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E la micro accoglienza stenta a decollare

E la micro accoglienza stenta a decollare

Il piano per l’apertura di Sprar nei Comuni incontra resistenza: soltanto 9 i centri funzionanti

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SASSARI. È stato uno dei suoi primi atti: il ministro degli Interni Marco Minniti ha firmato l’accordo con l’Anci per la micro accoglienza diffusa dei migranti, con i Comuni – piccoli e grandi – chiamati a fare la propria parte in proporzione al numero di abitanti. L’obiettivo è duplice: svuotare i Cas, grandi strutture di prima accoglienza che possono accogliere in alcuni casi anche 200-300 persone, e favorire una reale integrazione evitando di creare squilibri nei territori. Perché, questo il principio, è più facile che in un piccolo Comune si integri più facilmente il piccolo nucleo familiare che vive in seno alla comunità rispetto al gruppo più numeroso che invece risiede in un centro d’accoglienza in periferia. Per questo il ministero ha deciso di coinvolgere i Comuni, chiedendo a tutti di fare la propria parte e stabilendo anche degli incentivi economici. Sino a questo momento in Sardegna la micro accoglienza diffusa stenta a decollare. Sono solo 9 i centri Sprar – destinati cioè alla seconda accoglienza – aperti e funzionanti, che ospitano complessivamente circa 200 migranti. Una goccia nel mare magnum degli oltre 6mila migranti che vivono nei Cas. In totale le strutture gestite dalle prefetture sono 150, distribuite in 65 comuni su 377. La maggior parte di queste centri sono nati in seguito alla riconversione di hotel, residence o ristoranti: la nuova vita di strutture turistiche sul viale del tramonto o definitivamente fallite.

Per quanto riguarda le strutture Sprar, dopo i primi 9 Comuni che hanno vinto il bando aggiudicandosi i fondi stanziati dal ministero – Cagliari, Quartu, San Gavino, Alghero, Capoterra, Porto Torres, Iglesias, Uta, Sini – almeno altri 50 Comuni hanno presentato richiesta di adesione. Alcune sono state accolte, altre respinte perché non rispettavano i requisiti: i centri Sprar devono garantire una reale integrazione attraverso la presenza di mediatori, interpreti, psicologi soprattutto per i più piccoli, e garantendo agli ospiti la possibilità di frequentare corsi di italiano. Perché l’utilizzo della lingua rappresenta il primo passo da compiere per inserirsi nella nuova comunità.

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