La Nuova Sardegna

Violenza, minoranza a casa Gabrielli: scelta sbagliata

L’opposizione assente per protestare contro la politica del governo sui migranti Il capo della Polizia: «Il tema era delicato, c’è chi ha preferito lo scontro politico»

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CAGLIARI. Franco Gabrielli, il capo della Polizia, non se l’aspettava certo di essere attaccato all’improvviso e sui migranti da un rabbioso pattuglione del centrodestra. Da quei cecchini che hanno disertato una seduta solenne del Consiglio regionale, per protestare contro «un governo ipocrita sempre più impegnato a trasformare la Sardegna in una seconda Lampedusa». Perché il viaggio ufficiale, a Cagliari, Gabrielli l’aveva organizzato su tutt’altro, la violenza di genere, e invece alla vigilia dai banchi dell’opposizione ecco arrivargli addosso quest’accusa diversa dall’ordine del giorno concordato. Come mai? Prima dello sbarco all’aeroporto, Cagliari, il prefetto dei prefetti questa domanda se la dev’essere fatta di sicuro ma non ha aspettato che gli arrivasse neanche uno straccio di giustificazione più o meno posticcia, più o meno credibile, per replicare. Chi come lui «è nato nella terra dei marmi e degli anarchici, la Toscana», sono state le sue prime parole, ha saltato con un balzo lo steccato del disappunto privato, per denunciarne uno pubblico e molto più doloroso. Con appuntata sul bavero della giacca la spilla dei Quattro Mori, appena regalatagli dal presidente del Consiglio regionale, «sono davvero felice di questo dono», dirà, Gabrielli è entrato in aula e s’è sciacquato la bocca. Da «sincero italiano», è stata l’autobiografia che ha coniato sul momento, ha restituito la pariglia agli inaspettati (o improvvidi?) nemici dell’ultim’ora. «Con grande amarezza – ha esordito – ricordo a tutti, soprattutto agli assenti, che io non sono un funzionario del governo, ma dello Stato» e quindi, in sintesi estrema ma senza dirlo: cari miei (ironico) avete sbagliato bersaglio. Una volta impugnata la clava, il capo della Polizia in un battibaleno ha aumentato la frequenza dei colpi, una parola dopo l’altra. «Mi dispiace molto – ha aggiunto con voce ferma – che temi così delicati, come lo è la violenza di genere, invece da alcuni siano stati trasformati in pretesto per sfociare, seppure su un altro argomento, nello scontro politico». Da chi è al servizio dello Stato, «e io lo sono da una vita», la provocazione non è stata accettata. Schietto e ruvido com’è, ha aggiunto: «Ci sono argomenti che dovrebbero essere patrimonio comune, e la violenza di genere lo è, invece c’è chi li ha ribaltati convinto di vincere così chissà quale campagna elettorale». Per andare in crescendo: «Mi hanno riferito anche di alcune frasi oltraggiose, ma preferisco sorvolare». Quali sarebbero le parole diffamanti che gli sono state riferite? Queste, pronunciate in aula dal capogruppo di Fi Pietro Pittalis, nel momento dell’annuncio della diserzione in massa: «Il capo della Polizia farebbe bene a tutelare i suoi uomini prima di parlare d’altro. Sia chiaro, noi del centrodestra non ci prestiamo più a fare lo scendiletto di nessuno e neanche a partecipare all’ennesima passerella dei luogotenenti del governo». A cui Gabrielli ha ribattuto, con sarcasmo, nel chiudere l’anteprima istintiva e passionale dell’intervento programmato su “come possiamo e dobbiamo contrastare la violenza”: «Ho già perso troppo tempo e chissà se il Signor Presidente me lo farà recuperare». (ua)

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