La scalata della banda agli appalti dell’Enas
di Mauro Lissia
Nelle intercettazioni la fitta rete tessuta da Galantuomo, Copparoni e Pinna
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CAGLIARI. Davide Galantuomo voleva entrare nella casta: è lui stesso a manifestare il desiderio parlando con l’amico fidatissimo Filippo Bruera. Nel monumentale carteggio delle intercettazioni ambientali messo insieme dalla Polizia tributaria per la costola cagliaritana dell’inchiesta Sindacopoli - che l’altro ieri ha portato a cinque arresti con l’accusa di corruzione aggravata - c’è una conversazione registrata il 6 agosto 2014 dove l’ex sindaco di Quartu si lascia andare, il suo pensiero vola in alto verso le vette della politica che conta, dove decidere significa esercitare il potere. In parte – osserva il giudice Giuseppe Pintori nell’ordinanza per le misure cautelari che ha condotto Galantuomo alla custodia domiciliare - l’ex amministratore dell’Enas ha già sentito il profumo dei piani alti. Scrive il magistrato: «Dalle indagini emerge che Galantuomo ha contatti politici di vario orientamento ai più alti livelli, non sempre cristallini, che in passato gli hanno consentito di avere l’incarico pubblico all’Enas, nonché di espletare vari tentativi di avere la conferma almeno provvisoria nell’incarico già rivestito». È tutto nelle carte del procedimento: c’è Galantuomo che sente sfuggirgli di mano quel crocevia di interessi che per lui è l’Enas, teme di doversi allontanare dalla gestione delle opere idriche per 80 milioni di euro programmate dall’amministrazione Pigliaru, sa che fuori dal palazzo non è facile smezzare le carte degli appalti e quindi insiste, bussa ad ogni porta perché malgrado l’uscita da viale Trento dell’amico Ugo Cappellacci - che nelle conversazioni intercettate viene chiamato cappello – qualcuno possa aiutarlo a mantenere l’incarico. Insomma, Galantuomo vuole stare in sella, nonostante - come risulta agli atti dell’inchiesta giudiziaria della Procura di Cagliari e Oristano - l’amico Bruera lo tenga informato sui procedimenti d’appalto anche dopo il 16 ottobre 2015, giorno dell’addio all’Enas. «Ecco perché - spiega il gip Pintori nell’ordinanza - Galantuomo è tra gli indagati quello che è maggiormente capace di reiterare reati della stessa indole di quello oggetto del procedimento, anche per la sua ottima conoscenza della pubblica amministrazione ai più svariati livelli». Non solo livelli alti, come emerge dalle carte dell’inchiesta. Galantuomo si confronta con personaggi di secondo piano come l’ex calciatore Renato Copparoni e manifesta un rapporto piuttosto stretto con Paolo Salvatore Pinna, il facilitatore degli appalti pubblici, uomo chiacchieratissimo ma dai lunghi tentacoli, che in una conversazione con il cugino Giorgio Casula si vanta di aver avviato una collaborazione su più fronti con Galantuomo. Il testo del dialogo registrato di fronte all’aeroporto di Elmas, non ha bisogno di commenti:
Pinna: «E anche questo (Galantuomo, ndr) mi deve dare un bell’incarico, capito?».
Casula. «Chi è?».
Pinna: «Questo è il presidente dell’Enas, Davide Galantuomo».
Casula: «Enas, siamo aeroporto, aeroporti».
Pinna: «No, Enas, siamo ente nazionale per le acque».
Casula: «Abbanoa, tipo Abbanoa no?».
omissis
Casula: «Ecco, studio eccetto acqua, oramai ambiente e acqua non c’entra un cazzo».
Quindi Pinna spiega: «È venuto apposta (Galantuomo, ndr) a parlarmi perché ha questo progetto, un lavoro da 50 milioni di euro, lo devono dare in appalto».
Casula: «Ma bisogna fare il progetto?».
Pinna: «Eh... vedi, se questi contatti non li coltivi Gio, è un casino».
Casula: «Asi perdiu tottu».
Pinna: «Coltivarla questa gente, capito? E quindi».
Dopo Pinna vede passare una Maserati e non può esimersi dal comunicare: «Questa macchina è uguale alla mia, vedi? Maserati».
Casula: «Beh la progettazione, ma te la affida? L’affidano così senza...».
Pinna: «Fanno una gara... ma già lo sai che...».
Casula: «Dei punti di forza da seguire».
Questa mattina il gip Pintori sentirà gli indagati Galantuomo e Copparoni per l’esame di garanzia, mentre Pinna e i due dirigenti delle coop emiliane Gianni Lolli e Luigi Betti - accusati di aver pagato la tangente da 90 mila euro - saranno esaminati per rogatoria nelle sedi in cui il giudice ha disposto la custodia cautelare a casa. I difensori sono Guido Manca Bitti per Galantuomo, Riccardo Floris per Copparoni e Leonardo Filippi per Pinna.
Pinna: «E anche questo (Galantuomo, ndr) mi deve dare un bell’incarico, capito?».
Casula. «Chi è?».
Pinna: «Questo è il presidente dell’Enas, Davide Galantuomo».
Casula: «Enas, siamo aeroporto, aeroporti».
Pinna: «No, Enas, siamo ente nazionale per le acque».
Casula: «Abbanoa, tipo Abbanoa no?».
omissis
Casula: «Ecco, studio eccetto acqua, oramai ambiente e acqua non c’entra un cazzo».
Quindi Pinna spiega: «È venuto apposta (Galantuomo, ndr) a parlarmi perché ha questo progetto, un lavoro da 50 milioni di euro, lo devono dare in appalto».
Casula: «Ma bisogna fare il progetto?».
Pinna: «Eh... vedi, se questi contatti non li coltivi Gio, è un casino».
Casula: «Asi perdiu tottu».
Pinna: «Coltivarla questa gente, capito? E quindi».
Dopo Pinna vede passare una Maserati e non può esimersi dal comunicare: «Questa macchina è uguale alla mia, vedi? Maserati».
Casula: «Beh la progettazione, ma te la affida? L’affidano così senza...».
Pinna: «Fanno una gara... ma già lo sai che...».
Casula: «Dei punti di forza da seguire».
Questa mattina il gip Pintori sentirà gli indagati Galantuomo e Copparoni per l’esame di garanzia, mentre Pinna e i due dirigenti delle coop emiliane Gianni Lolli e Luigi Betti - accusati di aver pagato la tangente da 90 mila euro - saranno esaminati per rogatoria nelle sedi in cui il giudice ha disposto la custodia cautelare a casa. I difensori sono Guido Manca Bitti per Galantuomo, Riccardo Floris per Copparoni e Leonardo Filippi per Pinna.
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