gli avrebbe infilato i guanti nelle mani per poi dargli fuoco. (m.l)
Ora il caso, chiuso con l’archiviazione, si riaprirà. È stato il procuratore capo Alessandra Pelagatti ad accogliere le numerose istanze dell’avvocato Gianfranco Sollai, che tutela la famiglia Piredda, dopo un lungo braccio di ferro sfociato il 14 ottobre 2016 in un esposto alla Procura di Roma contro il pm Paolo De Angelis, accusato dal legale di omissione di atti d’ufficio. De Angelis, dopo l’esame dei rapporti di carabinieri e vigili del fuoco, aveva ritenuto di non andare avanti con le indagini perché la vicenda appariva chiara e corrispondeva alle prime dichiarazioni della Pitzalis. «Piredda è stato accusato di tentato omicidio senza alcuna indagine e senza che potesse difendersi» aveva sostenuto Sollai.
Ora il fascicolo è nelle mani del procuratore aggiunto Gilberto Ganassi, incaricato formalmente di risolvere con un accertamento giudiziario il confronto a distanza fra chi vede nella Pitzalis la vittima designata di un delitto e chi al contrario l’accusa di aver organizzato tutto da sola.
Ma quali sono gli elementi che lascerebbero ancor’oggi il caso aperto a più letture? «Non è stata eseguita l’autopsia- sostiene tra l’altro Sollai - si dà per scontato che sia stato il fuoco a togliere la vita al muratore».
A sostegno della tesi accreditata dal pm De Angelis per l’archiviazione del caso c’è il fatto che Piredda indossava guanti di gomma e che vicino al corpo siano stati trovati il contenitore del liquido infiammabile e uno straccio imbevuto di benzina. La ricostruzione della Procura, finora l’unica, sarebbe dunque questa: al culmine di una lite legata a ragioni private il muratore si sarebbe presentato alla casa di Bacu Abis con un innaffiatoio pieno di benzina e l’avrebbe gettata addosso all’ex moglie, accendendo il carburante. Poi però il fuoco avrebbe attaccato anche lui stesso. La versione alternativa, sospettata dai genitori dell’operaio, vede la Pitzalis nelle vesti del carnefice: tramortito l’ex marito, gli avrebbe infilato i guanti nelle mani per poi dargli fuoco. (m.l)
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