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Oristano, sul web insulti a Mattarella: indaga la polizia

Sotto accusa la decisione di utilizzare lo scalo di Fenosu per far atterrare l’aereo presidenziale


04 ottobre 2017 di Roberto Petretto e Piero Marongiu


ORISTANO. Per parlare dell’apertura di una vera e propria inchiesta è presto, però è certo che la polizia sta andando a spulciare alcuni dei tanti commenti pubblicati sui social network e sui siti di informazione da utenti web a corredo di notizie sulla visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Insulti carichi d’odio, in alcuni casi violenti e minacciosi. Un malvezzo che sta diventando sempre più frequente con la diffusione dei sociale e con una sostanziale impunità di cui hanno goduto sinora i cosiddetti “leoni da tastiera”. Il questore di Oristano, Giovanni Aliquò non fornisce elementi su un’eventuale inchiesta: «Ovviamente non posso parlare di questo genere di cose – dice il questore –. Spetterà alla magistratura fare le dovute valutazioni. Per quanto ci riguarda abbiamo monitorato la situazione, attraverso la Digos».

È sufficiente andare a vedere uno dei tanti articoli pubblicati on line anche dal nostro giornale e scorrere alcuni commenti per capire la portata della cosa. Molto criticata è stata la decisione di utilizzare lo scalo di Fenosu, in disuso da anni, per far atterrare l’aereo presidenziale. Una scelta che ha dato il via a commenti che definire coloriti sarebbe eufemistico. E si consideri che la redazione elimina i commenti più forti e offensivi.

Ma nel grande mare del web molte parole pubblicate rimangono. Su queste si sarebbe incentrata l’attenzione della polizia postale che starebbe verificando la sussistenza di estremi di reato.

L’articolo 278 del Codice penale italiano tratta di “Offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”: «Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da uno a cinque anni».

Alcuni commenti apparsi sul web, allo sguardo di un profano, potevano probabilmente essere inquadrati in questa fattispecie. L’avvento dei social ha ampliato a dismisura gli strumenti a disposizione di chi vuole offendere, ma qualcosa sta cambiando anche in questo campo e la “libertà d’insulto” comincia a essere messa in discussione.

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