La Nuova Sardegna

Resort bloccato: Ovidio chiamato in causa

di Mauro Lissia
Resort bloccato: Ovidio chiamato in causa

Malfatano, la Sitas chiede i danni alla Regione che coinvolge nel giudizio il pastore ultraottantenne

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CAGLIARI. Ancora lui, il pastore allevatore ultraottantenne Ovidio Marras: dopo aver fermato la costruzione di un grande e lussuoso resort a pochi metri dalla spiaggia di Tuerredda e di fronte al suo antico furriadroxiu, l’anziano teuladino potrebbe salvare la Regione dal pagamento di un risarcimento di decine di milioni che la Sitas, la società proprietaria dell’area di Malfatano e titolare del progetto, chiede al tribunale civile con un atto di citazione di 42 pagine. Dovrebbe trattarsi di un braccio di ferro giudiziario tra l’ente pubblico e la società di cui un tempo facevano parte la famiglia Benetton, la Sansedoni e il costruttore Caltagirone. Invece è l’avvocato Mattia Pani, che difende l’amministrazione, a chiamare nel giudizio il vecchio Ovidio, cui viene attribuito un ruolo decisivo nella contesa che ha portato allo stop definitivo dell’iniziativa immobiliare. Con un punto interrogativo che aleggia sulla controversia: come anni fa raccontarono i giornali e le televisioni di mezzo mondo, Ovidio ha soltanto difeso il suo stradello dall’invadenza dell’impresa, ottenendo dal giudice un’ordinanza di demolizione per parte del corpo centrale dell’hotel. Ma la proprietà Marras è stata compresa a insaputa del proprietario nei piani di lottizzazione della Sitas, così che ora Ovidio si ritrova parte in causa senza alcuna volontà di esserci. Come andrà a finire?

Ma vediamo quali sono i termini di questa nuova pagina di una storia complicata quanto appassionante, che a suo tempo ha fatto il giro del pianeta sollevando un’onda di solidarietà e di stima attorno all’anziano pastore. Progettato un gigantesco resort su un’area pregiatissima e sensibile di Malfatano, Sitas aveva ottenuto tutte le autorizzazioni a costruire. Era stato prima il comune di Teulada e poi l’ufficio Sivea della Regione a stabilire che per realizzare i cinque subcomparti del resort-villaggio non sarebbe stata necessaria la valutazione d’impatto ambientale. Ma quando, siamo nel 2010, Ovidio fa bloccare il cantiere dal tribunale perché l’impresa gli ha deviato il tracciato del suo stradello, Italia Nostra interviene nella contesa e si rivolge al Tar per chiedere che i nullaosta vengano dichiarati illegittimi a distanza di dieci anni. La ragione? L’esame del progetto era stato compiuto separatamente su ogni subcomparto e non, come prevede la legge, sull’insieme del progetto. Il Tar dà ragione all’associazione, il Consiglio di Stato conferma la fondatezza del ricorso e la Cassazione mette il sigillo finale anche sulle questioni di giurisdizione. In altre parole: stop al progetto, quanto è stato costruito resta in attesa della demolizione ma le betoniere devono fermarsi. Oggi, a sei anni da quella decisione e coi piani di lottizzazione ormai in scadenza o scaduti, la Sitas - nel frattempo andata in liquidazione - si è rivolta agli avvocati Fabio Maria Fois e Marina Cordopatri per chiedere che la Regione, colpevole per i legali di aver autorizzato ciò che non poteva autorizzare, risarcisca l’impresa per i costi sostenuti fino al blocco del cantiere e per quanto ha perso dei possibili profitti. La quantificazione del danno, viene chiesto nel ricorso, dovrà essere affidata a un consulente tecnico d’ufficio. E la Regione? Chiamati in causa Ovidio Marras con la sorella Giovannica e il Comune di Teulada, sostiene che nulla è dovuto a Sitas per una lunga sequenza di motivazioni giuridiche che dopo l’udienza dello scorso 11 settembre sono ora all’esame del tribunale. La causa non sarà breve e l’esito appare tutt’altro che scontato. Una cosa però è certa: in questa lunga controversia dove sull’interesse legittimo di una società privata hanno finora prevalso le ragioni di chi difende il paesaggio della Sardegna, il protagonista è sempre lui: Ovidio Marras. Davano per scontato che la sua terra, lasciata vergine da qualsiasi intervento umano, sarebbe finita nelle mani dell’impresa immobiliare. Ma lui, negli anni, ha continuato a rifiutare offerte milionarie e ha tenuto per sé un pezzo di paradiso dove i soli ospiti graditi sono i familiari, gli amici e gli animali. Presto il viso di Ovidio, scavato dalla vita e dal sole, comparirà di nuovo sugli schermi televisivi e sarà un’occasione per raccontare ancora una volta la sua storia di uomo libero, che mette il denaro tra le cose superflue.

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