La Nuova Sardegna

Grillo: che puzza di ascelle sembra di stare al Psd’Az

di Claudio Zoccheddu

Scoppia la rivolta dopo l’accostamento infelice fatto dal leader dei 5 Stelle La risposta dei sardisti: certe espressioni qualificano chi le pronuncia

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SASSARI. «Belin, c’è una puzza di ascelle che neanche nel Partito sardo d’azione». Beppe Grillo avrebbe deciso di commentare con queste parole l’aria viziata che si respirava sulla pista da ballo di un disco-pub in cui si stava tenendo una festa organizzata degli attivisti del Movimento impegnati nella kermesse di Rimini, subito dopo l’esito delle primarie che hanno consegnato a Luigi Di Maio il ruolo di candidato premier.

La frase incriminata del leader dei 5 stelle è stata riportata tra virgolette dal giornalista Mario Ajello sulle pagine del Messaggero e non è stata smentita dal padre del Movimento. Al contrario, l’uscita di Grillo ha avuto una forte eco nell’isola, soprattutto tra gli iscritti del partito fondato nel 1921 da Emilio Lussu.

La replica. L’associazione d’idee tra il Psd’Az e l’odore per nulla piacevole che si respirava durante la festa grillina ha stupito i sardisti che, attraverso il segretario nazionale Christian Solinas, ha risposto al comico genovese: «In quasi un secolo di storia il Partito sardo d’azione ha superato la monarchia e la dittatura e ha partecipato all’assemblea costituente e alle istituzioni repubblicane senza mai cambiare nome, simbolo e ideali. Siamo da sempre un partito che rappresenta un popolo e una terra alla quale Grillo dovrebbe rispetto e deferenza – spiega Solinas –. Abbiamo sacrificato sulle trincee del Carso e del Monte Zebio generazioni giovani; ragazzi che hanno dato la vita per realizzare e difendere i confini di quell’Italia che oggi Grillo si candida a governare con il suo Movimento. E noi sardisti siamo gli eredi e portiamo ancora nella nostra bandiera il listato a lutto per ricordare quel sacrificio immenso e quei valori eroici che sono nel nostro dna e nella storia della nostra isola. Certe espressioni qualificano chi le pronuncia e svelano finalmente quale sia il loro concetto borghese e salottiero del popolo: da incantare e usare per i propri fini. Bene farebbe Grillo a fare ammenda e chiedere pubblicamente scusa ai sardi ed al Partito sardo d’azione». La replica si chiude con un invito: «lo invitiamo a venire il 21 ottobre al Villaggio Minerario di Rosas, dove il Psd’Az terrà la sua conferenza programmatica per lanciare la sfida del governo, così che possa verificare personalmente che l’unico “odore” che si respira in casa nostra è quello della storia, dell’impegno e della passione politica».

I grillini. I rappresentanti sardi del Movimento 5 stelle hanno parecchi dubbi sul fatto che Grillo abbia effettivamente pronunciato le parole che gli sono state attribuite. Il senatore Roberto cotti è categorico: «Puzza di ascelle? No, non l’ha detto. È stato anche confermato in una chat che seguo con i colleghi del movimento». Dello stesso parere anche il sindaco di Assemini, Mario Puddu: «Non mi fido di quello che scrive Il Messaggero e non credo che Grillo abbia pronunciato questa frase. Inoltre, se i politici che hanno amministrato la nostra isola negli ultimi 40 anni la amassero quanto la ama Beppe adesso in Sardegna sarebbe tutto a posto». La deputata Manuela Corda avrebbe reagito con una controbattuta: «In sardo e sui genovesi. Comunque non ho sentito quello che avrebbe detto ma Beppe è uno che gioca con le parole. D’altra parte è anche il suo lavoro». Sean Wheeler, sindaco di Porto Torres, aggiunge un aneddoto: «Quando viene in Sardegna gioca a fare il finto sardo, parla di porceddu e di maialetto. Non ho sentito quello che ha detto e, sempre che l’abbia detto, è chiaro che si trattava di una battuta». La senatrice Manuela Serra affida la sua replica ai social network: «La comicità è arte. Le battute di spirito no – scrive la senatrice –. Conosco Beppe e so quanto ama la Sardegna terra martoriata che ha difeso decine di volte. Io non so se questa frase sia stata realmente proferita da Beppe. A me piace pensare che un giorno le parole saranno usate con delicatezza, sempre e con tutti, nessuno escluso compresi i Down, gli handicappati, i congolesi, marocchini».

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