Rete ospedaliera in bilico Un’altra settimana di stop
Sono ancora troppi i malumori in maggioranza. I franchi tiratori in agguato Passano i primi capitoli della riforma ma sui punti caldi l’accordo non è blindato
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. I bulloni da stringere sono ancora molti, in maggioranza, meglio prendersi un’altra settima di riflessione, fino a martedì, per evitare che la riorganizzazione degli ospedali diventi uno scoglio pericoloso. Detto fatto, con una decisione che circolava da giorni in Consiglio regionale, l’Aula s’è fermata ai primi quattro capitoli su dodici della riforma. Per la verità, in questo test d’avvio, era in discussione solo la premessa delle oltre 140 pagine all’ordine del giorno, la maggioranza aveva superato anche di slancio le varie trappole piazzate dal centrodestra. Compresa quella dei 1007 emendamenti agli emendamenti dell’ultim’ora, presentati da Christian Solinas del Psd’Az e poi dichiarati inammissibili dall’Ufficio di presidenza. Ma la maggioranza comunque non ha voluto rischiare, nonostante il nocciolo della questione, dalla riclassificazione degli ospedali fino alla ridistribuzione dei posti letto, fosse ancora lontano. Perché, nel centrosinistra, in molti hanno intuito che le acque sono ancora tropo agitare visto il pacchetto emendamenti – presentato dai singoli partiti dell’alleanza – che potrebbero conquistare il voto non solo di possibili franchi tiratori ma anche del centrodestra fino al punto da far andare sotto la maggioranza. Meglio soprassedere e riportare il confronto in commissione prima di qualunque possibile scivolone. Da evitare anche per il governatore Pigliaru, che in mattinata aveva tra l’altro avuto un confronto con il Partito dei sardi: è ancora indeciso se e quando sciogliere la riserva.
Commissione. Il primo segnale che ci sarebbe stato un rinvio è arrivato durante la riunione mattutina della commissione salute, presieduta da Raimondo Perra del Psi. Quando la maggioranza ha presentato i 16 emendamenti che avrebbero dovuto chiarire i dubbi sugli ospedali delle zone disagiate, sollevati dai sindaci, oppure sul ruolo dell’ospedale di Nuoro e su quello di Lanusei, o sull’accoppiata Alghero-Ozieri, molti consiglieri del centrosinistra sono saltati sulla sedia. «Sono insoddisfacenti», hanno detto in diversi, per subito minacciare la rivolta. «Continueremo a presentare i nostri», hanno fatto sapere i possibili ribelli. Come se non bastasse, da Lanusei è arrivata la notizia che alcuni del combattivo comitato «Giù le mani dall’Ogliastra» avevano cominciato a digiunare in difesa del loro ospedale. Insomma il rischio di una bufera era all’orizzonte, così nel pomeriggio la maggioranza è entrata in aula ben sapendo che si sarebbe stato il rinvio dopo un primo voto favorevole e di circostanza – c’è stato – sulla premessa della nuova Rete. Scelta che pare abbia lasciato perplesso l’assessore alla sanità, Luigi Arru, ma l’ha accettata di buon grado.
L’opposizione. Fiutato che il centrosinistra era in difficoltà, la minoranza s’è scatenata. Forza Italia ha lanciato un appello alla giunta: «Ritirate il testo o finirete impallinati dai vostri stessi alleati». Fratelli d’Italia ha insistito nel «pretendere i conti reali dell’Azienda unica, perché non possiamo continuare a discutere di sanità con i bilanci truccati». I Riformatori hanno rilanciato il caso del Mater di Olbia: «È un ospedale fantasma. Non si capisce ancora quando i suoi posti letto finiranno nel conto totale». L’Udc invece ha ritirato i suoi di emendamenti, ma solo per «togliere alla maggioranza l’alibi che è colpa nostra se siete in ritardo di quattro mesi». I Rossomori hanno rincarato la dose: «Siamo di fronte a un pasticcio, con Nuoro penalizzata come non mai» Il centrosinistra però aveva pronto il piano B, leggi rinvio, e l’ha sfruttato.
Missione a Roma. La partita però si gioca anche su un altro tavolo. Domani una delegazione della giunta sarebbe stata convocata a Roma. Dovrebbe essere quello il punto di partenza della trattativa con cui la Regione chiederà un prestito al governo, dovrebbe essere di 300-400 milioni, per coprire il disavanzo del 2016. Sono i soldi necessari per far partire con zero debiti il secondo anno dell’Azienda unica. A Roma la disponibilità ci sarebbe anche, ma in cambio è arrivata questa richiesta perentoria: «Il vostro piano di rientro dovrà essere molto più rigoroso dell’attuale». (ua)
Commissione. Il primo segnale che ci sarebbe stato un rinvio è arrivato durante la riunione mattutina della commissione salute, presieduta da Raimondo Perra del Psi. Quando la maggioranza ha presentato i 16 emendamenti che avrebbero dovuto chiarire i dubbi sugli ospedali delle zone disagiate, sollevati dai sindaci, oppure sul ruolo dell’ospedale di Nuoro e su quello di Lanusei, o sull’accoppiata Alghero-Ozieri, molti consiglieri del centrosinistra sono saltati sulla sedia. «Sono insoddisfacenti», hanno detto in diversi, per subito minacciare la rivolta. «Continueremo a presentare i nostri», hanno fatto sapere i possibili ribelli. Come se non bastasse, da Lanusei è arrivata la notizia che alcuni del combattivo comitato «Giù le mani dall’Ogliastra» avevano cominciato a digiunare in difesa del loro ospedale. Insomma il rischio di una bufera era all’orizzonte, così nel pomeriggio la maggioranza è entrata in aula ben sapendo che si sarebbe stato il rinvio dopo un primo voto favorevole e di circostanza – c’è stato – sulla premessa della nuova Rete. Scelta che pare abbia lasciato perplesso l’assessore alla sanità, Luigi Arru, ma l’ha accettata di buon grado.
L’opposizione. Fiutato che il centrosinistra era in difficoltà, la minoranza s’è scatenata. Forza Italia ha lanciato un appello alla giunta: «Ritirate il testo o finirete impallinati dai vostri stessi alleati». Fratelli d’Italia ha insistito nel «pretendere i conti reali dell’Azienda unica, perché non possiamo continuare a discutere di sanità con i bilanci truccati». I Riformatori hanno rilanciato il caso del Mater di Olbia: «È un ospedale fantasma. Non si capisce ancora quando i suoi posti letto finiranno nel conto totale». L’Udc invece ha ritirato i suoi di emendamenti, ma solo per «togliere alla maggioranza l’alibi che è colpa nostra se siete in ritardo di quattro mesi». I Rossomori hanno rincarato la dose: «Siamo di fronte a un pasticcio, con Nuoro penalizzata come non mai» Il centrosinistra però aveva pronto il piano B, leggi rinvio, e l’ha sfruttato.
Missione a Roma. La partita però si gioca anche su un altro tavolo. Domani una delegazione della giunta sarebbe stata convocata a Roma. Dovrebbe essere quello il punto di partenza della trattativa con cui la Regione chiederà un prestito al governo, dovrebbe essere di 300-400 milioni, per coprire il disavanzo del 2016. Sono i soldi necessari per far partire con zero debiti il secondo anno dell’Azienda unica. A Roma la disponibilità ci sarebbe anche, ma in cambio è arrivata questa richiesta perentoria: «Il vostro piano di rientro dovrà essere molto più rigoroso dell’attuale». (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
