Tangenti sull'impianto solare di Ottana: le intercettazioni
In tre (Galantuomo, Pinna e Copparoni) incassano la prima tranche da 89mila euro versata con un bonifico
CAGLIARI. "Io sono una persona onesta e gli impegni li porto fino a tutti i costi, fino alla fine...": parole di Davide Galantuomo, riferite da Renato Copparoni all’amico Paolo Salvatore Pinna. È un dialogo fitto, interminabile, a tratti acceso quello che la polizia giudiziaria è riuscita a registrare. Con una sola questione al centro: i soldi. I tre - stando alle accuse - sono riusciti a truccare l’appalto per l’impianto fotovoltaico di Ottana, la tangente concordata con la potente coop Ccc di Forlì è di 135 mila euro da pagare in due rate, prima e dopo l’aggiudicazione. Si tratta di stabilire come spartirsi la mazzetta, secondo una proporzione legata al peso del ruolo svolto.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:cagliari:cronaca:1.15936335:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2017/10/03/news/corruzione-cinque-arresti-tra-la-sardegna-e-l-emilia-romagna-1.15936335]]
Galantuomo, dall’alto della sua carica di amministratore unico dell’ente appaltante (l’Enas) pretende la quota più grossa, Pinna è il regista dell’operazione e vuole la sua, Copparoni è il tramite fra loro due e le coop emiliane pronte a sganciare la tangente ma si sente escluso o sottovalutato. Al punto che in mancanza di garanzie sulla quota, l’ex calciatore ferma il pagamento: «Se vuoi che io sblocchi la situazione - avverte, annunciando a Pinna ciò che avrebbe detto successivamente a Galantuomo - allora ci dobbiamo vedere insieme da Salvatore, altrimenti non si fa più niente, si blocca, capito?». È un negoziato teso, estenuante, malgrado la torta da dividere non sia poi così gigantesca: 89 mila euro, la prima tranche. A tratti Galantuomo perde la pazienza, non gli va di discutere al telefono: «Io di solito di queste cose parlo con una persona e basta in una stanza dove non c’è nessuno».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.15940959:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.15940959:1653427843/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Un’affermazione sulla quale il gip Pintori osserva: «Il Galantuomo era solito trattare di tali faccende nel chiuso di una stanza e con una sola persona per volta, per evidenti motivi di riservatezza derivanti dall’illiceità delle questioni da affrontare». E aggiunge: «Tale affermazione conferma il coinvolgimento di Galantuomo, evidente da tanti altri passi, ma soprattutto la sua attitudine a gestire affari riservati con modalità non cristalline o addirittura illecite».
La trattativa va avanti e i rapporti rischiano di incrinarsi. In ballo ci sono le percentuali da calcolare sulla tangente, Galantuomo e Pinna vanno a spanne, alla fine trovano una specie di accordo variabile, che prevede anche l’estromissione finale dell’ignaro ex calciatore: Galantuomo: «Comunque siccome non mi ricordo se è il trenta o il quaranta… perché sono diverse tranche tu dilli quant’è la tua differenza…». Pinna: «Ok». Galantuomo: «Dilli che le cose, al momento gli dici, ha detto Davide quant’era, vedi tu». Pinna: «Va bene». Galantuomo: «Se dice trenta settanta e trenta settanta, non me lo ricordo. C’ho mille cazzi, però…». Pinna: «Mi pare trenta…». Galantuomo: «Lo chiami tu?». Pinna: «Lo chiamo io questo pomeriggio…». Galantuomo: «E ci du fazzu bogai…». Pinna: «E poi dopo però… lasciamo che si plachino le acque, lo facciamo andare avanti poi dopo lo togliamo». Galantuomo: «No questo lo sto dicendo io, questa è la prima tranche, quindi la metà».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.15940960:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.15940960:1653427843/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il 16 luglio nuovo round, stavolta un faccia a faccia Pinna-Copparoni: Pinna: «Me l’ha, è stato lui a dirmi che, che lui è arrivato dopo, che sei arrivato tu me l’ha detto stamattina, me l’hai detto tu, me l’ha detto lui». Copparoni: «E allora per quale motivo…». Pinna: «Che il tramite sei tu, allora lui mi ha detto ormai la cosa è bloccata lascialo, se deve andare avanti chiariamo questo passaggio digli quali… lui mi ha detto che a te ti spettava il nove per cento…». Copparoni: «Eeehhh noo o capirai! Ma di che cazzo stiamo parlando?». Pinna: «Va beh allora io…». Copparoni: «Ma di cosa stiamo parlando? Oh». Pinna: «Io adesso gli dico questa cosa qui stasera, poi io ti chiamo eeeeh, ti dico ok se io ti dico ok tu fai andare avanti, se ti dico stoppa, blocca». Copparoni: «Sì, allora è così, perché tu gli dici guarda che Renato, questo, questo e questo trentamila e se, se tu ti dovevi, avevi delle remore dovevi dirmi guarda questo e questo, invece era tre no sette, sette, centomila euro eh, se era centocinquanta, centocinquanta se era centoquaranta e doveva essere, perché lui ha fatto il calcolo che a te, che tu con le tasse e con qualcosa dovevi togliere intorno ai cento… quarantamila euro quarantacinquemila euro, capito? Quindi Tore, ne restano, ne restano cento, quindi settanta e trenta».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.15940961:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.15940961:1653427843/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Pur di venir fuori dallo stallo, che rischia di mandare a monte l’affare, è Pinna che taglia corto e decide di versare di tasca propria la quota a Copparoni. E ne parla con Galantuomo: Galantuomo: «Hum, ma come ti è sembrato, tranquillo?». Pinna: «Eh, un po’ agitato però dopo che gli ho spiegato le cose ha detto “se le condizioni sono queste va bene”». Galantuomo: «Ahahahah va be’, è un coglione, embè questi che giocano a pallone a forza di prendere pallonate sono rincoglioniti».
Quando arriva il bonifico dall’Emilia l’incidente si chiude. È il 18 luglio e Copparoni chiama Pinna per dare l’annuncio tanto atteso: sbloccato. Il 25 luglio 2014 Pinna informa Copparoni con un sms: «Ho ricevuto tutto ci vediamo in settimana… io sono a Cagliari mercoledì». L’operazione è conclusa, ciascuno ha avuto la sua parte e non resta che attendere la seconda tranche. Forse i soldi sono arrivati, forse no. Per il giudice non c’è la prova, solo un forte e giustificato sospetto. (m.l)
Altri servizi nel giornale in edicola e nella sua versione digitale
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
