La Nuova Sardegna

Esalazioni mortali operaio avvelenato

di Gian Mario Sias
Esalazioni mortali operaio avvelenato

Alghero, la vittima è il 46enne agrotecnico sassarese Paride Meloni  Lavorava in un silos: è stato investito dai gas di fermentazione del mosto

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ALGHERO. Una fatalità. Una tragica fatalità. Un’operazione fatta con la massima fiducia. Come può capitare a chiunque conosce a fondo il proprio mestiere e lo svolge con passione.

Paride Meloni, 46 anni, di Sassari, è morto in seguito all’avvelenamento provocato dalle esalazioni del mosto prodotto durante la sola giornata di ieri e messo a riposare in uno dei silos delle Tenute Delogu, a San Marco, nella zona industriale di Alghero. L’ipotesi più accreditata in seguito all’incidente sul lavoro di ieri pomeriggio sembra proprio questa. Un fatto assurdo, che ha colpito tutta l’azienda. Un marchio in fortissima ascesa, una produzione sempre più apprezzata dal mercato sardo e non solo. Una cantina modernissima, nuovissime le tecnologie utilizzate, nuovissima la concezione della cantina, con ristorante, aree degustazioni, spazi benessere e un resort. Paride Meloni faceva parte della grande famiglia delle Tenute Delogu da sempre. Lavorava con Piero Delogu, il titolare dell’azienda vitivinicola, da oltre vent’anni. Era il suo uomo di fiducia, anche in altre attività. Agrotecnico, appassionato di enologia, a San Marco faceva il cantiniere. Esperto, meticoloso, prudente, era un po’ il riferimento per tutti. Se c’era da risolvere un problema, bisognava chiedere a Paride Meloni cosa fare.

La tragedia. Ieri pomeriggio l’operaio specializzato si è soffermato per un ultimo controllo su quel silos da 15mila litri in cui il mosto ribolliva, in piena fermentazione. Una potente esalazione ha invaso le sue vie respiratorie. Una botta di alcol che l’ha prima stordito e poi l’ha avvelenato. Il collega con cui stava lavorando non ha fatto in tempo a rendersi conto di quel che stava succedendo. Ha sentito il tonfo, si è girato di colpo e l’ha visto riverso per terra, accanto alla cisterna. Ha lanciato subito l’allarme. Sul posto sono arrivati gli uomini del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri della compagnia di Alghero. I sanitari, arrivati a sirene spiegate, non hanno potuto fare altro che constate il decesso di Paride Meloni e andare via dalla cantina, dove il chiasso di una giornata di piena operatività ha lasciato improvvisamente posto a un silenzio surreale, colmo di tristezza e incredulità. I vigili del fuoco hanno lavorato per areare il capannone all’interno del quale si era verificata la fuoriuscita di esalazioni che si sono rivelate mortali, almeno stando alla prima ipotesi fatta dagli investigatori: saranno poi gli esiti degli esami medico-legali a spiegare più precisamente cosa è successo allo sfortunatissimo tecnico agronomo.

Le indagini. I militari, coordinati sul posto dal comandante della compagnia di Alghero, Daniele Girgenti, hanno ascoltato le testimonianze, raccolto ogni dettaglio sulle prassi seguite durante queste delicate fasi della produzione vinicola. Ci sarà da accertare che tutte le norme sulla sicurezza siano state rispettate, che ci fossero tutte le condizioni necessarie per fare quelle operazioni. Paride Meloni lascia una moglie – il cui strazio composto, appena arrivata sul luogo dell’incidente, ha aggiunto dolore al dolore – e due figli piccoli. All’interno della struttura, a poche centinaia di metri dalla rotatoria tra la provinciale per Capo Caccia e la strada “dei due mari”, la gente va e viene tra il capannone e il piazzale antistante. Sguardi bassi, volti trasformati dallo sconforto più profondo. La morte di Paride Meloni è una perdita grande per questa comunità che dalla suo straordinaria amore per il proprio lavoro e dalla sua grandissima preparazione traeva ogni giorno l’ispirazione per una sfida che vive anche, e soprattutto, di passione.

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