Lavoro, il ritorno dell’apprendista: boom di contratti nell’isola
Nei primi 5 mesi dell’anno assunti 923 under 30, il 50% in più rispetto al 2016. Confartigianato: «L’isola prima in Italia. Ora è necessario ridurre il cuneo fiscale»
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SASSARI. Numeri record per l’apprendistato in Sardegna. Rispetto a un anno fa gli occupati al di sotto dei 30 anni assunti con questo contratto aumentano di 923 unità (+ 56%). «L’isola è prima in Italia nel contratto che prepara i giovani al lavoro – sottolinea Antonio Matzutzi, presidente regionale di Confartigianato Imprese Sardegna – L’apprendistato è il passaporto per il lavoro dei giovani, bisogna incentivarlo».
Confartigianato Sardegna ha incrociato i dati del rapporto su “Lavoro e precariato realizzato dall’Osservatorio per le piccole e medie imprese con i dati forniti dall’Inps. L’obiettivo: analizzare l’andamento del contratto di apprendistato. «Qualunque politica deve partire dall’analisi della realtà – continua Antonio Matzutzi – E la realtà ci dice che l’apprendistato ha rialzato la testa in Sardegna. Le assunzioni con questa formula sono aumentate del 56% nei primi cinque mesi dell’anno. Crediamo che sia necessario ripartire da qui. Il rilancio dell’occupazione dei giovani non può che valorizzare l’apprendistato. Sono i numeri a darci ragione: nel 2015 con questo contratto sono stati assunti 529 giovani, 591 nel 2016 e 923 nel 2017, un vero e proprio boom che fa della Sardegna la prima regione in Italia ad avere incrementato questo tipo di contratto. Sono convinto che questa percentuale possa crescere ancora in modo rilevante». Dopo la Sardegna ci sono la Puglia (+54%), il Friuli-Venezia Giulia (+48%), le Marche (+37%), la Basilicata (+35%), la Campania (+33%), il Lazio (+33%), la Calabria (+33%), la Lombardia (+31%) e l’Emilia Romagna (31%).
«Il contratto di apprendistato è un canale privilegiato di accesso dei giovani al mercato del lavoro – spiega il presidente di Confartigianato Sardegna – Si rivolge ai lavoratori tra i 15 e i 29 anni e si concretizza con l’apprendimento pratico e tecnico-professionale». Un’occasione unica, quindi, per imparare un mestiere. «L’apprendistato è la formula ideale per fornire risposte efficaci alle imprese e per preparare, concretamente, i giovani». Per il presidente dell’associazione degli artigiani, però, questo non basta. «La tassazione sul lavoro è troppo alta – ricorda Matzutzi – Il cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente è pari al 47,8%, quasi 12 punti in più rispetto alla media dei paesi avanzati. È necessario un impegno comune di tutte le forze politiche per ridurlo. Mi auguro che venga rifinanziato lo sgravio contributivo totale nei primi tre anni di contratto per le assunzioni degli apprendisti in aziende fino a 9 dipendenti».
Un’altra sfida è quella di abbinare il lavoro alla formazione sui banchi di scuola. «Bisogna rafforzare questa formula: far lavorare insieme imprese e scuola».
Nonostante il boom dei contratti di apprendistato i numeri non devono ingannare. Il tasso di disoccupazione giovanile in Sardegna resta elevato, al 42%, più alto di 19 punti rispetto a quello registrato nel 2006 (23,4%). Nel 2016 gli occupati tra i 24 e i 35 anni erano 105 mila, 91 mila in meno rispetto al 2006 e 9 mila in meno rispetto al 2015, quando gli occupati erano 114 mila. E anche la quota di Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, resta alta: è al 24,2 %, più del doppio rispetto alla media europea, pari all’11,5%. (g.z.)
Confartigianato Sardegna ha incrociato i dati del rapporto su “Lavoro e precariato realizzato dall’Osservatorio per le piccole e medie imprese con i dati forniti dall’Inps. L’obiettivo: analizzare l’andamento del contratto di apprendistato. «Qualunque politica deve partire dall’analisi della realtà – continua Antonio Matzutzi – E la realtà ci dice che l’apprendistato ha rialzato la testa in Sardegna. Le assunzioni con questa formula sono aumentate del 56% nei primi cinque mesi dell’anno. Crediamo che sia necessario ripartire da qui. Il rilancio dell’occupazione dei giovani non può che valorizzare l’apprendistato. Sono i numeri a darci ragione: nel 2015 con questo contratto sono stati assunti 529 giovani, 591 nel 2016 e 923 nel 2017, un vero e proprio boom che fa della Sardegna la prima regione in Italia ad avere incrementato questo tipo di contratto. Sono convinto che questa percentuale possa crescere ancora in modo rilevante». Dopo la Sardegna ci sono la Puglia (+54%), il Friuli-Venezia Giulia (+48%), le Marche (+37%), la Basilicata (+35%), la Campania (+33%), il Lazio (+33%), la Calabria (+33%), la Lombardia (+31%) e l’Emilia Romagna (31%).
«Il contratto di apprendistato è un canale privilegiato di accesso dei giovani al mercato del lavoro – spiega il presidente di Confartigianato Sardegna – Si rivolge ai lavoratori tra i 15 e i 29 anni e si concretizza con l’apprendimento pratico e tecnico-professionale». Un’occasione unica, quindi, per imparare un mestiere. «L’apprendistato è la formula ideale per fornire risposte efficaci alle imprese e per preparare, concretamente, i giovani». Per il presidente dell’associazione degli artigiani, però, questo non basta. «La tassazione sul lavoro è troppo alta – ricorda Matzutzi – Il cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente è pari al 47,8%, quasi 12 punti in più rispetto alla media dei paesi avanzati. È necessario un impegno comune di tutte le forze politiche per ridurlo. Mi auguro che venga rifinanziato lo sgravio contributivo totale nei primi tre anni di contratto per le assunzioni degli apprendisti in aziende fino a 9 dipendenti».
Un’altra sfida è quella di abbinare il lavoro alla formazione sui banchi di scuola. «Bisogna rafforzare questa formula: far lavorare insieme imprese e scuola».
Nonostante il boom dei contratti di apprendistato i numeri non devono ingannare. Il tasso di disoccupazione giovanile in Sardegna resta elevato, al 42%, più alto di 19 punti rispetto a quello registrato nel 2006 (23,4%). Nel 2016 gli occupati tra i 24 e i 35 anni erano 105 mila, 91 mila in meno rispetto al 2006 e 9 mila in meno rispetto al 2015, quando gli occupati erano 114 mila. E anche la quota di Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, resta alta: è al 24,2 %, più del doppio rispetto alla media europea, pari all’11,5%. (g.z.)
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