Monsignor Becciu: non sono uomo di intrighi
di Alessandro Pirina
In una missiva il braccio destro del Papa mette nero su bianco la sua indignazione Le accuse del revisore vaticano Milone: «Mi ha detto lui che dovevo dimettermi»
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SASSARI. Non è l’uomo degli intrighi né delle lotte di potere in Vaticano, ma «solo un umile servitore del Santo Padre al quale ho giurato fedeltà e dedizione». In una lettera alla Nuova monsignor Angelo Becciu mette nero su bianco la sua indignazione per le accuse che negli ultimi giorni gli sono piovute addosso. Tutto è cominciato domenica, quando Libero Milone, ex revisore generale dei conti vaticani, ha raccontato la sua verità sulle sue dimissioni in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera e a Wall Street Journal, agenzia Reuters e Sky Tg24. Nel mirino di Milone in particolare il sostituto alla Segreteria di Stato. «È stato a lui a dirmi che il rapporto con il Papa si era incrinato e che il Santo Padre chiedeva le mie dimissioni». Il manager, durante l’intervista, ha poi raccontato di aver chiesto di poter incontrare Bergoglio, ma «Becciu mi disse invece di andare alla Gendarmeria», dove, notai subito un comportamento aggressivo. A un certo punto il comandante Giandomenico Giani mi urlò in faccia che dovevo ammettere tutto, confessare. Ma confessare che cosa? Non avevo fatto nulla».
Le dichiarazioni di Milone hanno suscitato l’immediata reazione della Santa Sede. E in particolare di monsignor Becciu. L’alto prelato originario di Pattada ha parlato di «accuse false e ingiustificate. È andato contro tutte le regole e stava spiando sulle vite private di suoi superiori e dello staff, me compreso. Se non avesse acconsentito alle dimissioni, noi avremmo dovuto perseguirlo. In un certo senso abbiamo voluto proteggere la sua reputazione».
La bomba Milone però sembra avere aperto un nuove fronte all’interno del Vaticano, la cui storia è sempre stata popolata di corvi e misteri. Tanto che qualcuno, su tutti il Fatto quotidiano, parla di Vatileaks III, con monsignor Becciu, ribattezzato “il Papa d’Italia”, al centro di un nuovo scontro di potere tra cardinali. Una storia a metà tra gli “Angeli e demoni” di Dan Brown e lo “Young Pope” di Paolo Sorrentino. Uno scenario da cui però monsignor Becciu si sente estraneo. «Lotte di potere, macchinazioni, guerre fratricide non mi appartengono, non fanno parte del mio vocabolario e tanto meno della mia concezione di Chiesa – scrive nella lettera alla Nuova –. La Santa Sede ha risposto alle parole del dottor Milone con un eloquente comunicato che smaschera tante menzogne. Le visioni distorte non meritano altro che la paziente attesa della sincerità e della coerenza. Sono sicuro – conclude l’arcivescovo – che la verità ancora una volta emergerà».
©RIPRODUZIONE RISERVATa
Le dichiarazioni di Milone hanno suscitato l’immediata reazione della Santa Sede. E in particolare di monsignor Becciu. L’alto prelato originario di Pattada ha parlato di «accuse false e ingiustificate. È andato contro tutte le regole e stava spiando sulle vite private di suoi superiori e dello staff, me compreso. Se non avesse acconsentito alle dimissioni, noi avremmo dovuto perseguirlo. In un certo senso abbiamo voluto proteggere la sua reputazione».
La bomba Milone però sembra avere aperto un nuove fronte all’interno del Vaticano, la cui storia è sempre stata popolata di corvi e misteri. Tanto che qualcuno, su tutti il Fatto quotidiano, parla di Vatileaks III, con monsignor Becciu, ribattezzato “il Papa d’Italia”, al centro di un nuovo scontro di potere tra cardinali. Una storia a metà tra gli “Angeli e demoni” di Dan Brown e lo “Young Pope” di Paolo Sorrentino. Uno scenario da cui però monsignor Becciu si sente estraneo. «Lotte di potere, macchinazioni, guerre fratricide non mi appartengono, non fanno parte del mio vocabolario e tanto meno della mia concezione di Chiesa – scrive nella lettera alla Nuova –. La Santa Sede ha risposto alle parole del dottor Milone con un eloquente comunicato che smaschera tante menzogne. Le visioni distorte non meritano altro che la paziente attesa della sincerità e della coerenza. Sono sicuro – conclude l’arcivescovo – che la verità ancora una volta emergerà».
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