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Missioni spaziali, c’è anche l’isola

Missioni spaziali, c’è anche l’isola

Il radiotelescopio di San Basilio guida l’atto finale della missione Cassini su Saturno

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SASSARI. Il nuovo centro dell’Agenzia spaziale italiana, il Sardinia Deep Space Antenna (Sdsa), che si avvale del Sardinia Radio Telescope di San Basilio, debutta in questi giorni nell’affascinante mondo dello studio dell’universo. La prima missione sarà quella legata alle operazioni di “tracking” (monitoraggio del volo) della sonda Cassini che si appresta a compirà l’ultimo atto della sua ventennale missione dedicata al sistema di Saturno, il cosiddetto “The Grand Finale” della missione nel sistema del pianeta degli anelli. Il Sdsa seguirà gli ultimi giorni del lungo viaggio della sonda Nasa-Esa-Asi prima del suo tuffo finale sul gigante dello spazio, fissato per il 15 settembre prossimo.

Il Sdsa dell’Asi costituisce una nuova configurazione sviluppata per l’impiego a supporto di missioni interplanetarie, equipaggiando in modo adeguato il Sardinia Radio Telescope (Srt) realizzato dall’Istituto nazionale di astrofisica) in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, la Regione Sardegna e il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, e destinato allo studio dell’universo e dei suoi misteri. Il Sardinia Deep Space Antenna a partire da gennaio diventerà ufficialmente operativo nell’ambito del Deep Space Network della Nasa, ma fornirà servizi di comunicazione e navigazione anche per le sonde interplanetarie europee, specializzandosi in particolare per quelle marziane, in vista della esplorazione umana del pianeta.

Il Sdsa nasce grazie ad accordi tra l’Asi e l’Inaf e a uno specifico accordo Asi-Nasa, che ne assicura l’impiego per una molteplicità di missioni interplanetarie in collaborazione con il Jet Propulsion Laboratory (Jpl).

I test per “catturare” e seguire Cassini sono, in realtà, iniziati già il 22 agosto, quando la sonda è apparsa visibile alla radio antenna grazie ai segnali provenienti da 1 miliardo e 400 milioni di km di distanza. Questa prima fase di impiego avviene nella banda X grazie a un ricevitore altamente sensibile installato la scorsa primavera. Si tratta di un contributo del Jpl/Caltech che rientra nell’accordo di collaborazione tra Nasa e Asi relativa alle attività di miglioramento e utilizzazione del Sardinia Radio Telescope. Sdsa si avvale anche di un equipaggiamento specifico fornito dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e della collaborazione dello European Space Operations Centre (Esoc).

Il presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica, Nichi D’Amico, si dice «fiero di vedere il coinvolgimento di giovani che si sono formati in Sardegna, presso l’Ateneo e poi presso i laboratori dell’Inaf: questo indubbiamente indica l’eccellenza accademica e scientifica che esiste in Sardegna». E il vicepresidente della Giunta regionale e assessore alla programmazione, Raffaele Paci, afferma che «la Sardegna con il radiotelescopio di San Basilio e con le sue competenze diffuse possa collocarsi in una posizione di vera e propria eccellenza».

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