Non piace l’idea di un referendum sardo
La replica dei partiti alla proposta di Mauro Pili è univoca: «Troppo presto, c’è ancora tanto da fare»
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SASSARI. La proposta è arrivata con una tempistica perfetta. La reazione dei destinatari, perlomeno dal punto di vista politico, è stata rapidissima e univoca. Ma probabilmente non era quella immaginata da Mauro Pili che si è trovato a essere l’unico sostenitore dell’idea di portare al voto i sardi e di metterli davanti al primo quesito indipendentista della loro storia. I tempi per proporre un referendum per l’indipendenza della Sardegna non sarebbero ancora maturi. Anzi, secondo i leader dei partiti e dei movimenti indipendentisti sardi, la proposta di Mauro Pili potrebbe essere addirittura controproducente.
Il leader di Unidos aveva scelto la giornata più significativa per presentare la proposta di legge per un referendum indipendentista nell’isola. La sua azione, però, non ha fatto proseliti: «C’è ancora molto lavoro da fare e non esistono scorciatoie – spiega il leader di Irs, Gavino Sale –. La verità è che non esistono scorciatoie e quello che potrebbe sembrare il percorso più veloce potrebbe essere in realtà una trappola da evitare a tutti costi. Prima di andare al voto dobbiamo sistemare diverse cose».
Pier Franco Devias, portavoce di Liberu, la pensa più o meno allo stesso modo: «Pili? Posizione fuori luogo. L’esempio catalano dovrebbe aver spigato quello che si deve fare per trattare questo tipo di argomenti con serietà. Siamo immaturi e non possiamo certo sprecare un’occasione di questo tipo proponendo ai sardi quello che sarebbe letto come una specie di sondaggio. Prima di pensare ai referendum sarebbe ora che tutti iniziassero davvero a lottare per l’indipendenza».
Anche Christian Solinas, segretario nazionale del Psd’Az, non sembra per nulla affascinato dalla proposta di legge annunciata da Mauro Pili: «Prima di chiamare la gente alle urne sarebbe necessaria una preparazione che ancora manca in Sardegna. Inoltre, non mi sembra giusto sfruttare l’onda lunga dell’emozione generata dai fatti di Barcellona perché non possiamo pensare di iniziare un percorso dal punto di arrivo e non da quello di partenza».
Il Partito dei Sardi non fa eccezione allo scarso entusiasmo generato della fuga in avanti del leader di Unidos: «Non credo sia ancora arrivato il tempo di indire un referendum per l’indipendenza dalla Sardegna – spiega il consigliere regionale Gianfranco Congiu –. È davvero troppo presto. Prima servirebbe un lavoro capillare che possa essere in grado di mettere a fuoco la volontà di autodeterminazione del popolo sardo. Poi servirebbe una misurazione del sostegno elettorale che si potrebbe ottenere solo con una competizione elettorale. In ogni caso, sarebbe tutto prematuro senza nemmeno considerare che adesso i numeri ci dicono che il sostegno popolare sarebbe insufficiente per un risultato positivo». (c.z.)
Il leader di Unidos aveva scelto la giornata più significativa per presentare la proposta di legge per un referendum indipendentista nell’isola. La sua azione, però, non ha fatto proseliti: «C’è ancora molto lavoro da fare e non esistono scorciatoie – spiega il leader di Irs, Gavino Sale –. La verità è che non esistono scorciatoie e quello che potrebbe sembrare il percorso più veloce potrebbe essere in realtà una trappola da evitare a tutti costi. Prima di andare al voto dobbiamo sistemare diverse cose».
Pier Franco Devias, portavoce di Liberu, la pensa più o meno allo stesso modo: «Pili? Posizione fuori luogo. L’esempio catalano dovrebbe aver spigato quello che si deve fare per trattare questo tipo di argomenti con serietà. Siamo immaturi e non possiamo certo sprecare un’occasione di questo tipo proponendo ai sardi quello che sarebbe letto come una specie di sondaggio. Prima di pensare ai referendum sarebbe ora che tutti iniziassero davvero a lottare per l’indipendenza».
Anche Christian Solinas, segretario nazionale del Psd’Az, non sembra per nulla affascinato dalla proposta di legge annunciata da Mauro Pili: «Prima di chiamare la gente alle urne sarebbe necessaria una preparazione che ancora manca in Sardegna. Inoltre, non mi sembra giusto sfruttare l’onda lunga dell’emozione generata dai fatti di Barcellona perché non possiamo pensare di iniziare un percorso dal punto di arrivo e non da quello di partenza».
Il Partito dei Sardi non fa eccezione allo scarso entusiasmo generato della fuga in avanti del leader di Unidos: «Non credo sia ancora arrivato il tempo di indire un referendum per l’indipendenza dalla Sardegna – spiega il consigliere regionale Gianfranco Congiu –. È davvero troppo presto. Prima servirebbe un lavoro capillare che possa essere in grado di mettere a fuoco la volontà di autodeterminazione del popolo sardo. Poi servirebbe una misurazione del sostegno elettorale che si potrebbe ottenere solo con una competizione elettorale. In ogni caso, sarebbe tutto prematuro senza nemmeno considerare che adesso i numeri ci dicono che il sostegno popolare sarebbe insufficiente per un risultato positivo». (c.z.)
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